scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La psicanalisi" pag.1

di Dino Licci

Per un biologo appassionato di filosofia, assistere ad una convergenza frequente ed abituale tra intuizioni geniali della filosofia e realtà verificabili della scienza, è quanto di più stimolante esista in natura. All’evoluzione biologica che regola la vita del pianeta, si accompagna un’evoluzione gnoseologica che, nel caso dell’uomo, creatura cosciente di sé, raggiunge traguardi tanto ambiziosi, da tendere a sfociare nell’autodeterminazione. Da sempre l’uomo si è
interrogato sul proprio destino e sulla conoscenza di se stesso e già l’oracolo di Delfi più di duemila anni fa, ammoniva : “conosci te stesso” (gnỗthi seautón)
esortando a quell’ esercizio mentale che era l’attività prediletta da Socrate. Platone poi, che di Socrate era il discepolo, nel “Fedro”, col mito dell’auriga, delinea con chiarezza quel coacervo di pulsioni contrastanti che fanno dell’uomo un essere così unico e speciale.
Quelle che la scienza moderna indaga come reazioni complesse e misteriose della nostra attività cerebrale, il complesso chimico che si accompagna a fenomeni elettrici e che sfociano nell’imperscrutabile mondo del pensiero astratto, fin dai tempi antichi prese il nome di anima, concetto quanto mai sfumato, che vorrebbe l’uomo immortale reincarnarsi infinite volte (metempsicosi, filosofia orientale, eterno ritorno di Nietszche) o finire davanti al giudice supremo per ottenere il premio od il castigo eterno (religioni abramitiche). Platone ci descrive l’anima come una biga trainata da due cavalli, uno bianco (la
spiritualità) ed uno nero (la passione) con l’auriga (la ragione) che si destreggia per non farsi sopraffare dal cavallo nero e raggiungere invece l’iperuranio, il luogo metafisico sede delle idee, laddove l’anima si purifica ritardando il fenomeno della reincarnazione.
C’è in questa visone di Platone, un concetto ripreso dalla scienza moderna sia con le geniali intuizioni di Freud e Jung, sia con gli studi biologici dell’etologia e della neurologia comparata.
L’anima platonica indicata nel mito della biga alata come un complesso eterogeneo che delinea già un superamento del manicheismo di Zoroastro, prelude a quegli studi molto più complessi che saranno messi a punto dagli studi di un neurologo (Freud) e di uno psichiatra (Jung) che così usciranno dai limiti angusti della pratica medica, per elevarsi a tutto titolo al rango di
veri filosofi.
Freud, elaborando teorie filosofiche che furono già di Schopenhauer, evidenzia l’esistenza nell’uomo di un subconscio che lo declassa da quella posizione di privilegio cui egli si era abituato.
Quella di Freud è la terza ferita inferta all’umanità dalla fine del periodo medievale vissuto sotto l’egida del creazionismo e della visone aristotelica del mondo.
La prima ferita gli viene inferta dagli studi di Copernico suffragati dalle
scoperte di Galileo e Newton,per cui la terra perderà il suo ruolo di centro dell’Universo.
La seconda ferita gli deriverà dagli studi di Darwin che dimostra come l’uomo non sia stato creato direttamente da Dio a sua immagine e somiglianza, ma sia
un animale in continua evoluzione. Egli, ad un certo punto della sua esistenza, si arricchirà di due peculiarità: il centro di Broca che gli consentirà di formulare il linguaggio e quindi la cultura e l’uso delle mani col pollice opponibile, che gli consentirà di crearsi l’organo accessorio dalla ruota al
computer e quindi la tecnologia.
La terza ferita la dovrà a Freud, il quale dimostra, con la scoperta dell’inconscio, come l’uomo non sia più “padrone in casa propria”, dovendo fare i conti con quelle “pulsioni” che la mente tende a nascondere, ma che riemergono nei sogni e in alcune patologie mentali.
Nel corso dei suoi studi, Freud formula una teoria topica nella quale ipotizza tre “loci” nei quali risiederebbero l’inconscio (zona oscura e sepolta), il preconscio (zona d’ombra i cui contenuti possono riemergere) ed il conscio ( la nostra consapevole ragione). Molto più interessante la sua seconda teoria, quella dinamica in cui l’uomo si relaziona con se stesso attraverso tre forze : l’Es che è costituito dalle nostre pulsioni e desideri più reconditi, il super io paragonabile all’imprinting dell’etologia, cioè l’insieme delle norme e divieti che abbiamo interiorizzato in età infantile ed adolescenziale e
l’io, la parte più razionale che fa da tramite o da cuscinetto tra le spinte impulsive dell’es e le norme morali del super io.
L’es è molto di più che un serbatoio di pulsioni, perché priva l’uomo di gran parte del suo libero arbitrio rendendolo un “funzionario della natura” laddove emergono due prerogative salienti non solo dell’umanità, ma di tutte le
specie viventi del pianeta: la sessualità e l’aggressività.
Senza queste prerogative, la vita cesserebbe d’esistere ma cesserebbe d’esistere, nel caso dell’uomo, animale sociale, anche senza la capacità di relazionare da cui la necessità di regole, fissate nel super io, che supportino il vivere civile. L’io fa quindi da cuscinetto impedendo che queste due spinte
entrino in contatto generando un corto circuito, una psicosi, di cui la psicoanalisi freudiana non si occupa (se ne occuperà invece Jung) o una nevrosi quando, pur non venendo in contatto, il super io eserciti un’azione troppo drastica nei confronti delle pulsioni dell’es.
Sempre secondo Freud, i desideri repressi ricompaiono nei sogni sotto forma di segni, per lo più di carattere sessuale che darebbero precise indicazioni sulle origini di una nevrosi.
La sessualità riveste una grande importanza per Freud e, nel corso della vita, è legata agli orifizi che mettono in comunicazione l’interiorità dell’individuo con il mondo esterno.
La bocca è legata all’assunzione del cibo e, nello sviluppo della personalità, costituisce la fase orale legata al piacere che il bambino prova nel suggere il latte e che porterà a gravi patologie alimentari (anoressia, bulimia) ove fosse viziata da carenze iniziali.
Il cibo è legato indissolubilmente alla stessa esistenza ed i disturbi dell’alimentazione evidenziano chiaramente un conflitto interiore sulla volontà di esistere.

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