scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La guerra dei sordi" di Laura Costantini e Loredana Falcone

Dal foro praticato nella recinzione cominciò ad affluire una piccola folla dalle T-shirt cenciose. Il lettore cd che Ali Sweti mostrava con orgoglio ai suoi compagni di classe aveva finito con l’attirare intorno a lui più ragazzini di quanti il passaggio di auricolari potesse accontentarne prima della fine della ricreazione.
“Me l’ha regalato mio fratello. Me l’ha regalato Rhamul per il mio compleanno”, continuava a ripetere.
Non che agli altri interessasse, almeno non quanto l’ultimo successo dei Planetfunk che rimbombava fin quasi alla distorsione negli auricolari…
Quasi allo stesso volume, quella stessa canzone, Who said, aiutava Shaul a immaginare un mondo completamente diverso al di là dello scafo del carro armato. Un mondo dove un ragazzo come lui spendeva i suoi diciotto anni a cazzeggiare con gli amici piuttosto che ad aspettare l’ordine per scatenare una tempesta di fuoco contro abitazioni civili. Il cingolato era infilato in una strada che bastava appena a contenerlo. L’obiettivo, per quel che ne sapeva Shaul, era una rimessa dove membri delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa preparavano ordigni esplosivi per i loro attentati. Lui conosceva quella zona di Gerusalemme Est. Quando era ancora un ragazzino, si era fatto un dovere, insieme ai suoi compagni di bravate, di dimostrare il proprio coraggio andando a scambiare sassate con i ragazzini palestinesi. Sapeva anche che tra la loro posizione e l’obiettivo si trovavano abitazioni civili e, soprattutto, una scuola. Era sicuro che, se avesse spento il lettore cd, sarebbe riuscito a sentire il chiasso degli scolari che trascorrevano nel cortile la ricreazione…
“Che fortuna che hai ad avere un fratello grande come Rhamul”, disse Yunis, affascinato dai bagliori d’argento che il sole traeva dal piccolo riproduttore, mentre cercava il coraggio per chiedere di poterlo toccare.
“Rhamul è fortissimo”, rincarò Ali. “Quando questo paese sarà in mano a noi palestinesi, lui sarà una persona molto importante, il braccio destro del Rais, perché è un grande guerriero islamico. E allora mi comprerà una playstation con un mucchio di giochi!”
“Giura che mi ci farai giocare!”
“Certo. Tu sei mio amico e Rhamul dice sempre che gli amici sono sacri e che noi dobbiamo dividere tutto ciò che abbiamo con gli amici.”
Yunis afferrò la palla al balzo e allungò le mani verso il lettore cd.
“Cinque minuti…”, assicurò facendo ripartire il disco dall’inizio.
Anche Shaul avrebbe volentieri riascoltato il cd dall’inizio, ma in quel momento l’interfono cominciò a gracchiare ordini. Sebbene la manovra di avvicinamento fosse avvenuta con la massima cautela e di sabato, giorno in cui i palestinesi difficilmente si aspettavano azioni di rappresaglia da parte degli israeliani, la sorpresa era andata a farsi fottere. Dovevano agire subito e il capocarro gli ordinò di prepararsi a fare fuoco secondo le coordinate stabilite.
“Signore, da qui prenderemo anche la scuola…”
“Questi sono gli ordini, soldato.”
“Ma a quest’ora i bambini sono tutti lì.”
“Cazzo Levy, ti ho dato un ordine, eseguilo!”
Shaul fu tentato di rispondere che quelle stesse parole erano state ripetute fino alla nausea durante il processo di Norimberga. Glielo aveva raccontato suo nonno. Ma sapeva che non sarebbe servito. Impostò le coordinate, ma alzò impercettibilmente il tiro, nella speranza che i proiettili volassero al di sopra di quei ragazzini, spingendoli a mettersi in salvo…
“Yunis, il maestro ci chiama…”
“Aspettiamo che rientrino tutti gli altri, dai!”
Tenevano un auricolare ciascuno, il volume al massimo delle possibilità del riproduttore e i piedi che tentavano di seguire il ritmo improvvisando passi per un musica che apparteneva ad un altro mondo.
Praticamente non sentirono il sibilo della cannonata. Il colpo si abbatté nel vicolo stretto tra il cortile della scuola e la rimessa, generando una sventagliata di schegge incandescenti. Ali le vide scintillare e pensò che erano belle, molto più belle di qualsiasi videogame. Non sentì dolore, ma riuscì a rendersi conto, prima del buio, che il gioco era finito.

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