scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"la Fuga" pag.1

Preludio
La notte che Katja se ne andò me la ricordo ancora; era una di quelle notti di fine agosto quando l'estate ha perso la sua luminosità e ci molla un caldo umido e soffocante. In realtà nessuno pensava che se ne andasse sul serio; quella notte, probabilmente, nessuno pensava a lei, ai suoi figli, ai suoi gatti accaldati, al suo strano lavoro, alla sua mania per i libri e a quell'ultima, assurda, idea di parlare con Babbo Natale.
Nessuno ci pensava perchè lei era come l'aria, il fiume, i boschi, era quella parte della nostra vita essenziale che noti solo quando non c'è più. E dopo ti manca da morire....

Io
Il mio nome è Scotti, Luca Scotti... non c'è verso non suona come Bond, James Bond. Scusate, mi presento: come mi chiamo lo sapete, il resto ve lo dico io. Brillante studente liceale, laureato in lettere, indirizzo giornalistico, a pieni voti, un bel master di specializzazione e poi via verso il mio mestiere a volte duro, ma di grande soddisfazione. Del resto i miei amici e la mia famiglia mi hanno fatto volare: Repubblica, Il Corriere della Sera, El Pais, Il Times, Le Monde... a soli 27 anni...poi la realtà mi ha fatto atterrare. E va bene: lavoro al Cittadino, assegnato per ora, ma solo per poco, alla redazione locale Monza e Brianza. Il Direttore, tal Marco Crippa (mica Giorgio Bocca) non mi sopporta, non apprezza la mia formazione e le mie capacità. Non me lo dice apertamente ma la mia idea di cogliere Lui (si, Silvio) in fallo non gli piace, anche se, indubbiamente, Arcore è in Brianza. Quindi il simpatico Crippa mi trova una quantità di incarichi ridicoli: la sagra della carpa, il concorso Miss Adda, interviste ad improbabili Assessori di paesini con nomi che sembrano di fantasia… qualsiasi cosa pur di non farmi lavorare. Mi sembra di sentirlo: "Scotti, ma che cazzo pretendi! Sei in cronaca locale, fai articoli da cronaca locale! Ti prometto che se ammazzano qualcuno nei dintorni è tuo. Vai a lavorare vai". Il suo ultimo favoloso incarico è il motivo del mio viaggio: "Un'inchiesta, Scotti, sveglia! Ti do’ un'inchiesta come quelle dei tuoi giornalisti da manuale! Alza le chiappe e vai!"
Inchiesta! Mi manda in un paese dimenticato da Dio per scoprire perchè un'infermiera che lavora a Monza sia sparita di colpo: figurarsi, che inchiesta! Certo, qualcosa di curioso c'è: nessuno ha denunciato la scomparsa, si sono solo incuriositi e, anziché la polizia, hanno informato il corrispondente locale di stanza al bar del paese, penso, che ci ha mandato un pezzo talmente insulso che abbiamo dovuto riscriverlo. Altra cosa curiosa è che la casa, un villino alla periferia di.Tramontano sull'Adda, è a posto. Una vicina che aveva le chiavi per le emergenze è entrata e ha trovato tutto in ordine come se la Katja e i figli fossero partiti per una lunga vacanza. Però il pomeriggio prima li avevano visti o per lo meno così ricordavano: “Gente tranquilla, riservata, che non ti accorgevi se c'erano o no. Lei carina, chissà perchè poi era sola... i ragazzi tranquilli, a scuola un po’ sopra la media...No non ci viene in mente niente di particolare". Ma che bel quadro, una famigliola monoparentale (si dice così?) che vive in un posto da dieci anni, partecipa a tutte le cose normali che fanno le persone normali e nessuno se ne accorge più di tanto... o nascondono qualcosa? sta a vedere che quella bestia del Crippa mi ha dato una cosa interessante per una volta... Quanto manca? Che dice il navigatore? No, non svolto a sinistra, sono su una strada, ma insomma... va bene: spento. Mi fermo, chiedo. Katja, chiunque tu sia, dovunque tu sia finita, arrivo. Sei molto più di una donna: sei la mia occasione.

