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"Buenos Aires: lugar de l’alma" di Scarlett

di Scarlett

Tutte le esperienze passano dai nostri sensi, dalla vista, dall’udito, dal tatto, dall’olfatto; arrivano al cervello che ne elabora gli input, restituendoci informazioni.
L’emozione di quello che ci accade si materializza dopo questo rapido processo chimico, quando le sensazioni arrivano al nostro cuore e ci consentono di percepire sfumature, profumi, vibrazioni, sostanza di ciò che abbiamo incontrato. In questa fase viviamo come inebriati, rapiti da quello che proviamo, ma non ancora consapevoli del suo reale significato.
Solo alla distanza sentiamo veramente la consistenza, la misura di ciò che ci è accaduto, nel tempo, quando a sangue freddo collochiamo ogni evento nella prospettiva del reale, lasciando alzare la nebbia del sogno, che pervade tutto con un’aura di fascino e mistero.
E’ a quel punto che ciò che abbiamo provato ci arriva nello stomaco e diviene parte di noi. Solo allora quel vissuto acquista forza, si nutre di ricordi e consapevolezza, cresce come materia viva e concreta, libera da fantasie e dalle bugie dell’aspettativa, e rinasce nel nostro vissuto quotidiano come un parto della nostra esperienza.

L’incontro con Buenos Aires è un parto difficile, complicato, che dà dolori e gioie, speranze disattese e doni sorprendenti.
La sorpresa più grande è data dall’incontro con le persone che fanno la straordinarietà di questo luogo. Un lugar de l’alma. Non semplicemente un posto da visitare, una città da girare, locali da vivere. Buenos Aires è un’anima da percepire, un sogno da cui svegliarsi con lo schiaffo di una realtà così traboccante di passioni e ragioni umane da spaventare chiunque voglia guardare oltre il mito, creato a beneficio del turista.
Un crocevia di culture, di colori, di suoni che parlano al cuore con lingue diverse, e che diversamente lo colpiscono.
Il tango è soltanto una di queste lingue, una delle più antiche, ma anche una delle più svendute.

Può l’anima di un popolo, raccontata in musica, mantenere la sua connotazione più vera, quando diviene merce in vendita? Sarebbe facile rispondere di no. Ma quello che si avverte, attraversando la Babele del mondo tanghero porteño, al di là delle tante macchinazioni turistiche, è il canto di un’emozione potente che proviene dal senso di appartenenza ad una stirpe di emigranti, di indios, di parenti di desaparecidos, di sopravvissuti, ieri come oggi, all’indomani della crisi economica di cui tutti abbiamo sentito parlare; è il racconto di un’emozione fiera e malinconica, impregnata di nostalgia e quanto mai lontana dall’olvido. Ci arriva chiaramente la forza di un popolo che combatte e si rialza dopo ogni caduta, che resiste e tramanda la sua storia dai molti colori, ma dal cuore unico; la sua passionalità innata e ancora grezza, che si esterna con l’impeto di un maroso, difficile da trattenere con gli argini artificiali del contegno; il sentimento nazionale che pervade ogni cosa e che sceglie la musica come sua espressione d’elezione, in patria e all’estero.

Tango, Chacarera, Zamba, Gato... Ognuna con una sua diversa anima, ognuna ferma nella tradizione, ma allo stesso tempo in continua evoluzione, per cantarci un modo di sentire la vita che non si è fermato agli anni ’30, ma che muta e si racconta attraverso suoni antichi e moderni. Vecchio e nuovo coesistono, avanzano parallelamente, si intrecciano e si allontanano: sono materia viva a Buenos Aires. Forse è per questo motivo che la sensazione più forte che ci dà il vivere questa città, ricca di contraddizioni, è quella di trovarsi in una dimensione fuori dal tempo, sospesi in uno spazio dai confini allargati, allungati verso l’Europa e l’America.
E in questo luogo che accoglie e dilata, il tempo non segue una dimensione lineare, ma diviene circolare, come un abbraccio tra passato e presente, come l’abbraccio di un uomo e una donna sulle note di un tango.

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