scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Paolo Scozzafava

di Paolo Scozzafava

Giorgio la vide la prima volta nella notte più fredda dell’anno, le ruote del bus che trituravano il ghiaccio che copriva le strade, nuova neve che iniziava a frustare il finestrino.
Alle cinque di mattina Giorgio smetteva di stampare i giornali, salutava i colleghi, camminava per cinquanta metri fino alla fermata, e aspettava sbadigliando l’autobus notturno. Venti minuti dopo scendeva, si trascinava sempre sbadigliando a casa sua, e si preparava a dormire tutto il giorno.
Ma quella notte, tre fermate dopo la partenza, la ragazza salì sull’autobus. In gonna corta, sandali aperti, canottiera, un foulard intorno al collo. Vestita come in un pomeriggio di maggio, nella notte più fredda dell’anno. Con i sandali aperti, incurante del ghiaccio che copriva le strade. Giorgio la guardò affascinato, mentre la ragazza andava a sedersi nel posto più lontano dall’autista. La guardò scendere dall’autobus, due fermate prima della sua. La guardò allontanarsi nella notte, incurante della neve che cadeva tra i suoi bellissimi capelli neri.
La ragazza tornò la notte dopo, e quella dopo ancora. Tornò tutte le sere della settimana, tranne il venerdì. Tutti i giorni di quel mese tranne il venerdì, Giorgio la guardava salire dopo tre fermate dopo la partenza e scendere due fermate prima dell’arrivo. Sempre vestita come in un pomeriggio di maggio, nelle rigide notti di un inverno freddissimo.

