scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Una gita al castello" pag.2

Ognuno aveva la sua torcia elettrica e tutti erano molto allegri, forse anche per farsi coraggio, perché non è una cosa da poco attraversare di notte un boschetto e salire su per una collina deserta fino ai ruderi di un castello che si dice sia popolato dai fantasmi! Per fortuna era una notte di luna piena e loro formavano una comitiva numerosa.
Uno degli orsi, che si chiamava Brown, disse in tono un po’ preoccupato:”Come mai non vedo Miss Green?” “Stai tranquillo – gli rispose Mirtillo – “E’ tornata indietro a metà salita, quando si è accorta di aver dimenticato la catena.” “Ma …tornerà su da sola?” Mirtillo si mise a ridere. “Se il diavolo in persona incontrasse nostra cugina nel bosco stanotte, penso che se la darebbe a gambe! Perciò non temere, lei sa cavarsela molto bene!”
Decisero di fermarsi proprio sotto le mura del castello e accesero un bel falò. La fiamma e le scintille li resero ancora più allegri e cominciarono a mangiare di ottimo appetito le cose buone che si erano portati da casa. Dopo un po’ arrivò un gruppetto di ombre esitanti: erano i ragazzi del paese, molto meno spavaldi che alla luce del giorno. Si sistemarono un po’ più giù, accesero anch’essi il fuoco e scambiarono con gli orsi qualche battuta di sfida e di scherno prima di iniziare a loro volta a mangiare.
Passò una mezz’ora e il campanile della chiesa battè dodici rintocchi, che portati dall’aria tersa furono udibilissimi anche dalla collina. Una civetta fece sentire il suo lugubre richiamo. Orsacchiotti e ragazzi rimasero in silenzio mentre per un lunghissimo minuto la luna fu coperta da una nuvola. Poi la nube passò e di nuovo la notte fu rischiarata da una luce argentea.
Tutti trattennero il fiato perché lassù, tra i merli del castello illuminato dalla luna, si muoveva una figuretta evanescente, coperta da un lenzuolo, che brillava a tratti come un fuoco folletto.
Il piccolo fantasma appariva e scompariva tra i bastioni, danzando con la leggerezza di una piuma portata dal vento. Si udiva una specie di ululato lamentoso, come appunto fa il vento qualche volta, solo che l’aria era perfettamente ferma. Poi si sentì un cigolio,come se stesse arrivando qualcuno che trascinasse pesanti catene.
A quel punto i ragazzi del paese fuggirono a gambe levate gridando a gran voce: alcuni fecero la discesa ruzzolando per la fretta di scappare.
Anche gli orsi per un attimo rabbrividirono: Miss Green era veramente grande! Da lontano l’illusione era assolutamente perfetta. “Guarda quant’è brava!” Si dicevano “Come riesce a stare in equilibrio…E’ incredibile!” “Guardate come manovra la torcia sotto il lenzuolo…Sembra davvero un fuoco fatuo!” “A proposito di fuoco” – disse Bao, sempre pratico – “Quei cretini scappando hanno lasciato il loro falò acceso. Spegniamo il nostro e il loro, raccogliamo la roba e filiamocela anche noi prima di essere scoperti!” A quel punto si misero tutti a gridare a gran voce: “Miss Green! Miss Green! Scendi!”
Silenzio. Già cominciavano a preoccuparsi quando ai loro richiami fece eco una risata agghiacciante. “Ah, beh, se deve continuare a fare la cretina, fatti suoi. La abbiamo aspettata abbastanza!” “Sì” – disse l’orsetta Honeymoon – scommetto che farà la scorciatoia correndo per farsi trovare già a letto. Le piacciono queste prodezze!” “Quanto mi dà ai nervi quando fa così! Forza, non diamole soddisfazione e andiamocene!” disse Teddy arrabbiato. “Ciao fantasma!” strillò Baby, che si era divertito moltissimo. Si udì ancora la risata “Aaaaah!” “Credo che abbia detto ciao!” commentò Mirtillo.
Presero la via del ritorno, ma l’allegria se ne era andata.
La stupida Miss Green a mettersi a fare il fantasma anche con loro…
Ed ecco che, tutt’a un tratto, videro due figure venire loro incontro. Riconobbero con stupore la zia che trascinava di mala grazia Miss Green, salendo per il sentiero che veniva su dal paese.
Ma com’era possibile?
“Eccovi qui, bricconi! Domani fate le valigie, questa è l’ultima che mi combinate. Stavo andando a letto quando ho sentito dei rumori al cancello. Ho pensato ad un ladruncolo, invece era vostra cugina che toglieva la catena. Il bello è che aveva una torcia e un lenzuolo sotto il braccio! Subito ho capito che mi nascondeva qualche bricconata, ma lei, dura, non mi ha detto una parola, salvo che voleva dormire all’aperto! L’ho rimandata in camera sua fino a quando, poco fa, ho sentito dei ragazzi correre, a quest’ora! Mi è venuto il dubbio che foste voi, così sono salita nelle vostre stanze…erano vuote, infatti, ma voi non rientravate! Allora l’ho messa alle strette e vista la mia preoccupazione mi ha dovuto raccontare tutto. Così vi ho guastato la festa sequestrandovi il fantasma e sono venuta a tirarvi le orecchie e riportarvi a casa!” Mentre la zia procedeva, piuttosto agitata, nel suo racconto anche gli orsacchiotti cominciarono ad agitarsi e a sbarrare tanto d’occhi.
Solo Teddy riuscì a dire “Ma…allora, se non eri tu…era un fantasma vero quello che abbiamo visto!!” Per l’emozione non potè continuare. Tutti avevano il nasetto verde pallido come un’oliva, a un passo dal farsi venire un accidente (voi sapete che il naso degli orsi è scuro come una mora e diventa verdino quando stanno per svenire), solo Baby tutto eccitato saltava e strillava: “Che bellezza! Ho visto un fantasma! Ho visto un vero fantasma, che mi ha detto pure ciao!”
La collera della zia fece posto alla preoccupazione: “Santo cielo, ragazzi! Che vi siete portati nella cesta del pic-nic? Vino? Birra? I piccoli non dovrebbero bere…” “No, no, non abbiamo bevuto!” balbettavano gli orsi. “Allora è l’umido della notte che vi ha dato alla testa!” s’infuriò di nuovo la zia “March a casa!” Mai più le capitò di essere ubbidita dai nipoti con tanta velocità. Prima che finisse la frase, erano già arrivati a casa, nei loro letti, con la coperta tirata fin sulle orecchie. Tranne Baby, s’intende, che rimase con la zia e la cugina a raccontare, godendosela un mondo, la straordinaria avventura di quella notte, mentre tornavano con una certa calma verso casa. La zia, ormai tranquillizzata, aveva un atteggiamento meno bellicoso e seguiva con interesse il resoconto della serata. A mano a mano che Baby parlava, si persuadeva che i ragazzi si fossero suggestionati da soli lavorando un po’ di fantasia, fino a scambiare un innocuo lenzuolo rubato dal vento e volato fin lassù per un autentico fantasma.
“E tu non hai avuto paura?” chiese alla fine a Baby che saltava per l’eccitazione. “Paura io? – rispose lui – io no, io stavo con la scimmia!” “Che certo ha più sale in zucca di tutti voi!” concluse la zia, mettendosi finalmente a ridere e abbracciando il più piccolo dei suoi nipoti (e la sua scimmia, naturalmente.)

