scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Mauro Corona - L'ombra del bastone

Ciò che colpisce subito, fin dalla prima pagina, è l’idioma utilizzato: un italiano dialetizzato, o con una forte influenza dialettale. Ma non dà fastidio, lo rende simpatico, originale, genuino. Rende bene l’idea della gente: poveri contadini, pastori, allevatori, piccoli artigiani del legno e del ferro; rende l’idea dell’ambiente: tutto si svolge a Erto, piccolo paese aggrappato alle alte montagne del Friuli al confine col Veneto, si parla quindi di una comunità quasi isolata dal resto del mondo; rende l’idea del tempo: siamo negli anni immediatamente successivi alla Grande Guerra.
E’ la tragica storia di Zino Corona. Un romanzo drammatico, anzi disgraziato, costellato di omicidi, suicidi, morti apparenti su cui pesa la mano della strega Melissa.
Il sesso è il filo conduttore che accompagna la vita di gente misera e arcigna, dai campi alle stalle , alle osterie del paese. In generale il sesso accompagna la vita stessa, dal sesso nasce nuova vita, ma per Zino Corona porterà solo morte e disgrazie.
Zino e Raggio, amici fraterni, si troveranno divisi a causa della moglie di Raggio e si elimineranno a vicenda in epoche differenti.
Si può dire che il romanzo sia scritto alla buona, così come alla buona viveva quella gente. Già lo dimostra l’influenza dialettale, ma lo dimostra di più, ad esempio la descrizione dell’aborto o del sesso (fare quelle robe là). Ogni tanto assume toni brutali, altri di disgusto, altri ancora di cattiveria inaudita, alternati a toni di bontà e solidarietà. C’è tensione e ansia per ciò che accade o sta per accadere, ci sono momenti di nostalgia e malinconia che servono a tirare il fiato. Una scrittura ingenua, anche perché ogni tanto si intuisce cosa accadrà nelle pagine successive. Soprattutto l’esito finale era già stato svelato in un racconto di un libro precedente (Nel legno e nella pietra), ma non per questo perde di interesse. L’autore è un abile narratore e sa tenere il lettore incollato alle pagine del romanzo.
Tra tanti morti, una nuova vita. È quella di Neve, figura misteriosa, unica nata nell’inverno più gelido che si ricordi. In questa storia ha un ruolo marginale, ma l’autore già annuncia che presto tornerà a far parlare di sé.

Stefano Chiarato

Per un assaggio del libro clicca sul seguente link: http://scrignoletterario.it/node/661

Poesia e magia

Non si sa se realmente o per esigenze della storia, ma il libro inizia con il racconto - da parte dell'autore - del fortuito ritrovamento di un consunto quaderno nero, datato 1920: racchiude il diario di Raggio, montanaro di Erto, che assieme alle proprie vicende registra la storia del fratello Zino, di Maddalena Mora e di Neve, la bambina di ghiaccio, di tutti gli altri abitanti del paese e della Melissa che tra i branchi di capre e i campi di fieno che sovrastano il Vajont, porta a termine una lotta perduta contro il destino, folle di sesso e di dolore.coloro che lassù, sui monti di Erto, lo hanno preceduto.
Ho divorato questo libro che ti avvolge di una atmosfera particolare, dovuta anche al linguaggio scelto per scriverlo, un dialetto italianizzato, comprensibile, ma che evoca in modo ancora più efficace i luoghi e i personaggi.
Sicuramente una parte dell'incantesimo di cui sono stata vittima è dovuta alle mie origini: parte della mia famiglia proviene da un paesino vicino a Vittorio Veneto, qualche valle più in là di Erto. Mi è sembrato - leggendo - di riudire le voci di quando, bambina, trascorrevo l'estate su quei monti.
Ma la poesia, quella vera, è data dalla storia stessa, che ti entra dentro con i suoi personaggi tagliati dall'accetta, e un mondo molto più semplice di quello di oggi.

Carla
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