scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Simona Marani

di Simona Marani

Giorgio la vide la prima volta nella notte più fredda dell'anno, le ruote del bus che trituravano il ghiaccio che copriva le strade, nuova neve che iniziava a frustare il finestrino. Alle cinque di mattina Giorgio smetteva di stampare i giornali, salutava i colleghi, camminava per cinquanta metri fino alla fermata, e aspettava sbadigliando l'autobus notturno. Venti minuti dopo scendeva, si trascinava sempre sbadigliando a casa sua, e si preparava a dormire tutto il giorno. Ma quella notte, tre fermate dopo la partenza, la ragazza salì sull'autobus. In gonna corta, sandali aperti, canottiera, un foulard intorno al collo. Vestita come in un pomeriggio di maggio, nella notte più fredda dell'anno. Con i sandali aperti, incurante del ghiaccio che copriva le strade. Giorgio la guardò affascinato, mentre la ragazza andava a sedersi nel posto più lontano dall'autista. La guardò scendere dall'autobus, due fermate prima della sua. La guardò allontanarsi nella notte, incurante della neve che cadeva tra i suoi bellissimi capelli neri. La ragazza tornò la notte dopo, e quella dopo ancora. Tornò tutte le sere della settimana, tranne il venerdì. Tutti i giorni di quel mese tranne il venerdì, Giorgio la guardava salire dopo tre fermate dopo la partenza e scendere due fermate prima dell'arrivo. Sempre vestita come in un pomeriggio di maggio, nelle rigide notti di un inverno freddissimo.

In un bellissimo martedì d’inverno, con il sole che splendeva in cielo Giorgio rivide la bellissima ragazza seduta alla fermata dell’autobus. Non gli sembrava vero vederla di giorno, ma era proprio lei: i raggi di quel sole splendente le illuminavano il viso e il freddo gelido le imporporava le guance. Era bellissima ed era bellissima l’aura che ella sprigionava. Giorgio provò una fitta fortissima allo stomaco e guardandola si diresse verso quella meravigliosa creatura e con dolcezza le chiese come si chiamava. La ragazza lo guardò e con voce forte e decisa gli rispose: -Sara io mi chiamo Sara-. Giorgio la riguardò e con un filo di voce le disse: -Così vestita avrai freddo?-. Lei non rispose e continuò dondolare le gambe come fanno i bambini. Giorgio prese coraggio, si sfilò la giacca a vento e gliela posò sopra le spalle. Sara guardandolo gli disse: -No grazie, se no loro non mi noteranno-. Ma chi erano “loro” e perché la dovevano notare? Giorgio non capiva, gli passavano per la mente troppi pensieri, voleva assolutamente saperne di più e con voce interrotta le chiese: -ma chi ti deve notare e perché?-. Lei lo guardò con i suoi bellissimi occhi, poi li abbassò e con un filo di tristezza gli rispose: -La mia mamma e il mio papà...-. Giorgio continuava a non capire e ancora prima di potergli fare un’altra domanda Sara iniziò a parlare: -Sai avevo appena cinque anni, mi trovavo nella casa in campagna di mia nonna. Era un bellissimo giorno di maggio e la mia mamma mi aveva vestito come una principessa ed io ero felicissima quando all’improvviso due donne entrarono in casa. La nonna gridava, io non capivo, avevo paura e all’improvviso una delle due mi afferrò per la mano e mi trascinò in macchina. Non ragionavo, ero confusa piangevo, volevo solamente trovarmi tre le braccia di mia madre ma non fu così. Mi dicevano di stare zitta mi picchiavano e poche ore dopo mi ritrovai in un orrendo istituto con tanti altri bambini spaventati e li capì che era la fine era la fine di tutto e che la mia mamma e il mio papà non sarebbero più venuti da me. Mi feci forza e nonostante i vari maltrattamenti riuscì ad essere adottata da una famiglia. Per tanto tempo mi sono chiesta il perché, il perché di tutto quel dolore. Forse avevo fatto la cattiva, forse i miei genitori non mi volevano bene o forse erano morti? Ma io non ho mai perso la speranza: quasi tutti i giorni vengo qua vestita come quel maledetto giorno di venerdì, e guardo il volto di tutti per vederne il volto dei miei genitori e forse chissà se la mia mamma vedendomi vestita così mi riconoscesse?-. Giorgio aveva le lacrime agli occhi la guardava ma non si dava pace per quel dolore così profondo che provava Sara, la girò, l’abbraccio’ e le disse: -Ora non sei più sola nella tua ricerca. Ti aiuterò io, ti proteggerò e se non dovesse succedere di trovarli non preoccuparti, pensa sempre che hai trovato un amico. Sara stringeva Giorgio e non si sarebbe mai più staccata da lui. Era troppo bello sentirsi un’altra volta voluta bene.

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com