di Marco Giuffrida
Già dalla terra ferma,
I gabbiani, ti seguono, in volo, fino alla laguna.
E ti accompagnano con il loro pianto infinito.
Il salmastro è nel treno,
Quando ti accorgi d'essere giunto.
E sai del mare.
Subito ti prende la folla,
Che ti spinge, fra Calli e Campielli.
Poi, all'improvviso, non sai come, solo.
Lontano dai tetti d'oro,
Dalle luci e dai chiaroscuri dei merletti.
Fuori.
Fuori da ogni schema e immerso nell'irreale.
Il Tempo è fermo.
Case e chiese dipinte sull'acqua dei canali.
Dietro di te, si apre una piazza,
Nel centro il pozzo e, in alto,
Un quadrato d'azzurro.
E ancora i gabbiani, veloci,
Con le loro falci d'argento,
Urlando lo strazio, tagliano il cielo.

Venezia
Donata
Si! Venezia è così: si passa dalla confusione e dal vocio ai silenzi più incredibili. Vi sono zone fuori dal circuito turistico che rappresentano la città "vera" dove solo i gabbiani con il loro volare ed il loro stridere la fanno da padroni.
Mi piacciono molto questi versi!
Conoscevo Marco ma non nella veste di "poeta".
E "lui" li chiama.... soltanto "Appunti" !!!
Venezia
E' un'immagine per me abbastanza nuova di questa splendida Città.
E' vero! I gabbiani, a volte, con il loro stridere, mettono ansia.
Credo tu scriva di quelle parti della Città non visitate dai turisti. Quelle zone dove ci si perde fra canali, canaletti, rii, vicoli. Lì dove i bucati sono stesi con fili che attraversano i vicoli e gli indumenti sembrano il "gran pavese" delle navi... quando c'è la festa.
Complimenti anche per questa.
Gemma