scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Stella" pag. 2

Qualche sera dopo uscirono a cena, loro due, soli, in un ristorantino del centro di Monza. Lui le aveva portato un foglio su cui aveva stampato quattro versi in rima che aveva scritto di suo pugno per lei:

UNA STELLA
Le stelle del cielo sono tante
Di tutte Sei la più brillante
Magnetica emani la Tua luce
Attratto, sento, che a Te mi conduce.

E lei non capì più niente. Dopo la cena, una passeggiata nel centro storico, mano nella mano. Era una calda sera di fine primavera,non si curavano delle altre persone che, come loro, passeggiavano e osservano le vetrine; ogni tanto si guardavano negli occhi e lasciavano che fossero questi a parlare per loro, Cupido aleggiava su di loro scagliando continuamente strali d’amore, e, giunti al Ponte dei Leoni, si sciolsero in un caloroso bacio stretto in un abbraccio di ferro. Era fatta. Stavano bene insieme. Si amavano, condividevano tutto. I mesi che seguirono furono solo Amore tra loro.
Da allora il cuore di Stella batteva a mille allora, ma ogni tanto si prendeva delle pause preoccupanti e su queste nulla potevano l’Amore e le coccole di Giovanni. Furono necessari accertamenti clinici, un esame dopo l’altro senza riuscire a individuare una diagnosi. Venne il momento di sottoporsi ad un ulteriore esame clinico più invasivo. La sera prima dell’esame, lei salutò Giovanni come se dovesse partire per un viaggio di sola andata. Giovanni ne fu sorpreso gli parve che esagerasse e disse solo: “Su, via. E’ solo un esame, mica un intervento.” La mattina dopo, al lavoro, attendeva con ansia la chiamata che gli dicesse: “Gio, tutto bene.” Come già era stato in altre occasioni. La telefonata arrivò solo all’ora di pranzo inoltrata e con un filo di voce gli diceva: “Gio…”
“Stella finalmente!”
“Gio, ho avuto un arresto. Mi hanno fatto un massaggio cardiaco…”
“Cosa? Un arresto? Ma adesso come stai?”
“Ho avuto un arresto, Gio. Ora sono stanca, molto stanca…”
Il sollievo di sentirla, finalmente, non gli fece percepire la gravità della situazione, ma se ne rese conto appena chiusa la telefonata e si sentì mancare.

Teresa si era accorta che Giovanni si era assorto in pensieri lontani, con lo sguardo fisso nel vuoto. Le si avvicinò e appoggiando la sua mano sul suo braccio lo chiamò piano: “Giovanni…”
Un po’ più rude fu Filippo, il suo più caro amico che dandogli una pacca sulla spalla, gli disse: “Hey Gio! Guarda che siamo qui tutti per divertirci. Se fai così rendi tristi anche noi e rovini la serata a tutti.”
Giovanni si riebbe dai ricordi e tolse lo sguardo che aveva fissato sul vestito rosso e la sciarpina di seta di Stella. Si versò mezzo bicchiere di Cabernet. Lo assaggiò e lo bevve quasi d’un fiato.
La serata passò allegra tra burla, risate, pietanze e Cabernet, e qualche ballo. Intorno alla mezzanotte venne il momento dei balli di gruppo; amici e colleghi erano tutti in pista a ballare. Giovanni era rimasto al tavolo con Stella: “E tu? Non vai ballare? Non dovevi mica cuccare?”
“Vado se vieni anche tu.”
Ma lei non ballò. Ai balli di gruppo, poco dopo seguì la Disco Music. Giovanni trangugiò ancora mezzo bicchiere di Cabernet e si buttò a ballare in mezzo agli amici. La musica e il vino bevuto lo rapirono e non si accorse che uno dopo l’altro gli amici erano tornati al tavolo. In pista erano rimaste poche persone. Giovanni ballava da solo. Stella gli fece cenno di avvicinarsi: “Hai visto quella?” e intanto gli indicava una bella donna dall’altra lato della pista da ballo, con un abitino nero corto.
“Quale? Quella in minigonna? Però…”
“Ti ha puntato. Vai!”
“Ma piantala!”
“Vai!” gli disse ancora.
“Io voglio Te. Lo sai.”
Fece due tre passi verso il centro della pista. La donna in minigonna fece altrettanto. Giovanni tornò da Stella: “E’ vero, continua a fissarmi.”
“Vai Gio.”
“Non ci penso proprio.”
Si girò per vedere se quella lo stesse ancora fissando e se la trovò davanti, viso a viso. Si guardarono in silenzio continuando a ballare la Disco. Ma ecco improvvisamente un fox, lento e sensuale. Giovanni avrebbe voluto ballarlo con la sua Stella. Si voltò a cercarla. Aveva negli occhi la luce magnetica della sera in cui le chiese di essere la sua fidanzata. Ma la donna in minigonna gli chiese a bruciapelo:”Balliamo?” e intanto gli prendeva la mano. Giovanni la cinse con l’altra mano e iniziarono a ballare.
Si voltò ancora verso la sua Stella, in tempo per vedere la sua luce che si affievoliva fino a spegnersi, mentre la sua voce si perdeva nello spazio siderale ripetendo all’infinito: “Gio, ho avuto un arresto. Ho avuto un arresto… un arresto… un arresto…”
Sulla sedia di Stella rimaneva solo la sciarpina comprata in un negozietto di Bellagio.
“Come ti chiami?” le disse la donna.
“Giovanni. E tu?”
“Aurora.”
“Aurora, che bel nome.”
Ballavano e intanto pensava tra sé: “Aurora… Aurora uguale nuovo giorno… nuovo giorno uguale nuova vita… nuova vita… un nuovo Amore.”
Uscirono dal locale mano nella mano.

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