scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Un racconto per Natale e una domanda" di Frank Spada

di Frank Spada

Proviamo a immaginare di essere un’altra volta sul Golgota, e di sentire una voce che prima ci spiega l’antefatto (come la credenza ha voluto raccontarci) e poi il fatto (che aggiorna l’antefatto secondo la volontà che il figlio del Creatore ha scelto come variante per aiutarci): un sacrificio generoso, che ha ideato per mettere in scena una nuova storia davanti al mondo, per liberarlo dalla sofferenza del sentimento di colpa perpetuato lungo i secoli contro il destino dell’uomo, e la ragione che ci tormenta, e i pensieri indirizzati al senso della vita; e della morte – che ci aspetta fin da subito, appena fuori dell’infanzia (appena apriamo gli occhi sul futuro).
E Lui, il predicatore, tornato sulla terra per aiutarci, che questa volta si è inchiodato da solo, prima i piedi, e la mano sinistra dopo, davanti a noi e martellando i chiodi contro la croce, e poi ci chiede di battere l’ultimo chiodo, fuori per fuori, attraverso quella mano che lasciandoci ci benedice con il segno della Croce. E allora, cristiani – anni dietro i mesi fra qualche giorno è Natale –, perché non inchiodarlo subito sul tronco dell’albero, quel bambinello che arriverà dal cielo cavalcando una cometa, prima che si faccia uomo misericordioso per perpetuare l’umana sofferenza inutilmente (o forse è meglio lasciarlo in quella stalla con sua madre vergine e un padre che non è suo padre, e continuare ad abbellire i rami del pino con le palline colorate, maledicendo il mondo che va avanti)?

Il Natale

Va bene, sono sul Golgota, appena fuori le mura di Gerusalemme e sento Cristo che dice “ Padre mio, perché mi hai abbandonato?” Beh, c’è qualcosa che non quadra. Perché il padre suo è lui stesso, almeno così decise il concilio di Nicea del 325 d.c.( Deum de Deo, lumen de lumine (Dio da Dio, luce da luce), per volontà di Alessandro, vescovo di Alessandria e contro i convincimenti del presbitero Ario che asseriva che Cristo era stato generato dal padre ma che non fosse la stessa sostanza del genitore (come invece dice il “nostro” credo). Sottigliezze teologiche ma che, durante il concilio di Efeso, del 431, convocato perchè Nestorio, patriarca di Costantinopoli, voleva che la Madonna fosse chiamata Madre di Cristo e non Madre di Dio, portò a scontri abbastanza violenti finché San Cirillo ebbe la meglio, ribadendo che Cristo e Dio erano una sola persona per cui la Madonna era conseguentemente la madre di Dio. Questo Cirillo pare sia stato anche il mandante della morte di Ipazia, la grande matematica, che accudiva la biblioteca Alessandrina poi distrutta dai soldati romani, e che fu scorticata viva per mezzo di conchiglie taglienti da un fanatico bigotto dal nome Pietro, che le cavò gli occhi con le unghie arcuate perché osava dirsi agnostica. La storia, poco conosciuta, è raccontata dal grande regista Alejandro Amenabar nel film Agorà che però in Italia non uscirà, nonostante le proteste di molti. In un film di Ingmar Bergman, “Luci d’Inverno” se ricordo bene, il concetto sollevato da Frank Spada viene posto dal sagrestano sofferente al pastore protestante roso dai dubbi, ma la risposta logica ricalcava quella di Voltaire:”se Dio non ci fosse bisognerebbe inventarlo” risposta già ascrivibile a Crizia tanto è necessario il bisogno di religiosità. Bisogno cui non sfuggo neanche io, che ho passato una vita ad elencare le malefatte della Chiesa curiale, plutocratica, oscurantista, maschilista e violenta. Ma Natale serve a tutti, per un momento di riconciliazione, di meditazione e di conforto in un mondo dove il minimo che ci possa capitare è divorarci a vicenda perché dobbiamo nutrirci per sopravvivere ammazzando i nostri fratelli animali e, se non lo facessimo, li condanneremmo comunque alla morte per sovraffollamento. Fine che invece stiamo riservando a noi stessi.

In bianco e nero

"L'avvio di un racconto su uno schermo (dove la vita si rifà al profumo d'incenso ormai dissolto e la morte all'apparente assenza di qualcuno), con la pellicola che avanza sgranocchiando i forellini trafilati di una storia dove la speranza sta dietro un fondale e l'eternità del tempo alle spalle di una croce che occupa la scena (mostra un primo piano senza dimensioni, un volto che non c'è, una doppiezza inchiodata senza spessore in un muto fotogramma). Una storia in cui sei tutto - anche il pubblico in sala; che punterà un dito contro il manto di una donna piena di grazia, aleggiante di meccanica speranza per il ventilatore della fede installato dal regista.
Prezzo del biglietto? - A Natale non si paga per entrare! Prendete posto e godetevi lo spettacolo, e all'uscita passate al botteghino - si accettano offerte!"
Doppio Marlowe - (maggio 2011)

