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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Lisa Verdi e il sole di Aresil" di M.P. Black

Libro ultimo della trilogia “La Signora degli Elfi”

Lisa si precipitò quindi in cantina e seppe di essere sola, in quanto non percepiva accanto a sé neppure la presenza dei Guardiani. Fece spallucce e afferrò tre bottiglie di plastica di Cola.
Stava riflettendo sul fatto che probabilmente avrebbe dovuto compiere un altro giro per portarne su delle altre, quando uno scricchiolio forte e insistente le provocò brividi a cascata su tutto il corpo. Restò immobile, acuendo i suoi sensi elfici, e si sentì prossima allo svenimento. Prima percepì l’acre odore di carne marcia, quindi il fruscio di un battito d’ali la travolse come il mare in tempesta, lasciandola attonita e incredula di fronte alla figura che le si stava delineando nel cervello a tratti ben precisi.
Roteò lentamente su se stessa e lasciò cadere a terra le bottiglie.
Il Principe Lìspoto era di fronte a lei, avvolto nel suo mantello scuro, lo sguardo famelico che le percorreva il corpo in più punti, le labbra appena segnate da un abbozzo di sorriso.
“Mia amata, che piacere rivederti” esordì, muovendo un passo verso di lei. “Mi sei mancata, terribilmente.”
Lisa scattò all’indietro e fissò le scale, valutando la possibilità di effettuare una corsa veloce verso una probabile salvezza.
“Oh! Nemmeno la tua agilità e rapidità di Elfo ti consentiranno di raggiungere le scale senza che io abbia almeno tentato di fermarti. Sei in trappola e sei mia, solo mia!”
Lisa sentì la testa che le girava e uno strano e insistente ronzio nelle orecchie. Non voleva perdere i sensi, non poteva concedere così facilmente a Lìspoto la possibilità di ucciderla o di rapirla, doveva per lo meno cercare di lottare, di sfuggirgli.
Si concentrò su Bartolomeo e sperò che i suoi poteri empatici gli facessero percepire il pericolo che stava correndo in quei terribili istanti.
Il Principe avanzò ancora e Lisa indietreggiò di un passo, alzando il ciondolo reale dinanzi a sé, anche se era ben conscia che esso non aveva su di lui un potere assoluto.
“Lo sai che quello non mi fermerà” sussurrò infatti Lìspoto con voce leziosa, aprendo leggermente le labbra per consentire a Lisa la visione, orripilante, dei due canini aguzzi. “Prima berrò un po’ del tuo sangue, quindi ti farò mia e ti porterò via da qui.”
Lisa ora tremava vistosamente da testa a piedi. Dovette appoggiare un mano a uno scaffale per non cadere a terra, e socchiuse gli occhi per riuscire ad attivare il ciondolo. Questo, infatti, sprigionò all’istante onde potenti di energia che però oltrepassarono il corpo del Principe, quasi fosse inconsistente come un fantasma. Quindi Lisa sbatté più volte le palpebre, afferrò una bottiglia di Cola e la gettò verso Lìspoto. Come aveva immaginato e sperato, questa oltrepassò il suo corpo e andò a cozzare rumorosamente contro una parete della cantina.
Lei sospirò e richiuse nuovamente gli occhi.
“Vattene dalla mia testa!” gridò, premendosi le tempie con le mani. “Via, ora! E non tornare mai più!”
Attese qualche istante e riaprì gli occhi.
Il Principe la stava osservando con aria divertita e aveva spiegato le ali.
“Oh! Questa volta non ti libererai tanto facilmente di me” le disse, con voce roca. “Ho trascorso le ultime ore sviluppando le mie abilità telepatiche. Ti condurrò alla pazzia e ti logorerò la mente, finché non sarai tu a cercare me e mi raggiungerai a braccia aperte…”
Lisa sbarrò gli occhi e corse verso di lui, colpendo l’aria con calci e pugni.
“Vattene, maledetto, via da me!” urlò ancora, roteando attorno a se stessa alla ricerca dell’immagine del Principe che sbiadiva e poi riappariva in altri punti della stanza. “Non mi fai paura, vattene, lasciami in pace!”