Strada
Il finestrino aperto che fa entrare l’aria afosa della notte estiva, l’autostrada deserta nella notte, il rumore soffuso del motore dell’auto che viaggia a velocità tranquilla (nessuna fretta, mica scappo) il respiro regolare dei bambini addormentati, il ronfare continuo dei gatti nelle due cucce da viaggio che si confonde col motore. Buio, luci, asfalto, notte… aspiro tutto quasi con voluttà…andare, lasciarsi dietro tutto. Poi vedremo. I bagagli pronti da tre giorni, fatti con cura e senza farsi notare da nessuno, l’annuncio ai bambini (“stasera si parte” “Evviva!” “Silenzio ragazzi: è una grande avventura segreta”), un mese di ferie (“Ma non si può…” “Eh no sono anni che tiro la carretta, io, ne ho proprio bisogno!”) Luci gialle, lo svincolo, il vetro grasso di puré di falene, pago, esco, la strada si stringe, qualche curva, devo cambiare. Tra un ronfo e l’altro quasi mi addormento…. (“Accidenti Katja le abbiamo spostate le prove del coro, si che ce l’ho il tuo numero, mi sono dimenticato, scusami ancora…”) ancora luci, case, poi la salita, il buio e il fresco degli alberi, adesso il cambiamento si sente…in un posto piccolo è più facile, avevo pensato, venti case, che ci vuole a inserirsi?…si vabbè faccio un po’ di strada, ma il posto è tranquillo, la casa carina, in città mica me la potrei permettere e poi c’è il fiume, grande, pigro, tranquillo… mi piace il fiume…niente, tutti carini e gentili, ma non ci vedono, come fossimo trasparenti, come non esistessimo veramente, ci dimenticano….ancora salire verso il fresco lontano dall’afa della pianura…. forse avrei dovuto lasciare un messaggio, ma che vuoi che gli importi. E poi Babbo Natale, il mio Babbo Natale personale, lo sa che sono partita e il pc c’è l’ho dietro…è un pensiero felice come Peter Pan. Forse stavolta riesco a volare.

Paese che vai…
Eccomi a Tramontano, la strada provinciale, la via d’ingresso al paese, una piazza con chiesa e bar, mi faccio coraggio e mi dico: “Luca sarai anche un giornalista del mondo globalizzato, ma qui domande e taccuino, niente palmare”. Trasformato in un reporter anni ’30 mi avvio a chiedere informazioni su Katja.
Mi avvio a passi decisi verso il bar quando mi sento trattenere per un braccio. Mi volto con lo sguardo deciso e i muscoli pronti a scattare e… non vedo nulla; abbasso lo sguardo dal mio metroeottantaquattro (ci tengo molto) e incontro lo sguardo di un’anziana signora sopra i 70 e sotto il metro e mezzo che mi stende con un: “Lei è il giornalista venuto per la Katja?”
Guardo sconcertato la Miss Marple brianzola e in pochi istanti analizzo la situazione: come ha capito che un ragazzo in jeans e lacoste che arriva con aria disinvolta seppur decisa è “il giornalista venuto per la Katja?” Passi il giornalista, lo so, sprizzo giornalismo da tutti i pori, ma come fa a sapere qual è la mia inchiesta? Mentre i miei neuroni rischiano il collasso, la voce petulante scioglie l’enigma “Sa il suo Direttore ha avvisato il Sindaco, erano compagni di scuola. Poi qua non arriva quasi mai nessuno”. Crippa malefico! Pensa che ho bisogno della balia…. Bè tanto vale cominciare a chiedere. Questo è stato il mio primo errore in questa inchiesta. In circa quarantotto minuti, dopo un aperitivo, un caffé e due acque minerali ho saputo sostanzialmente tutto quello che di curioso e piccante è successo a Tramontano negli ultimi quarant’anni, oltre a scoprire che “La Katja, graziosa, gentile, riservata, tiene tanto bene i bambini. Peccato che vada poco in Chiesa”. Nonna Iride mi ha distrutto; ho saputo di decine di infedeltà, furti, scorrettezze, anche qualche peccatuccio del parroco “Al Don Antonio piacciono troppo i soldini…” ma su Katja nulla, un’ombra. Ma è vera? Esausto punto su di un ristorante in cerca di ristoro e di interlocutori più sintetici, magari un cameriere o una bella cameriera, perché no? Che vanno e vengono e più di tanto non parlano. Maledetto Crippa poteva: mettere i manifesti.

