scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Un buco nel cuore" di Leila Mascano

di Leila Mascano

- Cerca di difenderti un po', le disse Antonio che le stava addosso. Non credo che Toro Seduto rimaneva come un salame mentre lo catturavano.
- E' che mi fai male al braccio e poi tanto vinci sempre tu.
- Con le femmine c'è poco sugo a giocare, osservò giudiziosamente lui rialzandosi.
L'accampamento indiano sul pavimento era tutto sottosopra. Il fortino dei soldati blu invece stava vittoriosamente in piedi. Antonio andò a metterci la bandiera. Inutile contare i prigionieri, lei aveva solo due soldatini da parte contro il mucchio di indiani di lui.
- Schiappa, le disse lui con simpatia e poi ridendo: Femmina, metti a posto! Quando lei ebbe finito di sistemare tutto nella cassapanca le dette un ruvido bacio sulla guancia.
Più tardi, mentre erano seduti per terra sul balcone, dietro i vasi, Antonio le dette un altro bacio.
- Voglio dirti un segreto, ma pure tu me ne devi dire uno e giurare su te morta di non dirlo a nessuno.
- Reciproco, gli rispose Lodovica.
- Mia madre è una bagascia.
- Ah, fece lei, e che vuol dire?
- Non lo so, niente di buono però. Lo urlava mio padre a mio nonno. Forse è arrabbiato con lei perché se n'è andata. Ora dimmi il tuo segreto.
Lei stette un po' zitta.
- Ho un buco nel cuore e dentro ci soffia il vento. Soffia soffia e non smette mai. E' come il mare agitato. Tu lo sai com'è?
- No, non lo so, ma pure questa è una brutta cosa.
In quel momento videro la macchina che veniva a prendere Lodovica e di queste cose non parlarono mai più.

- Ma quando torni? chiese Lodovica a sua madre.
- Presto, bambolina. Una settimana, dieci giorni, non lo so. E tu fai la buona, eh? Mi raccomando...Cos'è quella faccetta buia? Non piangere, eh? Perché se no non parto contenta...Ma che hai?
- Mi sembra che quando c'è silenzio io sento il vento...
- E' logico, qui a Posillipo di vento ce n'è tanto...
- Io lo sento nel cuore...
- Ma dai, questa è una bellissima immagine. Molto, molto poetica. Pensa che c'è un poeta francese che ha scritto una poesia su qualcosa del genere. Che l'abbia pensata tu da sola a otto anni è una cosa straordinaria! Potresti scriverla in un tema. Ricordatela, eh? Dormi adesso, dammi un bacio e fammi un bel sorriso. Buonanotte! Ti lascio la luce accesa. Ma che fantasia che hai...
Sua madre accostò piano piano la porta. Un attimo dopo rispose al telefono. Lodovica la sentì ridere dal corridoio.

- Ma che significa? Mi pare, Lodovica, che tu voglia essere originale a tutti i costi. Che cos'è un buco nel cuore? E questo vento? Una metafora della solitudine, dell'irrequietezza, che cosa? Vuoi dirmi che non ti voglio bene abbastanza, che sei troppo sola o che diavolo? Guarda che solo e inquieto mi ci sento già io...Per carità, non fare quella faccia, ti chiedo solo di non compiacerti di certe fantasie, vedi di crescere...
All'improvviso è lontanissimo, un estraneo, e lei cerca di buttarla in ridere, ma sì, ha detto una cavolata, tanto per dire...Gli prende la mano e gliela stringe, è il suo modo di chiedergli perdono.
Stefano che la lascerà tre anni dopo, troppo difficile, troppo complicata Lodovica. Senza di lui, la ragazza complicata si sentirà molto meno sola.

