scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Fame" pag. 1

Nina era grassottella. Nulla di grave, giusto quel filetto di carne in più, sufficiente a darle un aspetto florido e in salute. Eppure i suoi occhi erano pozzi senza fondo ricolmi d’angoscia e di un’infinita tristezza.
“Nina scendi che è pronto” urlò sua madre dalla cucina.
Nina s’alzò dal letto e scese le scale con la consueta rassegnazione. Sapeva cosa l’aspettava: l’inevitabile replica quotidiana del medesimo spettacolo.
“Avanti, controlliamo prima se hai fatto la brava bambina...” il tono premuroso non riusciva a mascherare un’insana impazienza.
Nina strascicò i piedi alla maniera che sua madre tanto detestava ed entrata in cucina gettò un fugace quanto speranzoso sguardo alla tavola apparecchiata. Non che s’illudesse che le cose potessero di colpo cambiare, ma era sempre bello poter sognare. Anche dovendosi poi svegliare.
“Dai, smettila di trascinare così quei piedi che sembri una contadina, vieni a pesarti.”
Nina salì sulla bilancia rassegnata, pronta all’ennesima sfuriata.
“Cinquanta grammi?!?” urlò con un misto di rabbia e sincera, folle, indignazione “hai messo su altri cinquanta grammi? Tra meno di un mese c’è la selezione per il concorso di miss Lignano Sabbia d’Oro e tu mi stai diventando peggio di un maiale all’ingrasso, la vogliamo fare finita? O devo salire su e rivoltare la tua stanza finché non scovo dove nascondi tutte quelle maledette porcherie con cui t’ingozzi di nascosto?”
“Come se non lo avessi già fatto chissà quante volte” pensò Nina fissando il vuoto davanti a sé. Lo stomaco emise un profondo brontolio. Le venne da piangere; anche per quella sera non poteva renderlo felice e la fame le avrebbe rimestato le viscere impedendole di dormire, privandola dei sogni, l’unica cosa bella rimasta nella sua vita.
La madre prese il piatto dalla tavola e tolse un paio di cucchiai di riso oltre a metà delle foglie d’insalata.
“Ecco, così vediamo se non butti giù tutta quella ciccia odiosa, e da domani raddoppiamo gli esercizi” sentenziò premurosa. Ma si capiva che era solo una premura verso sé stessa e le proprie folli ambizioni.
Nina si sedette, fissò il piatto quasi vuoto, e una lacrima cadde rapida, a condire l’insalata

La madre di Nina era una vera fanatica dei concorsi di bellezza. Iscriveva con metodo la figlia a tutte le selezioni possibili e immaginabili, sognando per lei un luccicante avvenire nel mondo dello spettacolo. In qualità di mamma manager di una stellina, avrebbe conosciuto un sacco di persone famose, concedendo interviste e la sua foto sarebbe apparsa su quelle riviste patinate che sfogliava dalla parrucchiera, facendo schiattare d’invidia le amiche e tutte le pettegole con la puzza sotto il naso.
A questo aveva rinunciato da giovane per correre dietro a quel disgraziato del padre di sua figlia, che una volta messa incinta, si era dileguato senza lasciar traccia, portandosi via oltre ai risparmi, tutte le sue aspirazioni di promettente show girl. Oh dio, non che avesse fatto granché, ma su un paio di letti giusti era riuscita a esibirsi e visto il discreto successo le prospettive di una promettente carriera non mancavano. Ora, per tutto ciò che aveva perduto quella figlia le doveva quanto meno un risarcimento! Bellina era bellina, era spigliata, sapeva pure ballare con una certa grazia a forza di lezioni e non era avventata come lei da giovane. Solo quella stramaledetta tendenza al soprappeso era un serio problema. Nonostante la tenesse a dieta ferrea, riusciva sempre a ingrassare. Ma c’avrebbe pensato lei a scovare e distruggere quelle schifose scorte di devastanti calorie che di sicuro doveva nascondere da qualche parte in camera sua; non avrebbe permesso che mandassero in frantumi, una seconda volta, il sogno della sua vita.
Ma Nina, non aveva scorte di cibo nascoste. Non mangiava e ingrassava. Ce n’aveva messo di tempo per venire a capo di quello strano mistero che abitava il suo corpo. Poi, navigando in internet, s’era fatta un’idea di quello che accadeva. Non aveva fatto degli esami clinici per verificare la tesi, ma s’era persuasa d’avere una disfunzione genetica, tragica quanto ridicola. D’altronde chi le avrebbe mai creduto? Per una bizzarria del suo metabolismo Nina se non mangiava tendeva a ingrassare mentre, quando s’ingozzava d’ogni porcheria, dimagriva a vista d’occhio. Ora, sarebbe stata la fortuna di una qualsiasi ragazzina ingorda, se non ci fosse stata sua madre a renderle disperata l’esistenza. Aveva pure cercato di spiegarle che il suo corpo funzionava in modo strano, ma era stato meglio lasciar perdere. Già era considerata una adolescente bulimica, non c’era bisogno alcuno d’aggiungere un’insana dose di pazzia. Così, pur provando un godimento carnale e sensuale nel divorare il cibo, era costretta a diete forzate da ammalata con l’unico risultato di continuare a ingrassare, finendo con l’essere sottoposta a diete sempre più ferree in una spirale inarrestabile di inutili privazioni.

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