scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Invidia" d Leila Mascano

di Leila Mascano

Da giorni soffia su Palermo lo scirocco, il vento umido e caldo che porta la follia e i pensieri cattivi, e purtroppo i miasmi putrescenti della città fitta di vicoli , che sembra decomporsi sotto il sole che dardeggia spietato. Non resta che sperare nella pioggia che lavi via tutto, disperda i nugoli di mosche e allontani la paura di un’ epidemia come quella della scorsa estate.
Neppure i profumi di questi giardini meravigliosi riescono a soffocare quel tanfo di putredine che ormai identifico con l’odore della morte, e certo anche quest’anno l’epidemia tornerà, tant’è che ci trasferiremo tra pochi giorni nella residenza estiva, uno splendido palazzo che sorge sull’acqua i cui giardini sono, se possibile, ancora più belli di questi. Il fresco scende con la sera, e la voce dei muezzim dall’alto dei minareti mi strazia il cuore di malinconia.
“Qui non c’è posto per la tristezza! Sei giovane, sana, di figlio ne farai un altro.” mi ha detto appena ieri la madre dell’emiro. I suoi occhi, oltre al colore, avevano la durezza dei lapislazzuli. Un tempo, dicono, furono meravigliosi, ed ora sono inariditi, come tutto di lei, che simile ad un ragno gigantesco tesse i suoi intighi, non amando più null’altro che il potere. Ma l’emiro non mi chiama più nelle sue stanze, e perché mai dovrebbe, visto che il dolore mi ha prosciugata in poco più d’un anno quanto sua madre in quaranta anni di complotti. Scomparse le mie lune, non dev’essere dissimile credo far l’amore con me che dissodare un terreno di radici e di sassi. Anche i miei occhi hanno il colore dei lapislazzuli, eppure sono privi di luce, come appunto la pietra.
Detesto l’harem, dove ho dovuto imparare a nascondere i miei pensieri. Queste donne discinte, avide, sciocche, spesso infantili oppure crudeli, ambiziose, spietate non mi sono mai state compagne. .
L’unica gioia che mi fu data qui dentro fu il bambino che ebbi, Walid, quello che mi rapì lo scirocco con le sue febbri malsane. Se m’avessero strappato le viscere non avrei provato tanto dolore.
Oggi è il bimbo di Aysha che muove i primi passi nei giardini del palazzo. Nato insieme col mio, era un cosino sbiadito, debole, al cui confronto Walid sembrava un torello. Ma Walid non c’è più, e il figlio di Aysha si è trasformato in un pupo di zucchero, anzi di marzapane, coi ricci biondi di sua madre, che ne mena gran vanto. E poiché l’epidemia si portò via gli altri bambini dell’emiro, grande amatore ma di poco frutto, egli lo tiene in gran conto, e si è legato assai a sua madre, cui ha accordato tutti i privilegi d’una favorita.
Inutile dire che la madre stessa dell’emiro lo ha, o mostra d’averlo caro, ed egli è oggetto dei vezzeggiamenti di tutte le donne. Razza di stupide! A furia di rimpinzarlo di dolciumi presto non sarà troppo dissimile da un grasso eunuco, il piccolo sciocco, tutto mossette e moine, per ora, ma che presto così viziato diverrà insopportabile. Ogni volta che lo si porta nelle stanze del padre, provo una fitta al cuore, ma in verità è il suo solo esistere che mi rinnova la pena del mio bambino perduto. Qui dentro probabilmente sono la sola a non sorridergli. Egli mi osserva, incerto, e poi una specie di sorriso largo, lucido di saliva, coi denti piccoli e distanziati , tenta di far breccia nel mio cuore. Stupido nanerottolo! Forse lo scirocco porterà via anche te…e di colpo i miasmi putridi non mi sembrano più tali, anzi li annuso soddisfatta…
Oggi nel pomeriggio Aysha ed il bimbo erano negli appartamenti dell’emiro . Ella si abbandona a lui incurante del bimbo, che reputa troppo piccolo per capire qualcosa. Minuta e perfetta, quasi una bambina anche lei, ha modi dolci e occhi taglienti come lame. Tra le braccia del suo signore tuba come una colomba, e pare ch’egli di quel tubare vada pazzo. Certo che così presi dai lacci dell’amore non si accorsero che il bimbo con passetti incerti usciva dalla stanza, avviandosi nel giardino, rallegrato da vasche e fontane, abbastanza profonde perché talvolta ci si affoghi qualcuna, o che la si affoghi, naturalmente, anche se la violenza in genere è più sotterranea, o più spettacolare. Seminascosta dal verde, intuii fulminea il pericolo, ma rimasi immobile. Stupido nanerottolo…sarebbe bastato un attimo, senza far nulla, per ristabilire la giustizia. Sarebbe caduto nell’acqua senza avere il tempo di gridare, il piccolo, sciocco, grasso eunuco. Anche sua madre avrebbe smesso di tubare, d’esser così stupidamente fiera di sé e di suo figlio…
Cosa accadde poi non so. Fu come se un’altra donna prigioniera dentro di me si liberasse a fatica prorompendo in un grido altissimo nell’attimo in cui il bimbo cadeva nell’acqua, e fulminea scattasse a ripescarlo…Bagnato, arruffato, il piccolo si stringeva a me, ed io con pari impeto lo stringevo coprendolo di baci, tanto da temere di soffocarlo io stessa.…
Richiamati dal grido accorsero in molti che non poco si rallegrarono ch’io fossi stata lì…e non seppero quanto vicina ero stata a far morire il bambino…Ma la serpe che mi aveva morso il cuore nulla aveva potuto contro un istinto più forte…
Sono rientrata per asciugarmi dopo il tuffo nell’acqua. Con sorpresa mi sono accorta che dopo oltre un anno mi sono tornate le mie lune.