Un racconto per Natale

....avvicinarci dunque al mistero della fede." Era questa la frase che Monsignor Herzinger scrisse a conclusione del suo poderoso trattato sul significato dell'Avvento, sul sacrificio divino per il riscatto dell'umanità.Man mano che aveva scritto le più sottili e acute argomentazioni sulla morte di Cristo sulla croce,uno smarrimento indicibile l'aveva colto sicché pensò che tentare di spiegare il mistero con il raziocinio non è possibile, né più né meno che il costruire una torre fino al cielo. C'era di che essere confusi, e precipitare...dove? Nell'inferno? Per Monsignor Henziger l'inferno era l'assenza di Dio. Certo si sarebbero stupiti in molti vedendolo inginocchiarsi col volto rigato di lacrime, e se avessero udito la sua muta preghiera: Signore, ridammi la fede di quando ero bambino, ridammi il Paradiso con i cancelli d'oro e gli angeli custodi che custodiscono chi è loro affidato, e un Dio benevolo che ti tende le braccia. Altro non chiedo.
Spero di non commettere un arbitrio postando il mio Natale, che in realtà si chiama Sotto la croce.

Vengo per il tuo sguardo dolente
Che mi piove dall’alto.
Vuote le mani e muto il cuore..
In questo smarrimento accolgo il tuo dolore
E nulla chiedo
Forse nemmeno credo.
Guarda questo silenzio delle labbra e del cuore
Riconosci di certo
Il tuo stesso dolore.
Accetta rinascendoil niente
Delle mie mani vuote.
Sempre meno mi vedi
Che ti vengo a trovare
Forse è giunto il momento
Di venirmi a cercare.

Il Natale di Frank

Conoscevo questo racconto, che in realtà è stato scritto in friulano, una vera lingua piuttosto che un dialetto, dove risulta ancora più espressivo perché lo trovai sul sito dove è scritto in friulano, appunto. Contrariamente a quel che può apparire ad una lettura superficiale, questo scritto è pieno di spirito religioso, che si manifesta proprio con l'iperbolica amarezza del suo finale.Bellissima e terribile l'immagine del Cristo che per quel che può s'inchioda da solo,e pieno di significati lo svolgimento, che come nelle scatole magiche è nascosto e si rivela ad una lettura più attenta, una vera catena di domande ed interrogativi che qualche volta, nel silenzio del cuore, si affacciano alla mente di tutti noi che con tanta difficoltà cerchiamo, invano, di conciliare fede e ragione.

Il Natale di Leila

L'inevitabilità di un dono: vivere per soffrire e "Il lungo addio" iniziato dall'uomo primordiale per perpetuare il suo futuro sulla terra.
Buon Natale, Leila, e grazie per aver postato sotto una croce la tua bellissima poesia - dal tardo pomeriggio di domani l'angelo guarderà verso sud-ovest!

Lo sguardo dell'angelo

Aspetto con fiducia che l'angelo guardi nella mia direzione.Quando ero piccola d'inverno mi facevo aderire la coperta sulla schiena perché l'angelo non prendesse freddo.Ero infatti persuasa che, dette le preghiere, s'infilasse anche lui sotto le coperte. Ora non sapevo più dove fosse andato a finire...fortuna che tu l'hai trovato.Se invece di guardare soltanto nella mia direzione tornasse a dormire abbracciato con me non sarebbe tanto male. E' un angelo spiritoso, non si rammaricherà se scherzo un po', sa che lo faccio perché fingo di essere diventata grande, ma che torni! Ho ancora bisogno di lui!Grazie comunque, del bel commento e della previsione.

Dov'è finito?

Tornando indietro, mi accorgo con sorpresa di aver scritto, ma non postato evidentemente il mio commento al post di Dino, come sempre molto interessante e che stimola molte riflessioni. Un tempo molte delle questioni di cui lui parla appassionavano anche me; ma da anni non ho più riletto la Storia dell'Impero Bizantino, libro meraviglioso ma consistente come un torrone...Il commento non lo trovo più, sappia Dino però che ho molto apprezzato quel che ha scritto.

Crocifisso sì o no.

