scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Anna Rastello

di Anna Rastello

Giorgio la vide la prima volta nella notte più fredda dell’anno, le ruote del bus che trituravano il ghiaccio che copriva le strade, nuova neve che iniziava a frustare il finestrino.
Alle cinque di mattina Giorgio smetteva di stampare i giornali, salutava i colleghi, camminava per cinquanta metri fino alla fermata, e aspettava sbadigliando l’autobus notturno. Venti minuti dopo scendeva, si trascinava sempre sbadigliando a casa sua, e si preparava a dormire tutto il giorno.
Ma quella notte, tre fermate dopo la partenza, la ragazza salì sull’autobus. In gonna corta, sandali aperti, canottiera, un foulard intorno al collo. Vestita come in un pomeriggio di maggio, nella notte più fredda dell’anno. Con i sandali aperti, incurante del ghiaccio che copriva le strade. Giorgio la guardò affascinato, mentre la ragazza andava a sedersi nel posto più lontano dall’autista. La guardò scendere dall’autobus, due fermate prima della sua. La guardò allontanarsi nella notte, incurante della neve che cadeva tra i suoi bellissimi capelli neri.
La ragazza tornò la notte dopo, e quella dopo ancora. Tornò tutte le sere della settimana, tranne il venerdì. Tutti i giorni di quel mese tranne il venerdì, Giorgio la guardava salire tre fermate dopo la partenza e scendere due fermate prima dell’arrivo. Sempre vestita come in un pomeriggio di maggio, nelle rigide notti di un inverno freddissimo.

Giorgio si rese conto che ormai viveva la sua giornata nell’attesa del viaggio in bus: la ragazza l’aveva stregato, non era bella, ma travolgeva con la sua presenza, come una ventata di primavera che spazza le nuvole e permette al sole di riaffacciarsi sulla città grigia ridando sorriso al mondo e colore alle cose.
Da parecchi anni Giorgio non viveva ma si lasciava vivere! Le sue giornate erano cadenzate da un ritmo sempre uguale: sveglia nel primo pomeriggio, uno “spuntino” (lui ormai aveva accorpato colazione-pranzo-cena in un unico momento e avendo deciso di non fare torto a nessuno dei tre pasti i risultati si vedevano sul suo fisico) poi sbrigava qualche commissione e nel tardo pomeriggio viaggiava in bus sino al luogo di lavoro, alla periferia opposta a quella in cui viveva. Un viaggio che ora era lungo, ma, essendo stati avviati i lavori per la costruzione della metropolitana, si sarebbe presto accorciato e … “allora sì che le cose sarebbero migliorate”!
Nella sua vita era sempre rimasto in attesa di qualcosa che gli avrebbe dovuto finalmente cambiare tutto!
Quando era bambino aspettava di essere ragazzo “perché così avrebbe scelto lui cosa studiare”; da ragazzo aspettava di diventare maggiorenne “perché così avrebbe scelto cosa fare”; poi diventato maggiorenne aspettava di diventare adulto “perché così avrebbe scelto il lavoro e la famiglia” e in questa continua attesa aveva spento una alla volta tutte le luci dei suoi sogni ed ora aspettava piccoli eventi, sempre sperando che qualcosa giungesse da fuori per dare una svolta alla sua vita.
Ed ora ecco questa ragazza che gli permetteva di aspettare per 23 ore quei sessanta minuti di tragitto in autobus. Ancora una volta voleva credere che una presenza esterna gli avrebbe dato un po’ di felicità!
Ma una mattina decise che questa volta non avrebbe atteso, si sarebbe mosso lui! Aveva osservato la ragazza per capire che cosa la rendesse così affascinante ed ora l’aveva percepito con assoluta certezza: era la noncuranza con cui si permetteva di esistere in un mondo che si soffermava a guardarla per come si vestiva e non per quello che era!
E, continuando a osservare la ragazza, iniziò ad analizzare se stesso: perché conduceva quella vita triste, senza sbocchi? Perché non aveva mai conosciuto veramente l’amore di una donna (certo aveva avuto parecchie storie, ma senza passione, più per dovere che per piacere)? Perché viveva il suo posto di lavoro come un lager? Perché indossava sempre le cose giuste al momento giusto (il cappotto d’inverno, la giacca nelle mezze stagioni, la mezza manica da giugno a settembre)? Perché credeva che la sua infelicità personale dipendesse da chi aveva intorno e non da quello che aveva dentro?
E una notte sul bus si alzò dal suo posto e si mise a sedere vicino alla ragazza, presentandosi. Lei rispose immediatamente al suo saluto, e, senza fronzoli o falsi pudori, iniziarono a raccontarsi in poche parole, molti sorrisi e qualche gesto!
Lui seppe che il venerdì lei non saliva sull’autobus perché doveva portare a termine un compito iniziato in precedenza.
La vita di lei, come quella di tutti, era un puzzle composto da tanti tasselli diversi, esperienze tristi, allegre, gioiose, drammatiche; ma il fil rouge era stato la voglia di essere presente a sé e al mondo.
E pian piano Giorgio capì cosa doveva fare: non doveva cambiare ciò che stava fuori di lui, ma doveva cambiare lui!
Iniziò a vedere il suo lavoro, il viaggio in bus, il pranzo e persino il sonno come esperienze che meritavano di essere vissute perché erano sue, uniche e irripetibili.
Incominciò a sorridere, ad essere allegro e a trasmettere allegria. I colleghi erano contenti quando lo vedevano entrare in magazzino. Familiari e amici ora lo invitavano spesso a trascorrere del tempo insieme; e una sera, in un corridoio del suo magazzino, si scontrò con una donna che non aveva mai visto prima (ma poi scoprì che lavorava in quell’ufficio da 15 anni) e, per scusarsi, la invitò a prendere un caffè. E galeotto fu quel caffè perché da lì nacque un sentimento profondo!
Ma la notte successiva la ragazza non salì sull’autobus, e nemmeno quella dopo e quella dopo ancora. Non salì più sul bus, tranne il venerdì e, alla richiesta di spiegazioni da parte di Giorgio, lei spiegò che le era stato assegnato un nuovo compito e, avendo ormai quasi terminato il suo lavoro lì, per un po’ avrebbe continuato a incontrarla solo il venerdì e poi … l’avrebbe salutata per sempre.
Lui capì, le sorrise e la ringraziò!

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