Lodovica a vent'anni trovò la poesia del poeta francese che parlava del buco nel petto dove soffiava un gran vento.
- Allora non sono l'unica al mondo, pensò. Ne parlò, con la sua più cara amica..
Angela le disse.
- Ma visto che quest'idea ce l'ha pure questo qua, non sarà mica una specie di schizofrenia, che ne so? Lodovi', mò io ti conosco, so che ragioni bene e che sei pure intelligente, e le risate che mi faccio conte non me le faccio con nessuno, ma bella mia 'ste paturnie tienitele per te... Tu ci hai il vento nel cuore, a mia nonna fischiano le orecchie per la pressione, qua ognuno ci ha 'na cosa.. Sarà che stai depressa da quando quello stronzo di Stefano si è dato, hai voglia a dire che stai meglio adesso, tre anni mica si cancellano così, allora ti vengono in mente 'ste cazzate...
Finirono con una risata. Del buco nel cuore non parlarono più.

- A che pensi? chiese Roberto uscendo dal bagno.
- Ah, hai fatto la domanda proibita... Lodovica si mise a ridere. Mio marito, questo ragazzo è mio marito, pensò con incredula tenerezza.
Lui si sdraiò accanto a lei, togliendosi l'accappatoio.
- Niente più segreti. Voglio sapere tutto di te.
Lodovica diventò seria.
- Tutto davvero?
- Tutto davvero.
- Ho un buco nel cuore e dentro ci soffia il vento. Mi sento come un gabbiano sbattuto di qua e di là. Capisci questo?
- Adesso ci sono io, c'è la nostra vita. Staremo insieme e a queste sciocchezze non penserai più.
- Ma questa cosa l'hai sentita mai tu? gli chiese lei con angoscia. Dimmi che capisci quello di cui ti parlo...
- Capisco tutto, Lodovica, capisco che ti voglio bene e nessuna mi piace come te...Vieni qui, dimmi un po'. Secondo te che gli succede adesso a questo gabbiano?
La guarda sorridendo e intanto l'abbraccia. Ridono insieme. Lui la bacia.. Del buco nel cuore non parleranno mai più.

Ricordava solo quei grandissimi fari che le venivano addosso. Due occhi gialli nel buio. " Che stronzo " aveva pensato. Uno stronzo, proprio, che fa un sorpasso da stronzo. Che fatica riemergere da quel buio. Che fastidio quel suono odioso nella testa, l'impressione di soffocare, di essere legata, di oscillare, di perdersi nel niente e voler tornare. T O R N A R E. Qualcuno le si inchinava addosso. Una macchia chiara che si avvicinava. Due fari. No, due occhi.
- Ho un buco nel cuore, disse a quella macchia indistinta o forse pensò solo di dirlo. Ma il vento quasi non lo sento più, aggiunse cercando con uno sforzo enorme di scandire le parole.
- Che dice? chiese uno dei due infermieri.
- Niente, delira, rispose l'altro.

Un buco nel cuore e del

Un buco nel cuore e del vento che ci soffia dentro. Fin da bambina Lodovica si porta questo "segreto" che è anche una domanda. Che cos'è quel vento? Che cos'è quel buco?

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Un buco nel cuore

Credo che quel vento, quel buco nel cuore siano l'immagine simbolica della pena di vivere, che ciscuno evidentemente sente secondo la propria sensibilità. Ci sono taluni che per natura si adattano più facilmente alla vita, alle circostanze, ed altri che fanno fatica, proprio come certi gabbiani che vedi lottare col vento sul mare d'inverno. Questa pena, quest'irrequietezza può essere una spinta creativa,quella che porta a scrivere, a viaggiare, a cercare incessantemente di dare comunque un significato alla propria esistenza, e porta altri viceversa a perdersi, autodistruggendosi. Per gli uni e per gli altri è possibile un'inversione di marcia, nel senso che è possibile avere dei periodi distruttivi ed approdare a scelte positive, e vite "perfette" che ad un certo punto cominciano a sbandare, a perdere il loro equilibrio,con esiti talvolta drammatici. Credo comunque che il male di vivere, magari per un periodo brve della nostra vita, sia qualcosa che abbiamo sperimentato tutti quanti.

Il male di vivere

Il male di vivere e anche l'assenza di persone che spiegano cos'è quel vento e quel buco nel cuore. Lasciando in balìa di domande più grandi, di scelte difficili da fare, di indicare al gabbiano la rotta giusta, anche quando c'è nebbia.

