scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Domenica di sera pag.2

Curve disinvolte e Gigi dimenticava di riposizionare la levetta delle frecce che alternavano sulle fiancate il segnale luminoso, ticchettando dentro l’abitacolo un irritante metronomo a tempo di fox-trot. Dopo una trentina di chilometri dal ’viale della morte’ – era chiamato in questo modo per il via vai dal porto di Trieste a Udine degli automezzi militari inglesi che spesso abbracciavano gli alberi voluti da Napoleone – verso le quattro arrivarono da Bachèt.
La Topolino superò il cancello senza rallentare. Gigi arrestò la corsa con una sterzata stretta, impolverando la porta della casa.
Niente in vista e un cane mostrò il muso dal vano di un gabbiotto, e si rincantucciò senza abbaiare. Il professore sentì la polvere agli occhi e la voce di una donna: “L’uomo è in cantina”, disse la moglie di Bachet, in friulano, e Gigi rise largo incamminandosi con il cofanetto in mano.
Si spalancò un portone ad arco, di legno a doghe maschiate senza chiodi – colore di lucidi marroni e caminetti accesi, e vino stretto tra i denti attorno al fuoco. Una sagoma prestante avanzò dalla penombra. Gigi presentò il compagno. Qualche ruvido ricordo e un artigliere di montagna, appena grigio, prese a dire che quell’anno il vino era speciale, e avanti tra le strettoie degli impalcati delle travi eretti sulla terra nuda, battuta, compensata dai grossi cunei nei livelli per sostenere la fila delle botti.
Un tavolone stagionato dal battere del gioco della ‘morra’, una lampadina sopra per un debole chiarore, due dita spillate nei bicchieri e assaggiarono il bianco – erano lì solo per questo. Gigi roteò il suo, lo annusò, lo aspirò ossigenandolo e lo gorgogliò piano-piano. Bachèt annuiva di lato, sorridendo, per testimoniare la qualità del suo prodotto. Altre due dita e Gigi si ripeté.
– Vero che è buono, professore?
– Altroché, – fece lui convinto.
– Ma dai, professore, è un vinello e basta, – rispose Gigi.
In qua il cofanetto e il levantino tolse il suo strumento. Montò diversi pezzi in ottone, versò un po’ di vino in una serpentina e serrò l’imboccatura con un dischetto a forellini: fuoco allo stoppino. Sei occhi distanziati attorno alla fiammella, zitti!
Pochi istanti e i tre allungarono la fronte verso l’asta di vetro graduata. Bachèt si stropicciò le palpebre. L’attimo di un soffio e Gigi si ritrasse veloce dicendo che quel Tokaj arrivava sì e no a dieci gradi. Un tuono si abbatté sul tavolo. Bachèt rialzò il pugno. L’artigliere ricaricò il colpo fin dietro la nuca; lo trattenne in alto e cominciò a bestemmiare. “Che materiale interessante per i filologi locali”, pensò il professore ascoltando le variazioni estese in ogni dove del creato.
Poi l’artigliere urlò che non era possibile, che la prova della parte zuccherina fatta dopo la vendemmia aveva assegnato non meno di dodici gradi, che lui... Gigi smontò le sue lucide intenzioni e ripose lo strumento. Si spillò un bicchiere fino all’orlo e lo mandò giù senza formalità, offrendo per quel vino centocinque lire al litro.
Iniziò una disputa a suon di numeri: – Centodieci, – diceva Gigi. – Centoquaranta, – l’altro. E dopo una caraffa sul tavolo per calmierare i prezzi, e terminata in fretta, ne seguì un’altra. Ogni tanto, il professore usciva fuori, dietro a un gelso centenario.
Affrontarono ‘il viale della morte’ che era buio; guidava il professore. Gigi dormì per tutto il viaggio. Due damigiane da cinquanta dietro lo schienale portarono in città il primo ettolitro. Il resto... acquistato a centoquindici al litro!
Qualche tempo dopo, la targhetta esposta al banco della mescita “Da Amalia” denunciò che quel vino aveva tredici gradi (prezzo al calice... beh, lasciamo perdere, erano gli anni ’50).

I due tizi se ne vanno. Lei spegne l’insegna. Lui comincia a raccontare. Parte da lontano; procede senza fretta mentre fuori nevica che... fra poco lasceranno le impronte sul tappeto bianco del cortile, saliranno una scala – lei abita di sopra, da sola.
Lunedì, la mescita è chiusa per turno di riposo, la “Patria del Friuli” uscirà senza editoriale.

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