Arrivo
Curva dopo curva salgo ancora nel verde…stanca da morire, ma se ricordo bene non manca molto…ecco le luci di Castelnovo né Monti ancora addormentato, lo attraverso e punto verso l’eremo. A metà percorso c’è una stradina sulla destra, mi inoltro per due-trecento metri….il buio si sta stingendo e a un certo punto lo vedo: un villino nei boschi colpito dal primo raggio di sole. N….apre gli occhi, guarda e trova le parole: “Mamma, ma è una fiaba?” Lo spero amore mio, lo spero proprio….

….risposte che trovi
Il ristorante è climatizzato. Si mangia bene, ma il cameriere riesce, con solo tre tavoli occupati e con dribbling degni del miglior Messi, a evitare ogni mio vago accenno di domanda. Non mi arrendo: pago e, brandendo il tesserino di giornalista come un’arma, intervisto il Sindaco (mi saluti tanto il Crippa), il droghiere, tre passanti, il farmacista, la vicina di casa della Katja, tre avventori alticci di un altro bar. Scopro che: “La Katja? graziosa, gentile, riservata, tiene tanto bene i bambini. Peccato che vada poco in Chiesa”. Non è un paese è un copia e incolla! Dato che se non sono bravo, almeno sono tenace, ottengo due foto dalla vicina (grazie Gloria), scopro che Katja è piccolina (unanime), ha begli occhi verdi (4 voti), azzurri (5 voti), sono un uomo sposato non guardo le altre (il droghiere e, stando alla miss Marple brianzola, il maniaco ufficiale di Tramontano), è scialba (1 voto), bruttina (2 voti), carina-normale (3 voti), non è bellissima ma ha un bel culo (3 voti, si gli alticci, in vino veritas) 1 astenuto (il droghiere). Sostanzialmente, approfondendo e analizzando il tutto, un bel niente. Mi avvio sconsolato alla macchina pensando che dovrò andare domani all’ambulatorio dove Katja lavora (è un’infermiera), quando dalla Chiesa vedo uscire una trentina di persone (una moltitudine stupefacente per Tramontano); mentre guardo accaldato e inebetito di fianco arrivano alcune risposte alle mie domande: era ora. “Quello è il coro del paese; ci cantava anche la Katja. Quello che esce è il maestro, ci parli che razza di giornalista è lei?” grazie Nonna Iride, non ci fossi tu. Mentre attraverso la piazza noto qualcosa di strano; avete mai visto un coro di dilettanti? Sono persone che fanno una cosa che li diverte e, per forza di cose, sono anche affiatati e spesso amici. Quindi quando escono si attardano a chiacchierare a gruppi, scherzano, si danno appuntamenti e cose del genere. Questi escono come una mandria di bufali e si disperdono in un attimo. Perché? Eseguo il diktat di Iride e fermo il maestro dall’aria sconsolata; stavolta è lui a guardarmi inebetito poi si scusa di essere un po’ distratto, ma la prova è stata un disastro. La settimana prossima devono cantare a Monza e sono regrediti di mesi; e lui, trent’anni di esperienza, non riesce a capire che succede. “La Katja un bel mezzo soprano, poi ama la musica. Sa che suona il pianoforte quasi da professionista?” Cazzo! Scusate ma finalmente la mia ombra assume un qualche contorno. Il Maestro si illumina “Stupidamente non l’abbiamo avvisata di un paio di spostamenti delle prove, ci sarà rimasta male poverina… Mi ha fatto venire in mente che, tra una cosa e l’altra, è la quarta prova che manca la Katja e che è da lì che abbiamo peggiorato. No, mica è la Callas, ma sa, nei gruppi c’è sempre qualcuno che tiene gli equilibri e lei, risevata quanto vuole, è sempre disponibile con tutti. Si, ci manca proprio la Katja per andare bene. Chissà dov’è finita? Se la trova la convinca a tornare, ci serve”. Con le speranze del coro di Tramontano sulle spalle mi avvio verso la redazione di Monza nel tramonto di fine estate.

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