scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La fine del sogno" di Dino Licci

LA FINE DEL SOGNO

Chopin, bianco fantasma, mi trovava
Insonne ai suoi notturni ed albeggiava.
E tu correvi la mia mano tesa
Danzavi le mie dita nell' attesa!

Le note s'infuriavano d'amore
E tu… correvi
E mi prendevi il cuore!

Oggi Ciajkoskj l'animo mi strazia
Coi suoi violini tristi e desolati…
e… nella mano sempre e ancora  tesa

c'è l'ombra di un fantasma che cammina
cade sul palmo
e resta a testa china!

Solitudine, rimpianto, dolore.

Niente come la musica evoca fantasmi a volte molto amati, sull'onda di ricordi legati a quelle note, ma assai più felici.Qualche volta gli amati fantasmi sono tristi, come se anch'essi soffrissero della dolorosa separazione che li divide da noi. In verità non esiste una vera linea di confine, e da qualche parte del tempo, forse, una parte di noi continua a vivere una felicità perduta. Se poi questo altrove sia la nostra fantasia, o il ricordo, o un'altra dimensione, davvero nessuno può dirlo. Penso ad uno strano film, Solaria, e al pianeta che rendeva vivi i ricordi...E' già molto consolante che si riescano a sublimare sentimenti legati al dolore nella poesia, il cui potere è comunque consolatorio, tanto per chi scrive che per chi legge, specialmente se i versi sono così sentiti.

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