scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il veleno del cuore" di Barbara Risoli

- Diverrò una suora – finalmente rivelò. No, non ce la fece a restare serio, tentò di trattenersi, ma lo sbuffo divertito che sfuggì dalle sue labbra diede via libera ad una grassa risata. Lei lo guatò delusa.
- Tu… una suora? – sottolineò quell’idea comica ed assurda. La ragazza corrucciò le sopraciglia, non cogliendo la sfumatura del suo tono. Si sentì offesa e glielo fece capire. Lui si appoggiò alla parete rugosa della caverna e si calmò lentamente; poi le riservò quell’occhiata capace di confonderla.
- Non hai il temperamento della santa – asserì adombrandola.
- Mettete in dubbio la mia serietà? – lo interrogò contrariata.
- No, assolutamente… metto in dubbio la tua vocazione… che non c’è ora e non potrà mai esserci – chiarì il concetto. Eufrasia ci rifletté, ma rinunciò a comprendere.
- Non è giusto – continuò a lamentarsi ed il risentimento sovrastava ogni rassegnazione.
- Mia cara… viviamo nell’ingiustizia e la normalità ci disgusta… io e te ci somigliamo – la sorprese con quell’affermazione e lei ancora lo accusò tacitamente.
- Io non sono un’assassina – gli fece notare e Venanzio sogghignò.
- Soltanto perché non ne hai avuto l’occasione, ma tu, come me, persegui il magnifico e ciò che per gli altri è normale, per te è inaccettabile – aggiunse serioso, troppo per pensare ad uno dei suoi sottili scherzi.
- Dite solo delle sciocchezze – lo zittì, facendo spallucce. Però il suo parlare preciso e diretto l’aveva colpita: non era un’assassina, ma aveva desiderato uccidere Aldo per punirlo di una colpa sostanzialmente iniqua, per la sua inettitudine, per la sua incapacità, per il suo inconsapevole mentire dicendo di amarla… perché per lei l’amore, adesso, era qualcosa che non l’aveva mai sfiorata. Scosse il capo sconvolta da se stessa ed il bandito la osservò, mentre lottava contro i propri pensieri ed il proprio essere autentico.
- Aldo era così normale, vero? – la colse in flagrante, ma neppure allora credette nella sua capacità di leggere il pensiero. Non gli rispose.
- E tu vuoi un eroe o un bastardo, non sai cosa fartene di un uomo senza gloria e senza infamia – fu esplicito. Istintivamente ebbe l’impressione che stesse tirando l’acqua al suo mulino, poi escluse quell’evenienza.
- Lo avete detto… un eroe – lo stilettò sottile.
- O un bastardo… ho detto anche questo – sottolineò arcigno. Lei sbuffò, fissandosi sulla pioggia battente che scrosciava davanti a loro. Strano… ma si sentiva bene. Come poteva essere? L’appoggio inaspettato di Venanzio la sollevava e le toglieva quel masso abnorme dal petto. Eppure nulla era cambiato, il suo destino restava segnato, da lì a poco sarebbe partita alle volte di Parigi per entrare in convento e diventare una sposa di Cristo! Già, nulla era cambiato in quei minuti, nulla… e l’ombra per un attimo scemata tornò sul suo volto, con il magone ingoiato poco prima a serrarle nuovamente la gola. Sospirò esausta, quell’andirivieni di malessere e benessere la sfiancava ed anelò morire, magari senza accorgersene, senza dover lottare per sopravvivere… morire, così com’era nata, nell’inutilità del vivere che sentiva addosso. Certo, questa volta solo la morte avrebbe potuto salvarla, solo la… morte? Arrossì agguantata da un pensiero feroce, poi sbiancò e timidamente volse l’attenzione a Venanzio che non aveva smesso di studiarla. Si passò la lingua tra le labbra asciutte e strinse lo sguardo atro.
- Voi… - sussurrò lieve ed una luce crudele le attraversò il viso.
- Si… potrei essere la carta vincente che ti serve per gabbare il destino ed aggiudicarti la partita – la invitò a continuare per nulla intimorito, forse nemmeno sorpreso, probabilmente già a conoscenza dei suoi pensieri.
- Voi siete un assassino – asserì acida.
- Un assassino è sempre utile – le ricordò suadente come un serpente. La determinazione di quella ragazza era addirittura luminosa, come luminoso fu il suo guatarlo ferino.

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