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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La notte di Halloween" pag.1

Accanto alla casa delle orsette c’era la casa degli orsacchiotti. Tanto la prima era curata,sempre dipinta di fresco, con le tendine alle finestre ed una graziosa veranda piena di fiori quanto la seconda era trascurata, con qualche persiana rotta e il porticato ingombro di cassette di Coca-Cola piene di bottiglie vuote e vecchie bici lasciate ad arrugginire. Del resto le case rispecchiano il carattere di chi ci abita: ordinate e (quasi sempre) sagge le orsette, disordinatissimi e (quasi sempre) un po’ sventatelli gli orsi ; perciò fra gli uni e le altre, benché fossero cugini, era tutto uno scambio di scherzi e dispetti. Se però qualcuno degli orsi si ammalava le cose cambiavano; sollecite e materne le orsette accorrevano con minestrine e frutta cotta, guardavano la gola e la lingua dell’ammalato e gli misuravano la febbre per decidere se chiamare il dottore. Incuranti di un possibile contagio, a turno con un libro di favole gli tenevano compagnia mentre le altre con grande zelo ripulivano le stanze finché tutto brillava come uno specchio. Qualche volta perciò, quando la casa era così sporca e disordinata che non si trovava un solo calzino che non fosse spaiato, gli orsi sorteggiavano chi dovesse mettersi a letto fingendosi malato; ma le orsette non ci cascavano mai.
Gli orsacchiotti conservavano nel ripostiglio uno scafandro che, secondo le cugine, indossavano nelle rare occasioni in cui si facevano il bagno, mentre gli altri intorno alla vasca vigilavano con apprensione che la pericolosa immersione si svolgesse rapidamente e senza incidenti.
Come si vede, anche le virtuose orsette erano ogni tanto un po’ cattivelle! D’altra parte è vero che gli orsi non amavano troppo l’acqua e il sapone!
Comunque non era solo in caso di malattia che le ostilità tra i due gruppi cessavano: ciò accadeva anche in occasione di varie festività, benché naturalmente non rinunciassero a prendersi in giro a vicenda. Insomma pur scambiandosi qualche battutina maliziosa da sempre cugini e cugine passavano le feste insieme.
Per questo motivo quell’anno, in occasione della festa di Halloween, gli orsi rimasero un po’ delusi quando seppero che le orsette sarebbero andate ad una festa in maschera da sole. Si consolarono pensando che, senza l’obbligo di far da cavalieri, avrebbero potuto divertirsi anche di più sfrenandosi u po’. Naturalmente non rinunciarono ad andare, come sempre, in processione dalle sette sorelline a chiedere di rammendare il lenzuolo da fantasma o mettere un bottone alla tuta da folletto: bisognava sentire con quale vocetta compunta ed educata chiedevano questi favori!
Ritornavano da queste spedizioni con i costumi risistemati e le tasche piene di dolcetti, ma con la curiosità insoddisfatta. Sapevano che le cugine avrebbero indossato nuovi travestimenti da loro stesse cuciti (erano ottime sarte!), ma per quanto sbirciassero e gironzolassero non erano riusciti a vedere proprio niente.
La sera d’Ognissanti (Halloween, appunto) gli orsi uscirono tutti allegri, irriconoscibili nei loro vestiti in maschera. Quel pipistrello salterellante era forse Mirtillo, quel fantasma ondeggiante Bao (erano questi i nomi di alcuni degli orsi) ma anche per quelli che li conoscevano bene non era tanto facile capire chi ci fosse sotto la maschera. Forse era riconoscibile Teddy, così grassottello, che si pavoneggiava nella calzamaglia nera sulla quale era dipinto uno scheletro sorridente ed altrettanto riconoscibile era Baby, vestito da Uomo-Ragno, essendo il più piccolo di tutti.
Il viale che conduceva al paese era fiancheggiato da villini. In quasi tutti i giardini c’erano gruppetti di piccoli fantasmi, diavoletti o spiritelli che bussavano alle porte chiedendo: “Dolcetto o scherzetto?” Le zucche vuote brillavano sui balconi ammiccando con le loro buffe faccine mentre altri gruppetti di creature fantastiche si rincorrevano ridendo.
Nella piazza del paese avevano montato un Luna-Park. Anche qui c’era una folla di piccole maschere alle quali si mescolarono subito i nostri orsacchiotti. Con strilli di falso spavento percorsero il tunnel del terrore su un trenino traballante, che correva fischiando nel buio tra strane apparizioni. Non vollero perdesi neppure la Ruota Panoramica con i seggiolini oscillanti che li portarono su su su e ancora su fino alle stelle (e qui gli strilli di spavento furono verissimi anche se poi, tornati giù, tutti negarono di aver gridato sul serio). Divorarono nuvolette di zucchero filato e torroni appiccicosi, fecero tanti giri sulle giostre da uscirne con il mondo che gli girava tutt’intorno. Inoltre spesero un bel po’ di monetine al tirassegno, dove vinsero un sacchetto di caramelle, e si dondolarono come scimmie sulle gabbie oscillanti, sempre facendo molto chiasso.
Baby volle provare la sua forza, come prometteva uno strano marchingegno e scoprì di essere forte come un topo. Era un orso molto molto piccolo, ma la sua fantasia era molto grande e perciò dopo essere stato un po’ rabbuiato e zitto, raccontò che in Alaska esistono topi così grandi e forti che portano le slitte. Teddy gli chiese, con aria fintamente ingenua: “Questi topi dell’Alaska hanno il naso lungo come gli elefanti?” e tutti risero perché nessuno aveva creduto ad una così buffa bugia e alla fine rise anche Teddy (che si toccò subito il naso per essere sicuro che fosse rimasto come prima).

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