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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il vampiro di Ropraz" di Jacques Chessex

Ropraz, nell'alto Jorat del cantone di Vaud, 1903. E' un paese di lupi e di abbandono all'inizio del ventesimo secolo, servito male dai trasporti pubblici, a due ore da Losanna, appollaiato su un alto pendio al di sopra della strada di Berna fiancheggiata da opache foreste di abeti. Abitazioni disseminate spesso in luoghi deserti atterniati da alberi scuri, villaggi stretti dalle case basse. Le idee non circolano, la tradizione pesa, l'igine moderna è sconosciuta. Avarizia, crudeltà, superstizione, non si è lontani dalla frontiera di Friburgo dove brulica la stregoneria. S'impiccano in molti, nei casolari dell'alto Jorat. Nel fienile. Allle travi di colmo. Tengono un'arma carica nella stalla o in cantina. Con il pretesto della caccia o del bracconaggio, custodiscono amorevolmente polvere da sparo, pallettoni, grosse trappole dai denti di ferro, lame affilate alla mola per falci. La paura che si aggira. Di notte recitano preghiere di scongiuro o di esorcismo. Sono aspramente protestanti, ma si fanno il segno della croce non appena intravedono i mostri che la nebbia disegna.

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