L'harem

La psicologia femminile messa a nudo come in una seduta psicoanalitica. Un coacervo di passione, desiderio,dolore e rabbia addolciti dall’amore materno, dall’istinto primordiale che obbedisce alle leggi ataviche delle cure parentali. Il racconto si snoda delineando lentamente ma compiutamente, la personalità di una donna ferita che l’autrice, forse impietosita dal personaggio creato dalla sua stessa fantasia, alfine premia con un ritorno repentino alla sua decorosa femminilità .

Un bel racconto sorprendente

Ancora una breve storia che in poche righe esprime un intero mondo.
Sorprendente l'ambientazione a Palermo, mi aspettavo un'altra cosa.
Su Internet di solito si legge svogliatamente e di fretta, è raro che si riesca a catturare l'attenzione del lettore per "costringerlo" ad andare oltre le prime tre righe.
L'autrice ci riesce, e non è mica poco!
E' la considerazione per chi legge una delle caratteristiche che mi piacciono di Leila Mascano.

Francesco Pomponio
www.francescopomponio.it

Perché ?

"L'invidia", che certamente non appartiene ai sentimenti dell'autrice, l'avevo già letta sull'omonima antologia pubblicata dall'editore Giulio Perrone di Roma - commentandola a voce con Leila Mascano e apprezzando il racconto.
Ma (e qui ritorno indietro) il dubbio che il finale vedesse la protagonista infanticida, colpevole, quindi punita con la morte, mi ronza ancora in testa. Forse l'autrice si ricorda perché.
Rinnovo i complimenti, estesi a Scrigno, che mette in luce dei gioielli che altrimenti resterebbero chiusi tra le pagine di un libro.

Grazie

Grazie di cuore per gli apprezzamenti espressi da Francesco e da Frank, che lesse in anteprima il racconto e mi suggerì un finale diverso. Benché riconoscessi che nella vita è molto più probabile che un gesto generoso venga frainteso e porti addirittura alle più tragiche conseguenze, come pagarlo con la vita, pure non ho potuto far finire la storia così. Questa è la storia di un superamento, perché la più forte tentazione nel dolore e nella disperazione è chiudersi nell'egoismo, mentre la sofferenza ha un senso se ci apre la mente, almeno. La mia protagonista è già morta una volta, perdendo un figlio. Nell'acqua rinasce, salvando un bambino,che in quel momento "è" anche suo,e che a sua volta nelle acque rinasce come dal ventre materno. Se quel cammino si salvezza fosse stato bruscamente interrotto dal gesto brutale di chi ha fraintso il gesto, dov'è il messaggio di speranza, e che cioè è possibile, anche quando tutto è perduto e forse non si vorrebbe più neppure vivere, ritrovare il proprio equilibrio , la propria ragione di esistere nell'amore disinteressato per gli altri?

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com