C’è aria di montagna, in questi racconti; c’è il profumo della resina degli abeti. Boschi dove gli alberi comunicano sentimenti, dove le martore contendono il primato della furbizia alle volpi. E poi la gente dei paesi di valli chiuse da alte montagne. Storia di gente dura, ma semplice, affranta dalla miseria, dalla fatica, dalla sofferenza, ma solidale.
Un insieme di racconti che scaturiscono dai ricordi, ora avventurosi, ora nostalgici, dell’infanzia e della giovinezza dell’autore; Mauro Corona ad un certo punto della sua vita si è reso conto che una parte di quel mondo che gli apparteneva stava scomparendo. Così ci narra, ad esempio dell’ultimo arrotino o di venditori ambulanti che partivano dalle alte valli con carretti di legno carichi di povere cose di legno intagliato da vendere nei paesi di pianura.. Mestieri ormai persi e dimenticati che la nuova generazione non vedrà mai e se ne sentirà parlare sarà qualcosa che appartiene all’antichità. Un mondo che l’autore ha voluto salvare nei suoi racconti.
In questo primo lavoro letterario non potevano mancare riferimenti alla tragedia del Vajont che l’autore ha vissuto in prima persona e si capisce come abbia lasciato il segno nella sua vita.
Una scrittura semplice e immediata, pagine che scorrono via veloci sulle ali di una poesia soffusa.
Così come prendere un aperitivo con pizzette e salatini serve solo a mettere appetito, quando si chiude il libro si ha fame di altri racconti. Per fortuna Mauro Corona ne ha un cassetto pieno.
Stefano Chiarato
Per un assaggio del libro clicca sul seguente link: http://scrignoletterario.it/node/664

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