scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La scimmia motociclista" di Leila Mascano

... chi ha mai detto che un gioco abbandonato, non vive più?...

di Leila Mascano

La scimmia prendeva il sole in giardino coperta da un vecchio cappello di paglia. Poiché il cappello era del giardiniere e lei piuttosto piccola, più che portarlo in testa si trovava in una capanna di paglia, dove faceva molto caldo.
La scimmia sognava un albero di gelati: da ogni ramo pendeva un bel cono, ciascuno di un gusto diverso: stava giusto per assaggiare la fragola quando un rumore tremendo la fece sgusciare fuori dal cappello. Nel bel mezzo del giardino, proprio al centro di un’aiuola di dalie, si era schiantata una macchina volante. Da quel che si poteva capire dai rottami, si trattava di un rudimentale aliante fatto con pezzi di meccano. Il pilota era salvo e saltellava strillando: “Accidentaccio!”, che viste le circostanze era una bella prova di carattere. “Cosa fai lì, muoviti, dammi una mano!” strillò quel tizio alla scimmia. “Cattivo carattere” pensò lei e disse: “Cosa dovrei fare? Raccogliere i pezzi e buttarli via?” “Cattivo carattere” pensò lui e continuò a strillare: “Fa’ qualsiasi cosa! Aiutami!” Stettero un po’ a guardarsi in cagnesco, poi scoppiarono a ridere. Il pilota si tolse la cuffia da aviatore e una massa enorme di capelli bianchi brillò al sole: si aprì poi il giubbotto, liberando una lunghissima barba. “Sembri Mago Merlino!” disse la scimmia. “ SONO Mago Merlino!” disse lui e di nuovo scoppiarono a ridere. “Io ero la scimmia di Tesoromio e mi chiamavo Scimmietta. Una volta eravamo molto amici; ora lui non è più tanto carino, ha il gozzo e i brufoli e non gioca più con me. Adesso si chiama Giorgio e io mi chiamo Giocattolo, oppure Scimmia. Qualche volta il bambino del giardiniere mi porta un po’ in giro, ma lui non sa giocare, guarda i cartoni e mi trascina di qua e di là. Temo di finire in cantina mangiata dalle tarme!”
“Questa è una storia orribile! Mi stupisco che tu non abbia già pensato a squagliartela! Aiutami a rimettere il trabiccolo in sesto e ce la filiamo!” disse Merlino.
La scimmia andò a prendere la cassetta degli attrezzi. Una volta era piuttosto brava ad aggiustare i giocattoli di Tesoromio, quando lui era piccolo. Provò a spiegare a Merlino: “Per lui ero “vera”, capisci? Così non sapevo di essere un giocattolo! Chissà perché non sono tornata ad essere una cosa di pezza quando lui è cresciuto…”. “Evoluzione della specie” disse Merlino prendendo un cacciavite dalla cassetta: “Autocoscienza. Suggestione. Chi lo sa? Tutto è possibile, del resto è insolito ma non impossibile. Chissà”. “Come chissà? Ma tu non sai tutto? Non sei un mago? Perché non fai apparire un aereo con un colpo di bacchetta magica?” “ Noia!” strillò Merlino facendosi paonazzo. “Noia! Fine della creatività, fine della ricerca, fine della curiosità, noia da MORIRE! Cosa che neppure posso fare, essendo immortale! Bisogna pure che io occupi il mio tempo e la mia intelligenza! Bacchetta magica? Pfui!” “Non ti scalmanare e piantala di agitare il cacciavite. Fammi vedere, qui c’è un perno…passami un po’ il martello. Sì, posso capire che ti annoi, ma qualche volta la bacchetta magica la vorrei anche io…”
Lavorarono fino a sera e alla fine il trabiccolo fu rimesso in piedi. “Ora – disse la scimmia – ci vorrebbe una collina e un po’ di vento ed inoltre …”e cominciò ad elencare tutto quel che ci voleva per fare ripartire l’aliante “Per concludere, Tesoromio, cioè Giorgio e la Mamma stanno per tornare ed anche io debbo tornare sotto il cappello dove mi ha lasciata il figlio del giardiniere. Sai, mi comporto come un vecchio giocattolo…” “Niente vento, niente collina…a proposito, sai un po’ di cose, per essere una scimmia.” “Giorgio è un secchione: ripete tutto ad alta voce ed io sto su una mensola seminascosta dai libri: così abbiamo fatto fino alla quinta ginnasio” spiegò la scimmia. “Forse faremo ingegneria…” “Tu finirai in solaio o in cantina molto prima. Salta a bordo!”
