scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Franco Ferdori

di Franco Ferdori

Giorgio la vide la prima volta nella notte più fredda dell'anno, le ruote del bus che trituravano il ghiaccio che copriva le strade, nuova neve che iniziava a frustare il finestrino.
Alle cinque di mattina Giorgio smetteva di stampare i giornali, salutava i colleghi, camminava per cinquanta metri fino alla fermata, e aspettava sbadigliando l'autobus notturno. Venti minuti dopo scendeva, si trascinava sempre sbadigliando a casa sua, e si preparava a dormire tutto il giorno.
Ma quella notte, tre fermate dopo la partenza, la ragazza salì sull'autobus. In gonna corta, sandali aperti, canottiera, un foulard intorno al collo. Vestita come in un pomeriggio di maggio, nella notte più fredda dell'anno. Con i sandali aperti, incurante del ghiaccio che copriva le strade. Giorgio la guardò affascinato, mentre la ragazza andava a sedersi nel posto più lontano dall'autista. La guardò scendere dall'autobus, due fermate prima della sua. La guardò allontanarsi nella notte, incurante della neve che cadeva tra i suoi bellissimi capelli neri.
La ragazza tornò la notte dopo, e quella dopo ancora. Tornò tutte le sere della settimana, tranne il venerdì. Tutti i giorni di quel mese tranne il venerdì, Giorgio la guardava salire dopo tre fermate dopo la partenza e scendere due fermate prima dell'arrivo. Sempre vestita come in un pomeriggio di maggio, nelle rigide notti di un inverno freddissimo.

Il mese successivo la ragazza sparì!
Giorgio non riusciva a farsene una ragione. Quella vista quotidiana lo aveva risvegliato dopo tanti anni dal torpore in cui lo aveva precipitato la sua routine: casa, lavoro, casa, dormire, casa, lavoro, casa.
Le aveva anche dato un nome col quale si rivolgeva a lei nella sua immaginazione: Laura.
Cosa pensare di lei? Era forse bisognosa di aiuto, anche se dal suo sguardo non sembrava, oppure che avesse una malattia che la rendeva insensibile al freddo? Non aveva letto da qualche parte una cosa del genere?
Vedendola tutti i giorni la preoccupazione iniziale per lei, la sua Laura, si era trasformata in curiosità irresistibile: non temeva più per lei, solo doveva sapere il perché di tale comportamento.
In fondo, nonostante tutto, non sembrava molto sofferente. In effetti l’autobus era sempre deserto e le porte si aprivano solamente quando Laura saliva o scendeva. La temperatura era normale, anzi salendo si provava subito un certo conforto. Lui si era spesso appisolato durante il tragitto verso casa, probabilmente anche a causa di quel tepore.
Col passare del tempo nella testa di Giorgio si erano sviluppati pensieri sempre più arditi, fino al punto da convincerlo a presentarsi a Laura; negli ultimi giorni aspettava soltanto di cogliere l’occasione per farsi avanti. Ma poi lei sparì.
Dopo una decina di giorni di inutili attese, decise di cambiare strategia; passò quindi all’azione. Furono davvero tante le volte in cui scese a quella famosa terza fermata per camminare nell’inutile speranza di incrociarla. Altrettante quelle nelle quali perlustrò le zone vicino al capolinea della ragazza. Fu tutto inutile.
Non si contarono i caffé che prese nei bar dei dintorni al solo scopo di chiedere al barista di turno se ricordasse una ragazza vestita ecc. ecc. Nemmeno l’autista, al quale era severamente vietato parlare, sapeva nulla di lei.
Passarono le settimane e poco alla volta Giorgio ritornò alla sua routine.
Un paio di mesi dopo, dovette uscire in anticipo dal lavoro per andare a prendere un pezzo di ricambio in una tipografia. Salì sul primo autobus disponibile. Il percorso era abbastanza lungo, ma lui rimase sveglio: era ancora presto per le sue abitudini.
All’improvviso ecco l’incredibile: ad una fermata vide salire una ragazza vestita con camicetta, gonna corta e scarpe tipo ballerine. Non era la sua Laura, ma l’analogia era evidente: si era ancora in inverno e il freddo era pungente.
Quando scese, lui la seguì e ben presto la vide raggiungere un gruppo di ragazzi in attesa; uno teneva in mano un giaccone pesante. Tra loro c’era anche la sua Laura. Quando passò accanto al gruppo, udì queste parole: “Brava! Non ti lamentare, pensa al freddo che deve aver patito lei! Ancora una settimana e hai finito!” Il ragazzo mentre porgeva il giaccone alla nuova arrivata, stava indicando Laura. Ecco quindi cos’era: una specie di iniziazione, questo spiegava tante cose. L’unica cosa che non avrebbe mai saputo era il vero nome della ragazza, ma non era importante. Per lui sarebbe sempre stata solo Laura.

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