scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Boh" pag.2

L’Ape arrestò la corsa in uno spiazzo e scaricammo gli attrezzi: – Alé, comincia a lavorare! – ordinò indicandomi un’aiuola e dandomi il rastrello con le lamelle in fondo. Io mi avviai a muso lungo e lui si diede da fare per tirar giù il taglia-erba.
Qualche strattone all’avviamento e:– Raffaele! Non quella, l’altra. Quella laggiù vicino agli alberi – urlò indicando con la mano.
– Ma papà, non fa lo stesso se rastrello qua? Tanto, con questo vento...
– Guarda che non sei qui per discutere.
M’incamminai verso gli alberi che muovevano i rami come se fossero tentacoli, come quelli di una piovra degli abissi che avevo visto in un film di fantascienza; e arrivato dove lui mi aveva detto mi fermai. Dunque, se avessi tenuto le spalle rivolte a mio padre, avrei avuto davanti quella foresta che mi metteva paura, se invece... e se saltava fuori un sega-ossi? Decisi di mettermi di fianco: così avrei avuto sottocchio tutti, mio padre e la foresta.
Rastrellavo, rastrellavo e a un tratto avvertii il soffio di un lamento. Sorpreso perché il rombo dell’Holland era sparito, provai come... ecco, come quando mi dissero che la nonna era appena andata in cielo. Alzai lo sguardo e... Mammamia! Una figura grigia, immobile, mi fissava con due... mollai il rastrello, andai indietro come i gamberi e inciampai sbattendo contro mio padre, contro il sacchetto che teneva in mano perché era già ora di pranzo.
– Cos’hai?
– Chi è? – chiesi puntando in dito.
– Quella della statua? È la figlia dei signori Rossi, è morta che aveva quasi la tua età. – E scuotendo la testa mi raccontò che i genitori avevano fatto collocare la statua proprio dove a lei piaceva venire a leggere d’estate.
– Ma i sega-ossi sono buoni?
– Penso di sì.
– Papà, andiamo a vederla da vicino?
– Se vuoi.
Più alta di me, stava in piedi sopra un basamento. Domandai a mio padre se l’aveva conosciuta e lui annuì, mentre si sedeva su una panchina aprendo il sacchetto.
Non so perché, ma pensai al colore di due occhi intravisti tra il fogliame, e glielo chiesi.
– Erano celesti, come i tuoi – rispose. E quasi sussurrando aggiunse: – Sai, Raffaele, quella bambina una volta incontrò un orco che...
– Se la mangiò? – lo interruppi d’istinto.
– Sì.
– Ma gli orchi, non sono quelli delle favole che mi leggeva la mamma?
– No. Purtroppo ci sono anche gli orchi veri – e mi passò un panino.
– Cotolette! Caspita papà! Piacciono anche a te?
– E come no? Sai che la nonna quando andavamo in gita preparava dei panini come questi?
– Sul serio?
– Guarda che la cotoletta in un panino è tutta un’altra cosa, eh! Coltello e forchetta, e cambia gusto.
– Piacevano anche allo zio?
– Non mi ricordo. Adesso mangia – disse addentando il suo a piccoli bocconi.
Divorai il mio in un baleno: – Ma lui dov’è sparito?
– Boh! – rispose.
Terminò di masticare e: – Forza, aiutante! Diamoci da fare, che stasera portiamo il resto dell’azienda a mangiare la pizza!
Poi si alzò, mi scompigliò i capelli e io pensai che da grande avrei voluto essere come lui; perché sapeva molto di più di quello che diceva, non come quel bestione del mio amico.

Boh!

Mi piace molto questo racconto, e mi piace moltissimo come Frank "racconta"i bambini.Il mondo nasce ogni volta nuovo ai loro occhi, ed ogni volta che l'infanzia viene violata o distrutta è tutto il mondo che muore, e un po' moriamo anche noi.Ma anche si sfiora un argomento così doloroso, il racconto è solare, con questa punizione dell'andare a lavorare che tutto sommato è un premio, la casa misteriosa dei ricconi sega-ossi, il conforto di un grande papà burbero-benefico con cui sentirsi grandi e condividere il piacere della cotoletta nel panino, e intorno il mondo tutto da scoprire, con i suoi misteri che s'intuiscono a volte dolorosi, che ancora ci permettono di fermarci sulla soglia di un Boh quando le nostre domande di "piccoli" mettono i grandi in difficoltà...

...o quando raccontare la

...o quando raccontare la verità risulta troppo pesante e inaccettabile anche per i grandi
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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

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