Ehilà! Signora Mascano, lei

Ehilà! Signora Mascano, lei mi sorprende ancora!
Prima 'La scimmia motociclista' ora questa. E mi chiedo, stupito, come mai non si dedichi 'anema e core' a scrivere storie per bambini-adulti, magari corredate da disegni, magari raccolte e pubblicate senz'altro da qualche editore intelligente (Clapis, ad esempio - editrice olandese che ora pubblica anche in Italia).
Su, il genere è molto più interessante di quanto lei, con modestia, vuol farci credere.
Quanto ad asserite melanconie... ma mi faccia il piacere!
Oggi nessuna carezza - una stretta di mano sì.
Frank Spada

Dolce musica

Io amo la musica e la musica mi fa sognare: Chiudo gli occhi e mi lascio trascinare dal suono dei violini come fossi trasportato dal vento. Non mi era mai successo che uno scritto, una favola per bambini, sortisse l’effetto contrario. Il racconto di Leila ha evocato in me suoni melodiosi incastonati nella mia mente di quando ero bambino. Così, mentre seguivo il girovagare degli orsetti, le loro escursioni notturne nei paraggi della vecchia torre, ho sentito la musica e figure disneyliane danzarmi davanti agli occhi come per magia. Dapprima “L’apprendista stregone di Delibes” poi “Sheherazade” di Rimskij Korsakov, infine la dolce musica di un notturno di Chopin quando la favole si chiude e tutti vanno a dormire. In questo mondo devastato dal tormento e le pene dei suoi inquieti abitanti, una favola d’altri tempi, raccontata con la perizia di una penna stregata come quella di Leila, è proprio quello che ci vuole per lenire le pene e lasciarci per un attimo sognare come quando eravamo bambini, senza vergogna e pudore, abbandonandoci al sogno ed alla dolce musica che Leila riesce a farci evocare.

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