scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Danilo Gozzola

di Danilo Gozzola

Giorgio la vide la prima volta nella notte più fredda dell’anno, le ruote del bus che trituravano il ghiaccio che copriva le strade, nuova neve che iniziava a frustare il finestrino.
Alle cinque di mattina Giorgio smetteva di stampare i giornali, salutava i colleghi, camminava per cinquanta metri fino alla fermata, e aspettava sbadigliando l’autobus notturno. Venti minuti dopo scendeva, si trascinava sempre sbadigliando a casa sua, e si preparava a dormire tutto il giorno.
Ma quella notte, tre fermate dopo la partenza, la ragazza salì sull’autobus. In gonna corta, sandali aperti, canottiera, un foulard intorno al collo. Vestita come in un pomeriggio di maggio, nella notte più fredda dell’anno. Con i sandali aperti, incurante del ghiaccio che copriva le strade. Giorgio la guardò affascinato, mentre la ragazza andava a sedersi nel posto più lontano dall’autista. La guardò scendere dall’autobus, due fermate prima della sua. La guardò allontanarsi nella notte, incurante della neve che cadeva tra i suoi bellissimi capelli neri.
La ragazza tornò la notte dopo, e quella dopo ancora. Tornò tutte le sere della settimana, tranne il venerdì. Tutti i giorni di quel mese tranne il venerdì, Giorgio la guardava salire dopo tre fermate dopo la partenza e scendere due fermate prima dell’arrivo. Sempre vestita come in un pomeriggio di maggio, nelle rigide notti di un inverno freddissimo.

La testa appoggiata al vetro dell’autobus, i pensieri scandivano le fermate. Questo era il secondo inverno che Giorgio passava su quell’autobus. Si sedeva sempre in modo da non avere nessuno vicino. Si era stancato dei libri, della radio che perdeva la sintonia, di non sapere cosa pensare del suo presente e del perché per cinque giorni alla settimana dovesse fare il turno di notte. Dopo la laurea in politica internazionale avrebbe voluto vedere il mondo, invece… Ora, quella donna sembrava essere un’apparizione da film di Hitchcock!
La guardava sempre salire, mentre la sua testa si fermava dopo le accelerazioni e le frenate poco gentili dell’autista. Una notte,chissà perché, si era spostato nel sedile di destra, vedendola arrivare. Lei si era seduta vicino accompagnata da un profumo discreto. Giorgio non si ricordava più quello della sua ex, l’aveva eliminata perfino dai ricordi.
L’autobus ripartì con uno scossone che fece cadere la borsetta della ragazza. Giorgio riuscì a prenderla prima che giungesse a terra e, timidamente, gliela porse. Lei scostò i capelli dagli occhi con un gesto lento ed accennò un sorriso. Il cuore di Giorgio incominciò a saltare, mentre percepì il rossore nell’imbarazzo dei propri pensieri. Si sentiva attratto e respinto, mentre cercava di rientrare nel suo rassicurante nulla.
“Mi scusi, non sente freddo?”. Ma cosa stava dicendo? In pieno inverno, di notte, una ragazza vestita leggera e lui le chiede se fa freddo… Magari un semplice: “che ora è?” sarebbe stato più opportuno. Lei sorrise nuovamente, per dire che non era un problema.
Per un intera settimana, venerdì escluso, lei si sedette accanto a lui, sorridendo per dire buona sera e arrivederci. Si era anche messo a leggere, sperando che lei si incuriosisse. Una sera aveva portato dei biscotti per offrirglieli. Lei ne aveva preso uno. Non riusciva a smettere di tornare a lei con la testa. Dormiva poco, guardava spesso nel vuoto.
Il lunedì successivo, decise che suo padre gli avrebbe prestato l’auto per trovarsi alla fermata dove saliva la ragazza. Così, la sera prima le chiese se poteva accompagnarla in auto. Lei sorrise e lui si domandò se fosse un sì.
Una leggera nebbia avvolgeva le sue paure mentre rimaneva in attesa, in piedi, accanto all’auto. Lei arrivò e Giorgio si mise accanto a lei, salutandola ed indicando l’auto. Lei ricambiò il saluto con il suo solito sorriso. L’autobus arrivò e si fermò per i due passeggeri, nessuno dei quali accennò a salire. La ragazza si girò dirigendosi verso l’auto.
“Come ti chiami?”
“E’ importante?”. Giorgio era confuso.
“Dove vado?”
“Verso il ponte sul Po”, lei disse dolcemente.
L’auto portava due solitudini verso il grande fiume accompagnando il loro silenzio con il rumore sordo delle ruote. La ragazza guardava la strada e, ogni tanto, Giorgio. Arrivati al ponte, Giorgio si fermò accostando sulla destra sotto i grandi alberi spogli che protendevano i rami verso il cielo, oltre la nebbia. La ragazza scese e si diresse verso il ponte, proseguendo verso il centro dove c’era una specie di balcone belvedere che, di giorno, consente di vedere il fiume allargarsi verso le colline del Monferrato. La ragazza si fermò, lo sguardo diretto alla collina, oltre la nebbia. A Giorgio venne spontaneo togliersi il cappotto e metterlo sulle spalle di lei, mentre si accorgeva delle lacrime che le scendevano. Dopo qualche minuto lei disse che era ora di tornare. “Grazie”, disse salendo sull’auto. Giorgio la riaccompagnò alla fermata nella direzione del ritorno. Questa strana scena si ripeté per altri dieci giorni.
Il quarto giorno, accadde qualcosa. “Mi chiamo Sara”, disse, e mise la sua mano su quella di Giorgio sul cambio dell’auto. Colto d’improvviso, lui la ritrasse per poi dire “scusa…” e porgerla aperta verso di lei. Ancora una volta lei sorrise riprendendola. Arrivati al ponte, lei non scese. Si mise la mano libera sul volto, premendola sulla bocca. Chiuse gli occhi e reclinò la testa. Giorgio, colpito, si scoprì a piangere. Gli venne spontaneo accarezzarle il viso.
“Che cosa è successo qui?”. Tra le lacrime raccontò che un ragazzo di cui era innamorata, era stato travolto da un auto un giorno di maggio. Avevano litigato, lui aveva inforcato la bicicletta e tutto era finito su quel ponte. Giorgio l’abbracciò e piansero insieme, in silenzio. Voleva baciarla, lo voleva, ma non lo fece.
“Mi accompagni a casa?”, gli disse. Lui così fece, senza salire di sopra. Le chiese se poteva accompagnarla anche il giorno dopo. Lei rispose che le sarebbe piaciuto vederlo il sabato successivo e che non sarebbe andata al ponte nelle prossime notti.
Si videro il sabato, la domenica e i pomeriggi successivi, raccontando di sé, mano nella mano. Arrivò la primavera e venne maggio. Durante una passeggiata nei boschi furono una cosa sola. Fu molto dolce il sapore dei loro baci e la sensazione delle carezze.
Giorgio cambiò lavoro. Andarono a vivere insieme. Ora sento Giorgio, ogni tanto, al telefono. Penso che siano felici, un’isola in questa società dove l’amore sembra essere scomparso dai nostri cuori.

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com