La scimmia saltò su “Prendi la cassetta degli attrezzi – disse Merlino – non si sa mai” “Ma qui non c’è vento, siamo in pianura…” “Scimmia!” sbottò Merlino “Non voglio essere schiavo dei miei poteri ma non sono un cretino. Mi rassegno alla mia potenza e magnitudine! Abracadabra!” L’aliante si sollevò in volo. I capelli di Merlino fluttuavano nell’aria e la barba era lunga come la coda di una cometa. Una brezza deliziosa trasportava l’aliante nell’azzurro, poi l’azzurro divenne blu e le stelle comparvero: avevano cinque punte. Su alcune c’era scritto qualcosa. “Che c’è scritto sulle stelle?” gridò la scimmia per farsi sentire (il piccolo aliante era molto rumoroso e scricchiolava parecchio). “Fa freddo lassù. Portano una maglietta dorata.” Urlò a sua volta Merlino. “Cosa…c’è …scritto…sulla…maglietta?” “Sceriffo! C’è scritto ”. La scimmia si mise a ridere e si addormentò.
Si svegliò nel castello di Mago Merlino, che era sul cucuzzolo di una montagna. Merlino viveva in una torre che si era arredato comodamente, tipo mansarda, e dove c’era anche un letto a castello. “Puoi rimanere quanto ti pare: posto c’è n’è, come vedi. Io vivo qui perché il castello è ridotto male, difficile da scaldare, per non parlare poi di quello che bisognerebbe fare per illuminarlo e tenerlo pulito. Sai, io mi rifiuto di usare i miei poteri nel quotidiano salvo che per l’indispensabile tipo pasti cucinati ed altre piccole comodità come lavaggio, stiratura biancheria, e poco altro…Nei mesi estivi si sta bene qui. Se vuoi farmi da aiutante io ne sarò felice; mi piace costruirmi le cose e tu te la cavi meglio di quel topo di biblioteca lì…”. Accennò stizzosamente ad un grosso Gufo Reale che stava leggendo e che a sentirsi chiamare “topo” si arruffò tutto. Alla scimmia parve che brontolasse a Merlino “Vecchio matto”, ma non ci avrebbe potuto giurare.
Fu un’estate meravigliosa. Costruirono col meccano un orologio ad acqua alto sei metri, un ponte levatoio che nel mettersi in movimento suonava l’inizio della Nona di Beethoven, un treno a vapore che produceva sbuffi di fumo colorato e un’altalena che andava su e giù da sé. Merlino era creativo e faceva i progetti; la scimmia badava alla parte meccanica ed insieme lavoravano con ottimi risultati.
Il paesaggio era bellissimo e la vita meravigliosa. Tuttavia… “Nostalgia del mondo? chiedeva ogni tanto Merlino alla scimmia e dietro gli occhiali gli occhi sorridevano. Un mago, anche se per convinzione non esercita, legge nel cuore.
La scimmia la sera leggeva invece libri. Più leggeva e più ne voleva. Merlino e il gufo le spiegavano le cose e lei imparava: studiare le era sempre piaciuto. Fu così che arrivò l’inverno. Sono contento di te. Vorrei farti un regalo, perché so che stai per andar via, anche se spero che tornerai. Cosa vorresti? “Oh, Merlino, forse quello che vorrei è troppo. Io… vorrei essere una scimmia vera e non un giocattolo.” “Specchiati” - disse Merlino ridendo “questo regalo non posso fartelo: te lo sei già fatto da te!” Infatti lo specchio rifletteva l’immagine di una giovane scimmia dal pelo lucido e non più quella di un vecchio giocattolo spelacchiato.
La scimmia credeva di aver raggiunto il colmo della felicità, ma un’altra gioia l’attendeva. “Quello è il mio regalo. Affacciati.” Sul prato sottostante brillava una splendida motocicletta nuova fiammante. “Per me? Oh, Merlino, l’hai fatta tu!” “Hum hum,” disse lui “se l’avessi fatta io di sicuro non saresti andata lontano. Ho fatto un’eccezione per te” e fece l’occhiolino. “Anche io ho un regalo” disse il Gufo reale. “Qui c’è una pergamena che ti diploma maestra: brava, te la sei meritata. Stai tranquilla, è di una prestigiosa università, potrai insegnare dove vuoi…” “Come è possibile?” Ma il gufo, per non commuoversi ai saluti, era volato via e così pure Merlino, che si vede quel giorno era in vena di eccezioni
La scimmia scese nel prato, trovò un casco sul sellino della moto, se lo mise in testa… e via col vento!
Corse felice per tre giorni e tre notti e poi si fermò verso sera in un piccolo paese dove un circo metteva le tende. Seppe che cercavano qualcuno capace di fare un numero acrobatico con la moto e si presentò: fu assunta quella sera stessa. Mentre stava per prendere il suo posto in una delle roulottes l’orso che l’aveva assunta le chiese: “Scusa, per caso conosci qualcuna col diploma di maestra? Sai, per i bambini del circo…”

