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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'ultima estate che giocammo ai pirati" di Alessandro Soprani

Ci guardò a turno, l’espressione tranquilla, gli occhi scuri e fondi dietro gli occhiali storti, le mani affondate nelle tasche. La sua decisione così semplice e cocciuta, le spalle strette come a dire a me che me ne importa, quel corpo magrissimo e vibrante di una forza ostinata, sono rimasti impigliati per sempre nella mia memoria. Di quel momento in cui si decise il destino di Mario, quando la sua vita improvvisamente scartò da un lato e non ci fu modo di farle prendere un’altra direzione mi restano le sue spallucce, le mani in tasca, e gli occhiali storti. I suoi occhi placidi e incoscienti che chiedono venite o no? Se venite va bene, se non venite va bene uguale, e questo è quanto.
Davide si grattò furiosamente la guancia, schiarendosi la voce.
"Ah, be’ oh, vaffanculo, ecco! Vaffanculo triplo! Si può avere un amico come te? Non potevo averne uno che giocava a boccette, andava in parrocchia tutte le domeniche ed aiutava le vecchiette a raccogliere i fagiolini nell’orto? Vaffanculo, certo che ci vengo!"
Mario accennò un sorriso e si rivolse a me, alzando impercettibilmente il mento,
"Vaffanculo anche per me, allora. Mi venga un canchero se non vengo anch’io!"

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