Continuò a fendere l’aria, finché non si accasciò carponi, esasperata e col fiato lungo. Alzò la testa per vedere Lìspoto che si passava la lingua sulle labbra ora macchiate di sangue e aveva allargato le braccia verso di lei, gli occhi gialli che non abbandonavano per un istante le curve del suo corpo.
Lisa riabbassò nuovamente la testa e cercò affannosamente di concentrarsi per cacciare il Principe dalla mente.
“Devi fissarlo negli occhi e sostenere il suo sguardo senza temerlo. Solo così riuscirai a liberarti di lui.”
Lisa balzò in piedi con uno scatto, girandosi verso il punto della cantina dal quale era giunta quella voce maschile calda e rassicurante.
“Tu… come… come puoi essere qui? Come…”
“Gli abitanti di Aresil non conoscono confini” le rispose il ragazzo, regalandole un sorriso che la fece sciogliere come neve al sole. “E ora fa come ti ho detto e liberati di quel mostro, una volta per tutte.”
“Oh! Non ascoltarlo, mia dolce Lisa” intervenne il Principe, invitandola a raggiungerlo con gesti plateali. “Vieni con me e non te ne pentirai. Ti amerò oltre la tua più ragionevole immaginazione, credimi, e ti farò raggiungere tetti di piacere assoluti e unici.”
Lisa sbatté più volte le palpebre. Si sentiva stordita e la testa le girava vorticosamente.
“Obbedisci e non sarai più la sua schiava.”
Lei fissò il Ribelle di Aresil negli occhi e si immerse in un oceano viola. Mai in vita sua aveva visto occhi di quel colore, dipinti in un volto dai lineamenti duri e dalla pelle scura, che stonava deliziosamente con i capelli biondi, raccolti in una lunga coda di cavallo.
Ebbe appena il tempo di pensare che non assomigliava un granché a sua sorella Andromeda, quando lui, con un balzo, l’afferrò per le spalle e la fissò a lungo.
Lisa si sentì mancare e si sforzò di pensare a Bartolomeo.
“Vieni ad aiutarmi, vieni in cantina.” si disse, tremando sotto la presa salda del Ribelle di Aresil.
“Lui non verrà. Ho bloccato i suoi poteri. Eh sì, io posso leggerti nel pensiero, quindi attenta…”
Lisa spalancò la bocca per ribattere, ma scosse solo la testa più volte e si lasciò girare dal ragazzo verso il Principe che la stava ancora osservando con sguardo bramoso e carico di aspettative.
Lei lo fissò negli occhi, mentre gli si avvicinava lentamente.
“Esci… dalla… mia… testa” gli intimò, sostenendo il suo sguardo. “Vattene! E non tornare mai più!”
Lisa, nel frattempo, gli si era piazzata dinanzi a pochi centimetri dal suo viso.
L’odore emanato dalla sua pelle era insopportabile e la vista del suo viso la ripugnava, ma non abbassò gli occhi.
Vide il Principe allargare e sbattere le ali furente, mostrare i denti più volte, mentre rivoli di sangue gli colavano dalle labbra al collo scuro. Infine lo sentì urlare e stridere, finché non sparì completamente dalla sua vista.
Lisa si sentiva le gambe molli e sarebbe certamente caduta a terra se non fosse intervenuto il Ribelle di Aresil a sostenerla.
“Bravissima” le sussurrò lui sul viso. “Ora non ti importunerà mai più, sei libera.”
Lei annuì e chiuse gli occhi. Sentiva su di sé lo sguardo insistente del ragazzo e provò un forte senso di imbarazzo, misto ad una dose massiccia di sensi di colpa nei confronti di Bartolomeo.
Lui le sollevò delicatamente il viso e posò i suoi occhi viola su quelli ora ben spalancati di lei.
“Il mio nome è Sirio e sono il tuo schiavo.” le sussurrò, prima di sparire in un lampo accecante.
Lisa si trovò seduta a terra, col cuore che le martellava in petto e mille sentimenti furiosi che le vorticavano nel cervello.
“Sirio.” pensò, osservando il punto in cui era sparito il fratello di Andromeda.
Sentì il corpo scuotersi sotto una pioggia intensa di brividi e si rialzò faticosamente in piedi, afferrando le tre bottiglie di Cola.
Si era liberata della presenza di Lìspoto, ma, ora, aveva ben altro a cui pensare, e questo le fece salire le scale, barcollando, col cuore in tumulto.

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