scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'ombra del lupo" Pag. 4

I lineamenti di Mary Rose parvero infossarsi e, in pochi istanti, il sorriso che le era originariamente comparso sul volto si trasfigurò in una smorfia di dolore; i brevi sussulti che presero ad accompagnare il suo respiro divennero sempre più violenti, facendo da preludio a un pianto disperato e convulso.
Dovettero passare quasi cinque minuti perché Mary Rose riacquistasse il controllo di sé. Ma era paralizzata dalla paura di cercare una spiegazione per tutto ciò; tuttavia, per quanto fosse terrorizzata dall'idea, trovò la forza di sillabare quel nome che fino a quel momento aveva creduto non avrebbe mai più pronunciato.
"Philip…" disse con un tremante filo di voce rivolta verso il gatto che nel frattempo si era allontanato di qualche metro, quasi capisse che la sua presenza non poteva essere di conforto a un tale dolore.
Non appena ebbe udito il gatto si voltò di scatto.
Immobile prese a fissarla al solito modo intenso e intimo. Per la prima volta, miagolò: un suono esile, strozzato, simile ad un lamento.
"Sei tu…
Riesci a capirmi?
Phil, dimmi se sto impazzendo…"
Il gatto si avvicinò lentamente e le saltò in braccio. Rimasero in silenzio sul divano e si addormentarono insieme.
Quando Mary Rose si risvegliò il gatto non c'era più.
Lo cercò dappertutto tentando istericamente di farsi sentire, ma senza avere più il coraggio di pronunciare il nome di Philip.
Non riusciva a spiegarsi perché se ne fosse andato e da dove potesse essere uscito dal momento che la porta e le finestre erano chiuse.
E progressivamente accettò l'idea che non sarebbe più tornato.
Iniziò così a vivere nel più completo isolamento, nel timore che il confronto con le altre persone le avrebbe fatto mettere in discussione la realtà di ciò che aveva vissuto e con essa il ricordo di quegli ultimi istanti trascorsi con Philip; e smise presto di curarsi delle inevitabili chiacchiere della gente.
Ciò che più la impegnava erano i gatti di cui aveva cominciato a circondarsi: accoglieva nella sua casa tutti i senzatetto del quartiere.
Li accudiva con devozione, cercava di comprendere il loro modo di comunicare e, a sua volta, si impegnava a rendere ogni suo gesto, ogni suo richiamo facilmente riconoscibile.
Avrebbe avuto bisogno del loro aiuto: tante cose avrebbe dovuto apprendere prima di intraprendere il suo viaggio.
L'avrebbero iniziata al loro mondo, le avrebbero insegnato a riconoscere gli odori, a muoversi nel buio, a seguire le pulsioni dell'istinto; e lei non avrebbe perduto la capacità di amare che l'avrebbe sostenuta nella sua ricerca.
A questo pensava mentre, distesa sul letto, con a fianco la schiera di felini e il flacone di sonnifero vuoto, sentiva le palpebre che si facevano pesanti e iniziavano a chiudersi.

Edward stette in silenzio per qualche minuto.
Pensò che in quel racconto c’era molto di lui. Questa constatazione lo fece convincere del fatto che non lo avrebbe mai fatto leggere a nessuno. Era sua convinzione che un racconto dovesse nascere solo dalla fantasia evitando di essere contaminato dalla realtà che doveva invece superare, correggere, migliorare. E poi lo spaventava rivelare qualcosa di intimo che gli appartenesse o almeno non era quello il modo in cui voleva farlo. Chiuse il racconto nel cassetto, evitando accuratamente di incrociare con lo sguardo le foto che questo conteneva. Vagò per la casa per la casa cercando invano qualcosa che lo impegnasse; si ritrovò dopo poco seduto sul divano e fu invaso dal pensiero dei bellissimi occhi di Kate che lo fissavano silenziosi; pianse per qualche minuto e poi si addormentò.
Si svegliò di soprassalto dopo meno di un’ora. Un pensiero lo svegliò: voleva rivedere le foto che poco prima aveva evitato e con quelle scorrere tutti i ricordi che queste portavano con sé. Era strano, pensava Edward, come la sua mente non gli concedesse un attimo di tregua e anzi lo inducesse a coltivare la sofferenza di quel momento. Aprì il cassetto e scorse le foto trattenendo il fiato; ne cercava una in particolare e in quel momento si stava pentendo di non averla tenuta separata dal raccoglitore. Non avrebbe potuto certo immaginare che quelle foto, nelle quali aveva sempre trovato conforto e sicurezza, sarebbero potute diventare, nel giro di poco, flash inesorabili e taglienti come una sequenza di dardi.
Dopo pochi secondi, che gli sembrarono una vita, finalmente la trovò. Lo sorprese constatare come la reazione che provò, una volta che la ebbe davanti, fu, quella di sempre: di serenità e di infantile stupore. Lo scorrere dei giorni e degli avvenimenti non erano riusciti a scalfire né a modificare la sincerità e l’oggettiva bellezza di quell'immagine destinata, forse, per qualche inspiegabile alchimia, a rimanere senza tempo.

...

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com