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Andar per mare

Un gabbiano - stanco di volare - si appollaiò in cima all'albero di una Stella che stava regatando di bolina. Il timoniere, per scacciarlo, orzò, orzò... tanto che la prua s'infilò nell'onda, inabissandosi!

Frank Spada

Per mare e oltre

Il gabbiano fece appena in tempo a riprendere il volo, ma la Stella, dicevamo, s'inabissò scivolando lentamente nel buio... apparve dapprima un debole luccichio, e poi una pioggia di stelle che danzavano nell'acqua.Il timoniere avvertì una pace meravigliosa e il suo cuore si fece straordinariamente leggero. Ecco finalmente l'oblio che aveva tanto a lungo cercato...ed improvvisamente gli apparve una striscia di terra all'orizzonte...l'isola sulla quale non era mai sbarcato, e che un giorno avrebbe esplorato...La risata fresca e travolgente della ragazza del bar, quella che si muoveva come se avesse una musica dentro,e che gli diceva Prova il gelato di avocado...Forse l'isola era poco più d'un isolotto brullo e pieno di guano, la ragazza del bar forse era leggera come il suo vestito. e il gelato all'avocado un intruglio disgustoso ma...Quasi per incanto gli apparve una gomena che gli oscillava sotto il naso. Il timoniere, che del suo battello Stella era anche mozzo e capitano, si aggrappò alla cima oscillante tenendosi bel saldo con l'altra mano al timone. E la barca risalì, con forza prodigiosa,pensò lui,fino a tornare in superficie. "Forza prodigiosa un corno, disse il gabbiano sgarbatamente, mi sarà venuta un'ernia a tirare te a galla col tuo stupido battello.Dovresti metterti a dieta e alleggerire 'sta barcaccia." "Uccellaccio del malaugurio, per poco non mi facevi affogare" ribattè il timoniere capitano mozzo. "Ora ti ributto giù, sai?" "Vabbè, disse il timoniere etc., non ci pensiamo più. Io mi chiamo Francisco, e tu? " "Jonathan" rispose il gabbiano. "Ti facevo meglio, più spirituale" "Io invece l'avevo subito visto che eri un pessimo soggetto, un tipo materiale." Non sappiamo se l'isolotto fosse di guano, né se la ragazza fosse leggera come una libellula, né se il gusto del gelato fosse squisito o immondo. Ma nacque un'amicizia, e dura ancora.

A terra

Tant'é che al timoniere capitano mozzo - fattosi Santo per meriti altrui - fu dedicata una città, e una statua in bronzo con un gabbiano sulla spalla destra.

Dove volano i gabbiani

Un racconto delicatissimo che accosta la protagonista alla Federica che abbiamo amato leggendo il bel romanzo di Leila:"Fammi ridere". Leila Mascano si sta rivelando veramente una penna prestigiosa. Brava

Congiuntivi

"Meno congiuntivi, ma tu lo sai che il congiuntivo è morto?" Questo, tra lo scherzoso e il serio, è quello che mi scrive la redattrice d'una rivista, che mi prega di adottare uno stile più semplice.
Sì, il congiuntivo se non è morto certo sta malissimo. Peccato, perché l'italiano è una lingua bellissima e molto ricca di sfumature. Però, come tutte le lingue, si trasforma con l'uso, e se qualche volta si snellisce ( che brutti quei "giuochi" d'una volta! )qualche altra volta diventa un po' sciatto, un tizio in tuta come sta a casa propria, piuttosto che correttamente vestito come nelle occasioni meno familiari: e dai e dai, in tuta da ginnastica ci va pure in giro, e nessuno ci fa più caso. Anzi, quasi si stupisce di vederlo talvolta in giacca e cravatta. Ma dove andrà quello, mica vorrà darsi delle arie?
I bambini il congiuntivo lo ignorano. Perciò all'inizio del racconto qui sopra, non si tratta d'una sciatteria,l'uso dell'indicativo è voluto.

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