scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

A quattro mani Pag.1

Si ferma all’improvviso. La sensazione di essere seguita; si volta: nessuno. Non ha sentito rumore di passi, né visto qualcosa da giustificare una forza che pare trattenerla. Alle sue spalle, il ponente di un cielo senza luna, la sagoma della Mole Antonelliana ritagliata su una macchia scura, nient’altro.
Anna raccoglie il respiro tra i baveri del cappotto in tweed con i bottoni in cuoio – l’ha comperato quella volta che Nino la portò a Londra, in occasione di un anniversario del loro matrimonio. Un moto d’inquietudine annoda i suoi pensieri. Occhi a terra e si scuote; riprende a camminare sui riflessi umidi del marciapiede, nebbiosi come quella sera a Leicester Square, quando lei rientrò in albergo dopo aver lasciato Nino al cinema a vedere il film su Glenn Gould – lei uscì dalla sala prima della fine, per aspettarlo alla reception con una rivista in mano.
Giunta al sottovia Anna attraversa la strada. Sul lungo-fiume ascolta gli scricchiolii delle foglie accartocciate, calpesta con le scarpe grosse i ricordi degli autunni anticipati nel noioso rincorrersi del tempo; pensa a una tomba dove Nino ormai la guarda da una foto in ceramica, una volta l’anno, nella ricorrenza dei defunti.
Arriva a casa. Il cappotto sull’appendiabiti in ingresso e va dritta in bagno; un sorso d’acqua e deglutisce la solita pastiglia. Si spoglia, spazzola i capelli grigio argento e stende l’abitudine di un velo di crema sul viso. Lascia gli abiti sulla poltroncina, poi si rifugia a letto con la testa sotto le coperte, addormentandosi in un sogno.

Cammina lungo un viale: lampioni che si alternano con alberi quasi invisibili, il resto è nebbia. A tratti, folate d’aria vorticano figure plumbee – salgono dal fiume che scorre lì vicino, oleoso di tenebre. Avverte i suoni di una musica lontana. Arriva dal nulla che circonda un vuoto senza limiti – accordi strascicati, ripetuti, che si smorzano nella melodia di un pianoforte. Alza lo sguardo: tra le figure di nebbia, due avvolgono spirali al ritmo della musica. Eseguono una danza che la fa ruotare assieme a loro. In fondo al viale spunta un chiarore. Vorrebbe allontanarsi, correre via – un sentimento di colpa impedisce le intenzioni. La luce avanza, allarga ombre umide di fumo. I suoni cessano di colpo. Le figure si dissolvono; risucchiate dal fiume che incatena la corrente in fondo a un salto. Una sagoma la sfiora; un’automobile scompare nella notte. Ora è tutto nel silenzio. Fugge ristretta fra inquadrature che si perdono in infiniti spazi laterali – due specchi contrapposti muovono l’azione. È a casa, nella stanza da bagno. Seduta sul bordo della vasca vede sullo schermo bianco-smalto note musicali, come impronte di insetti uniti per le zampe, a due, a tre, a quattro a quattro.

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