scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La stirpe" di Barbara Risoli

- Siamo stati invitati ad atterrare – continuò apparentemente oscura.
Né Anthea né Rho sapevano nulla in merito e deglutirono temendo che fosse impazzita. Frettolosi giunsero alla sala guida, dove Uzar e Jean stavano controllando la situazione. Si erano assentati per poche ore e già era successo qualcosa?
- Non capisco – asserì il comandante, leggendo il messaggio che stava arrivando in un secondo invio sul monitor. Rho rimase di ghiaccio ed Anthea si appaiò a Jean che aveva davanti il medesimo messaggio decodificato in una lingua per lei comprensibile. Anche la plutoniana rimase di ghiaccio perché si trattava di un accorato invito a scendete, il popolo di Zankar era amichevole e disposto ad accoglierli, nonché a conoscerli. Era firmato da un certo Vari, nome che nessuno dei presenti sull’astronave possedeva.
- Chi è Vari? – chiese ovviamente la ragazza. Uzar ebbe un fremito.
- Vari è… è il capo dell’equipe che organizzò il mio viaggio sulla Terra – rispose infastidito da Jean, immobile e pietrificato. Stava cantando mentalmente, disturbandolo. Arrivò Hez che repentino lesse il messaggio.
- Che cosa significa? – balbettò.
- Bella domanda! Ma forse Jean lo sa! – sbottò Rho dimostrandosi per la prima volta un po’ alterato, nei limiti della possibile alterazione zankariana.
- Io? – si fece cucciolo improbabile, fingendo di averli uditi solo in quel momento. Gli occhi di Anthea lo fulminarono subito accusatori.
- Cos’hai combinato? – ringhiò astiosa. Lui fece spallucce.
- Piantala di cantare! Dicci dive siamo e cosa ci sta accadendo, Jean! – si spazientì Rho, parandosi davanti a lui ed abbagliandolo con i propri occhi specchiati.
- Cantare? – sottolineò la plutoniana confusa.
- Si, passa il tempo cantando con il pensiero per impedirci di sapere cos’ha dentro – le rivelò il soldato. Lei alzò un sopraciglio.
- Mi difendo come posso! – si ribellò alle loro pretese.
- Ti difendi? E da cosa? – sibilò Rho allo stremo.
- Non mi piace essere nudo – usò una giusta metafora.
- Diciamo che hai sempre qualcosa da nascondere – non cedette l’altro. Intervenne Uzar che costrinse il compagno a spostarsi e guardò Jean con insistenza, ma senza inimicizia.
- Qualcosa non va come dovrebbe, Jean… se sai di cosa si tratta, dillo… - lo implorò con il suo solito ed incrollabile dignitoso orgoglio.
- State chiedendo il mio aiuto… come cambiano le cose, vero? – temporeggiò memore del trattamento tacito e meno tacito che gli stato riservato sin dall’inizio. In fondo i ragazzini lo consideravano certamente meglio… e lo vedevano come un adulto raziocinante e forse utile! Con loro sapeva di poter ragionare. Lo temevano, si… ma non lo disprezzavano. Ecco! Qui stava la differenza! Non gli regalavano il disprezzo, non condannavano il suo modo d’essere; lo ascoltavano e poi, se era necessario, lo giudicavano. Persino Alceo aveva dimostrato di non odiarlo, obbedendo ai suoi ordini nel momento più importante dell’impresa portata segretamente a termine.
- Falla finita, Jean! – sbuffò Anthea esasperata dal suo insopportabile divertirsi. Caparbio non parlò ed Uzar sospirò, rinunciando a saperne di più. Hez non celò una certa preoccupazione: poteva trattarsi di un trucco ben congeniato di Asix, notoriamente senza scrupoli e senza coscienza.
- Siamo del passato – intervenne a sorpresa Onfale, facendo sussultare i compagni che si voltarono, guardandola incuriositi. Jean le riservò un’occhiata particolarmente interessata, che non le sfuggì. Avanzò nella sua notevole altezza e nella sua straordinaria bellezza.
- Abbiamo superato la CURVA DELL’UNIVERSO che altro non è che una breccia temporale ed ora ci troviamo nell’anno in cui Uzar ed il suo equipaggio hanno lasciato Zankar alle volte della Terra – spiegò con una naturalezza disarmante. La meraviglia di chi l’aveva ascoltata fu assoluta ed un senso di timore percorse la schiena di ognuno.
- La CURVA DELL’UNIVERSO è insuperabile, Onfale – le fece notare Hez scettico. La donna fece per andarsene davanti alla sua chiusura mentale.
- Aspetta! – la fermò Rho che invece le credeva.
- Come fai a saperlo? – le chiese.
- Jean sa tutto questo, lui stesso ha diretto quest’impresa impossibile e… le sue canzoni non funzionano con me – rispose ed il plutoniano ebbe un gesto di stizza. Il soldato lo saettò per un secondo, poi si domandò chi aveva diretto e quando. Si, c’era stato un periodo durante il quale ogni zankariano era stato fuori combattimento, ma ce n’era stato uno in cui i primi sottoposti al processo si erano svegliati e si era trattati dei bambini!
- Hai costretto degli innocenti a rischiare la vita! – non tardò ad arrivare la sua accusa che Jean aveva tristemente previsto. Non ribattè, dentro di sé si rifiutò di mettere nei guai gli unici amici che aveva e che per lo meno non gli erano ferocemente ostili. L’idea di Safy gli era parsa buona e la disponibilità dei padri con i loro messaggi d’invito era la prova che non si era affatto sbagliato.
Anthea non aveva mai sentito parlare della CURVA DELL’UNIVERSO, perciò ancora una volta non capì sino in fondo. Fu Uzar a spiegarle di cosa si trattava e quali enormi rischi erano stati corsi, se la storia di Onfale era vera.
- Hai tentato di uccidere mio fratello! – reagì male, ma Jean si era aspettato anche questo. Era in balia delle ire di chiunque desiderasse sfogarsi! Tuttavia, si stava stancando di essere il capro espiatorio di tutti!
- E adesso? Cosa ne sarà di noi? – sussurrò la ragazza sull’orlo di una delle sue stupide crisi di panico.
- Abbiamo portato un terrestre all’inizio del degrado zankariano – rifletté Hez, più lucido degli altri. Jean lo guardò quasi speranzoso, forse lui non lo avrebbe messo al muro. Infatti, fu così.
- Ci hai fatto correre il pericolo più grande che possa esistere nell’intero Universo, Jean… ma ci hai salvati. Tu ed Uzar avete fatto il massimo per la stirpe zankariana – lo innalzò, ammutolendo i presenti. Onfale sorrise soddisfatta, felice per lui, un brutto cefo, certo… ma anche capace di grandi atti di coraggio.
- Non è stata mia l’idea – ammise mesto. Hez lo scrutò
- Non voglio dei meriti che non ho – concluse. Jean era sempre stato immune alla lusinga ed alle parole del medico non si gonfiò affatto, piuttosto si abbatté per le accuse che aveva comunque dovuto subire.
- Perché lo hai fatto? – lo interrogò Anthea ancora irriducibilmente risentita.
- Tu cosa credi? – la fissò, scavandole l’anima come a volte sapeva fare. Lei sogghignò disincantata.
- Già… mi domando qual è il tuo tornaconto – lo ferì e lo fece volontariamente. Non fu approvata dagli altri, ma nessuno parlò e Jean uscì dalla stanza.

...

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