Leggendo questo saggio di Frank mi sono ricordato che anni fa scrissi una lettera al Cittadino di Monza (06.01.2005)che mi sembra inerente a quanto scritto da Frank e che di seguito Riporto:
In questi giorni si fa un gran parlare di crocifissi nelle aule scolastiche, di presepi o non presepi, di difesa delle radici cristiane.
Premesso che crocifissi e presepi devono stare al loro posto vorrei fare alcune considerazioni.
Innanzitutto occorre domandarsi perchè quei musulmani ospiti qui in Italia e che qui hanno trovato opportunità di vita, ci chiedano di togliere i crocifissi dalle scuole.
E quali sono le radici cristiane da difendere? Senz'altro esse vanno ricercate nel Vangelo e da nessun'altra parte.
E' appena passato il Natale. Che importanza diamo a questa festa? Quello dello sfavillio di luci e colori o quello della rincorsa ai regali da scambiarci e da fare ai nostri bambini, magari prodotti con l'ausilio di lavoro minorile? O è quello dello spreco e consumismo a volontà per preparare la cena della vigilia o il pranzo di Natale e chi non ha da mangiare si arrangi da sè? Perfino i telegiornali hanno aperto le loro edizioni ricordandoci che erano gli ultimi giorni utili agli acquisti natalizi!
E la Pasqua? ancora sprechi e viaggi esotici. e quando entriamo in una chiesa ci preoccupiamo di tenere un comportamento corretto e un abbigliamento idoneo? pantaloni corti, canottiere, minigonne, scollature... per non parlare dei telefonini che trillano durante le funzioni!
E se un musulmano ci chiedesse che cos'è l'Avvento o che festa sia il Corpus Domini o perchè ci sia il crocifisso nelle scuole e cosa significhi INRI sulla croce, quanti di coloro che intendono difendere le radici cristiane sarebbero in grado di rispondere?
Mi pare che non diamo alcun valore religioso alle nostre feste e ai nostri simboli. Non abbiamo bisogno di simboli, nè tantomeno del Signore. Non siamo nè laici nè atei, ma semplici qualunquisti autosufficienti. Il crocifisso è lì, ma è una presenza passiva.
Sono queste le radici da difendere? Sicuramente questo è quello che mettiamo in mostra del nostro vivere cristianamente.
C'è una contraddizione in questo nostro vivere cristianamente che non è sfuggita al musulmano religioso. Non potrebbe essere che siamo proprio noi ad offrire loro, con la nostra trasgressione di quei principi religiosi, morali ed etici, la possibilità di avanzare richieste come quella di togliere i crocifissi dalle aule? Loro si sentono turbati da quella presenza, noi non la sentiamo più. Ci ricordiamo di essere cristiani solo in queste occasioni. Prima di parlare di difesa delle proprie radici cristiane è forse il caso di farsi un esame di coscienza e un po' d'autocritica. non dico che dobbiamo (ri)-diventare tutti cristiani praticanti, ma perlomeno avere rispetto della nostra religione e (ri)-cominciare ad essere coerenti tra come si dice di voler vivere e come in realtà si vive.
Non serve nascondersi dietro il crocifisso secondo il proprio comodo, se non ci si comporta come Gesù ci ha insegnato.
Stefano Chiarato

Natale nei cuori

Io, agnostico ma instancabile ricercatore di una Verità che so già di non poter trovare, adoro dipingere volti di Cristo, tanto che un critico d’arte,visitando una mia recente mostra di pittura, mi ha definito “pittore espressionista”. E forse ha ragione lui, perché in quei volti scavati, contorti in una smorfia di composto dolore, rigati da gocce di sangue e lacrime, vedo l’Uomo, il suo atavico dolore, vedo me stesso proiettato, come tutti, verso il nulla, inchiodato alla mia “Scienza” che è poca cosa rispetto ai misteri dell’Universo ma che è l’unica cosa che ho. Scienza che altri chiamerebbero Fede, o capacità di riempire un vuoto così grande che i matematici chiamano illimitatezza, i filosofi infinito. Contesto le scelte della Chiesa, dalle crociate all’inquisizione, dai giubilei al potere temporale, e vedo la sua storia costellata di nefandezze e delitti d’ogni genere, ma quella figura di Cristo che rappresenta l’altra Chiesa, quella evangelica e caritatevole, quella che inculca principi di fratellanza, di perdono, di speranza, di comunione, di carità, quella figura del Cristo sofferente come noi, mi è molto cara e credo rappresenti la parte migliore di me, il simbolo che riproduce il bisogno atavico della religiosità che oggi si scopre sia addirittura legata al nostro patrimonio genetico. Per questo metto sullo stesso piano atei e mistici pur rispettando le loro rispettive opinioni. Se non si vuole maltrattare la nostra ragione, bisogna ammettere che nessuna tesi è dimostrabile ma , se non si vuole ammazzare la nostra speranza, un anelito di pace, un filo di illusione, una fantastica chimera dobbiamo lasciarla aleggiare sul nostro capo. Come possono i musulmani pretendere di dettare legge in casa nostra? E come si può intavolare un discorso su un’esternazione di un sentimento che è dentro di noi? Nessuno contesta che loro adorino il loro Maometto senza volto o che gli indiani s’inginocchino davanti alla Trimurti o alla dea Kalì. Lasciamo pure che i giapponesi credano che il loro imperatore sia un dio, figlio di Amaterasu. Tanto lo sappiamo tutti che questi sono solo ricordi filogenetici che l’uomo moderno conserva nella sua crescita ontogenetica per tradizione o pigrizia ma che, depurandosi gradatamente negli anni, della scorza fiabesca, metteranno alla luce un anelito alla trascendenza che lo farà risplendere nella sua più intima essenza, che travalica ogni sterile polemica ed ogni luogo comune.

A mio parere

Il miglior modo per trovare tempo (soprattutto per gli anziani), per trastullarsi le giornate in tutte le stagioni, è non trovarlo.

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com