(…) A questo punto del racconto, ho l'esigenza di parlati in prima persona, perché ciò che successe dopo, vorrei raccontartelo come se tu fossi un mio amico. Quel Giorgio ero io, ed ogni mattina osservavo quella strana ragazza sempre vestita come in un pomeriggio di maggio, nelle rigide notti di un inverno freddissimo. Osservavo ormai da tempo ogni suo gesto, battito di ciglio quasi meccanico, finché un giorno, non decisi di scendere alla sua stessa fermata. La seguivo come un ombra lontana; Camminava con lento incedere, come se non avesse fretta, scese le scalinate che conducono nel sottoponte del fiume, si accese una sigaretta e si adagiò su un sasso.... come se mi aspettasse. Tutto ciò per me era surreale, lei vestita come di piuma, in quel freddo invernale.
Mi disse: “ti stavo aspettando!”. Rimasi basito.
Poi, mi si ruppero le parole in gola:“Non hai freddo? Hai qualche problema?”.
Mi freddò esclamando: “Siete voi che avete dei problemi!”.
Aggrottando le ciglia: “noi? Noi chi?”
Di gitto rilanciò: “voi giornalisti, scrittori, opinionisti”.
Rimasi stupito come un pastore durante la notte di Natale… “che tipo di problemi?”.
Mi aggiunse: “Problemi con la realtà”.
“In che senso!?”
risposi ancor più stupefatto.
“Leggo ogni giorno i vostri giornali, le vostre opinioni, e le vostre notizie artefatte, ma non sapete più distinguere la realtà, e te torni ogni mattina a casa con l'autobus alle cinque, stanco di parole, senza aver scritto nulla sulla realtà nel tuo giornale”.
Risposi risoluto: “Io, ogni giorno riporto i fatti della realtà piuttosto sei tu irreale, vestita cosi leggera in questo freddo pungente”.
Irruppe: “Voi scrittori, giornalisti, scrivete bla bla di editoriali, scrivete saggi, scrivete romanzi, partecipate ai concorsi notturni, ma bla bla, non scrivete nulla sulla realtà”.
Questa volta ero in attrito e presi a dirle: “Ma come ti permetti! Chi sei tu per dire queste cose, hai una laurea!?”.
Mi rispose con voce lenta: “Io sono un essere irreale, sono venuto a voi per farvi una rivelazione, avete sempre scritto sulla realtà dando per scontato che questa fosse reale. Avete forzato la realtà a divenire reale!”
Rimasi un po a riflettere e le risposi: “Cosa vorresti dire, non è pensabile che la realtà non esista!”.
Mi rispose: “Siete cosi immersi nel reale che non cercate più di capire se è reale. Scrivendo notizie e romanzi, avete cosi falsificato ancora di più il falso, alla falsità non avete opposto la verità, ma al falso il più falso del falso, cosi da renderlo ancora più credibilmente vero”.
Ero sempre più preso da quell'essere strano, da una parte diceva cose, che se anche non capivo, sembrano avessero un senso profondo; Come se mi volesse far leccare il miele sulle spine: “non ti comprendo!”, mi limitai a dirle pacatamente.
Mi rispose: “Da una parte è normale, ti sto rivelando cose che verranno capite nel prossimo secolo e che furono intese nella notte dei tempi. Non vi siete accorti che avete finito gli argomenti, avete scritto su tutto, cambiano i nomi e le situazioni, ma tutto è stato realizzato e voi non ne vedete più il senso, avete semplicemente superato la fine e non riuscite a superare la fine, perché scrivete ancora sperando in una continuazione della realtà, invece siete nella ripetizione, non trovate la fine e allo stesso tempo l'avete superata. Vi siete raccontati già tutto mille volte, avete perfino re-inventato la storia a vostro piacimento, imbiancando qua e la, in relazione al vostro credo di oggi. Eppure vi radunate in concorsi di scrittura a scrivere su qualcosa!? Tu ogni ogni giorno torni a casa alle 5 di mattina dopo aver stampato fatti già accaduti senza novità. Quello che scrivete, pre-esiste a se stesso, e presenta fin dal principio la sua conclusione, non vi resta che simulare; Vi serve l'illusione di scrivere cose nuove, come se fossero rivelazioni, come se fossero idee vostre, persino pure fantasie vostre, persino l'illusione e la credenza di averle pensate per primi voi quelle idee. Non v'accorgete che avete ricevuto le parole già cariche di significati, i fatti già carichi di interpretazioni. Scrivete per dare cause ed effetti ad ogni cosa, ma il senso del senso vi sfugge, poiché tutto ciò su cui scrivete è irreale”.
Risposi che in un certo qual modo, avessi già presente il tema della realtà, e ricordo che era uno di quei temi che mi avevano sempre affascinato durante il liceo; Da sempre, poeti e filosofi si sono posti la questione. Platone, nella sua “Repubblica” affermava che la nostra comprensione del mondo reale è imperfetta. Ciò che comprendiamo, è solo l'ombra, l'immagine della realtà.
Mi guardò con una strana luce e mi rispose: “ecco il punto, voi siete bravi scrittori dell'irreale, dell'immagine, anche il racconto più fedele alla realtà, è sempre un racconto dell'irreale, e voi avete scritto su tutto, e più avete dettagliato sulla realtà più l'avete falsificata, perché avete creduto che le vostre descrizioni quanto più fossero dettagliate, tanto più fossero fedeli al reale. Pensate perfino di scrivere romanzi nuovi, emozioni mai descritte da alcun poeta o romanziere, quando già da solo - Shakespeare - aveva scritto tutto sulle vicende umane; Cosa avete da dire di nuovo o di vero? Qualcuno pensa di aver vinto il premio Strega con un nuovo romanzo d'amore, ma se rileggete la storia di Euridice, Giulietta, Paolo e Francesca, Beatrice, Venere, Cleopatra, avreste il coraggio poi di venire a dirci se avete scritto qualcosa di nuovo, qualche nuova emozione umana!?"
“Questa è una bella provocazione!”,
risposi “è vero, c’è chi ha pronta la frase, chi ha pronti i discorsi, e si vince un premio spesso solo se le frasi sono in enfasi e si fanno altisonanti di sintassi. Sui giornali scrivo in fondo sempre le stesse notizie, uomo ammazza moglie per gelosia, funerali del papa, elezioni del papa, cade un governo, le tasse rimangono, si fa un nuovo governo, le tasse restano. Più volte mi sono chiesto se tutto ciò fosse una fiction o la realtà. Ma cosa è reale”.
Lei soggiunse con voce fulminea: “Camminate nel clangore di attori che recitano attori, fra coloro che si occupano di cose già morte, fra portatori sani di idee altrui, fra coloro che ripetevano persino le stesse battute umoristiche, persino lo stesso tipo di spiritualità, persino calcolate al minimo dettaglio cose che devono sorprendervi, persino avete imparato ad imitare tutti le stesse passioni senza provarle, simulacri di simulacri. Amate le questioni di principio di principi bell’e fatti, persino nei salotti culturali sento citare gli stessi autori, stesti testi di riferimento. Per molti, ancora prima di toccare la trentina, molte delle loro opinioni sono già formate, e non faranno altro che ruminarle. Si capovolgono clessidre, si ricaricano carillon, si mettono matrioske dentro scatole cinesi, e tu fai il bello con la tintarella o il tuo nuovo romanzo inedito scrivendolo rubando idee qua e la, oggi è questa la novità?"

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