scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Ansia assassina" di Carlo Merzinger

- Mario?
- Cosa c’è?
- Sono le quattro.
- E sei ancora sveglia? – sbuffò il marito, parlando quasi nel sonno e rivoltandosi sul letto. Dormiva sopra il lenzuolo. La notte era calda. Una calda notte d’inizio estate. Ventotto gradi all’ombra della luna. La finestra era aperta e le pale del ventilatore giravano lente. Velocità 1. Giravano.
- Non è tornato? – chiese sua moglie, fissandolo dall’altro lato del letto. Portava una camicia da notte leggera, con le spalline. Le braccia mostravano un primo accenno d’abbronzatura, frutto di un paio di week end al mare e di alcune code in autostrada.
- Non è tornato? Ma hai guardato in camera sua? – borbottò un po’ più sveglio, senza aprire gli occhi. Il ventilatore smuoveva piacevolmente l’aria su di loro. Le pale giravano. Giravano.
- Non c’è. Non è tornato – sentenziò con apprensione la moglie.
- Quando torna mi sente – ringhiò il su disteso Mario, considerando con questo la conversazione conclusa e cercando di rimettersi a dormire.
- Sono preoccupata – ansimò la donna con cui condivideva il talamo nuziale da un numero ormai forse eccessivo d’anni.
- Non devi. Arriverà. I ragazzi sono così – conversare a quell’ora era un esercizio penoso. Mario non poté non pensare che le donne parlano sempre troppo e fuori luogo. In quel caso fuori tempo. Notte fonda, perdio!
- Ma aveva promesso di essere a casa prima di mezzanotte – insistette sua moglie Sara, ansiosa come ogni madre in simili situazioni.
- Avrà trovato qualche ragazzina…- disse. “Qui non si dorme più” pensò, annaspando sul lenzuolo alla ricerca del sonno perduto come un naufrago in cerca d’aria.
- Ohooo! – protestò lei - Non è da lui.
- Spero di sì. Si dovrà svegliare prima o poi – “Rieccoci a chiacchierare nel cuore della notte, diamine!” pensò. “Svegliare!” Intanto ad essere sveglio ora era lui.
- Ma è già fidanzato… con Laura. Lei a mezzanotte deve essere sempre a casa. Svegliati tu, piuttosto.
“Svegliarsi? Svegliarsi. E ormai chi dorme più!” Mario digrignò silenziosamente i denti tra le labbra serrate.
- Ne avrà trovata un’altra o avranno deciso per una volta di violare le regole – borbottò, cercando di trovare una posizione per riaddormentarsi e malmenando il cuscino. Sopra di lui la ventola girava sempre al minimo. Imperturbabile. Beata lei, la ventola: senza preoccupazioni! Girava.
- Svegliati, cavolo! – urlò sua moglie – piantala di cercare scuse. Andiamo a cercarlo – concluse categorica, accecando il marito con la luce, che esplose dal soffitto dritta nei suoi occhi.
- Ma che cazzo! – ululò lui.
- Vestiti e andiamo – ordinò la moglie.
A quel punto anche Mario aveva deciso di cominciare ad essere un po’ preoccupato, tanto per dare almeno un senso a quel fastidioso risveglio, per cui perdonò l’aggressività della moglie, agguantò la bottiglia d’acqua accanto al letto, bevve dal collo e si vestì a tastoni, con gli occhi cisposi ed incollati, avvolti da una nebbia di sonno.
Con le mogli c’è poco da discutere, con la sua poi. Se per giunta si tratta di figli! Era inutile cercare alternative, magari più ragionevoli. Ormai a Sara l’aveva presa l’ansia e non la mollava più.
Sua moglie, che di solito impiegava un’eternità a vestirsi e truccarsi quando dovevano uscire, quella volta fu più veloce di lui.
Prima di rendersene conto Mario si trovò alla guida della Scenic, con Sara al suo fianco, e prese a guidare a caso per la città.
- E ora dove lo cerchiamo?
- Proviamo da Laura.
- Starà dormendo e anche i suoi genitori staranno dormendo. Non possiamo piombargli in casa nel cuore della notte – proclamò stancamente, aggrappato al volante - Le telefono.
- E’ lo stesso. Li sveglierai – lo frustrò quell’esemplare del sesso debole che secoli prima era convolato a giuste nozze con lui (si dice così?).
- Dobbiamo fare qualcosa. Le mando un SMS. Se è sveglia lo vedrà – dichiarò perentoria Sara.
- Già… - bofonchiò Mario tra se e se – Forse è ora di comprare un cellulare a quel disgraziato di nostro figlio! – “Così almeno non sarei costretto a schizzare fuori nella notte alla sua ricerca” pensò.
- Mentre tu mandi l’SMS, io intanto vado alla polizia – decise lui, prendendo finalmente in mano la situazione. Questo forse l’avrebbe calmata. Sua moglie prendeva sempre l’iniziativa ma poi si perdeva per la strada delle buone intenzioni e cominciava ad errare a caso, finché non arrivava lui a ricondurla verso una qualsivoglia meta. Dopo tanti anni di matrimonio, questo Mario l’aveva imparato, credeva.
Guidare. Era quello che doveva fare.
Guidava.

La stazione non era vicina. Quell’attimo di lucidità che l’aveva posseduto andò sfumando, mentre sua moglie digitava impazzita SMS. Frammenti di frasi nell’etere.
Le strade erano desolatamente deserte. L’auto correva veloce, passando sotto innumerevoli impassibili semafori, gialli come cadaveri notturni. L’aria sembrava felpata, tanto era il silenzio attorno a loro.

Mario non riuscì mai a capire cosa fu a provocare quel rumore improvviso di gomme sull’asfalto e quello schianto. Un rumore immenso in quel silenzio così innaturale per una città. Un rumore urbano ma selvaggio. Uno stridore acuto ed un fragore di metallo che s’accartoccia.
Mario non riuscì a capire cosa avesse colpito la macchina, facendola ruotare su se stessa chissà quante volte, fino a quando un muro ne arrestò la corsa impazzita, facendola rovesciare. Le ruote continuarono a girare a vuoto. Giravano.
Non capì cosa fosse quella lamiera che gli trapassava il petto, fendendogli il cuore. Spezzandone per sempre il battito. Quel ritmico battito che aveva creduto inarrestabile.
E non riuscì neanche a vedere sua moglie che, scagliata fuori dalla portiera misteriosamente spalancatasi, volava troppo lontano, troppo lontano per poter atterrare, così, senza nemmeno un paio d’ali.

...

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