Quasi cinquecento!

Ripassando da queste parti ritrovo la mia scimmia. Scimmie, orsi e leprotti sono stati spesso protagonisti dei miei racconti per bambini. Li ho sempre considerati delle "stupidaggini", ma un tempo mi divertivo anche ad illustrarli. Inaspettatamente sono saltati fuori da un faldone, e dopo diversi anni di distanza mi sono sembrati buffi e teneri i racconti, e graziosi i disegni. Lo dico come se li avesse scritti qualcun altro,non credo che riuscirei a scrivere ancora delle storie come queste, e neppure ad illustrarle.

Scrigno vive!

Da un lato Francesco che scende dalla montagna con le tavole dei dieci comandamenti del Dio degli scrittori, dall'altro Leila che avanza attorniata da scimmie, leprotti, orsetti....Qualcosa si muove :)

La scimmia ed io, due a zero.

Qualche tempo fa, incoraggiata da un amico scrittore, ho scritto al Battello a vapore proponendo dei miei racconti per bambini, senza ricevere neppure una parola di risposta. Ho comunque inviato La scimmia motociclista, e visto che non c'erano cenni di riscontro, ho mandato questa mail: Notizie della mia scimmia motociclista? Ve l'ho mandata ieri sera, dopo una settimana non ne so nulla e sono seriamente preoccupata.
Silenzio. Per fortuna verso sera ho sentito il rombo familiare della moto, e la scimmia levandosi il casco ha detto:" Vuoi davvero mandarmi da gente che neppure ti risponde?" "E' la prassi" ho risposto. "Vi trovo così...primitivi", ha risposto lei. "Ci hai messo un sacco" "Uh, aspettavo che si accorgessero di me. Peccato, per loro beninteso." E' questo che mi piace di lei. E' talmente sicura di sé!

:-)!

E' una bellissima favola per bambini molto cresciuti come me.Il Battello si sarà vaporizzato...

correggere, prego!

"Ieri è una settimana che ve l'ho mandata..." Ma dove ho la testa? Non so se sono io o l'avida tastiera che tragugia quello che capita, un po' come i leprotti, che mi fanno fuori la Nutella.Ehi, per strada si è perso pure '0 monaciello...

auguri

Molti cari auguri a tutto lo staff di Scrigno e a quelli che collaborano con i loro racconti.

Auguriii

Auguri anche a te Leila e a tutti coloro che mi stanno aiutando a tenere in piedi Scrigno nonostante la mia latitanza.
Buon nuovo anno di belle letture e di Buona Vita a tutti

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Auguri!!!

Buon Natale a tutti, soprattutto alla latitante. Maurizio

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