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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La psicanalisi" pag.2

C’è poi la fase anale, in cui il bambino, conscio di poter, con la sua volontà,
trattenere o meno le feci, comincia ad esercitare la sua capacità di controllo, dapprima su se stesso, sui propri giocattoli, sulla propria stanza, quindi sugli altri ed in modo latente, sul resto del mondo. Insomma dalla fase dell’avere si passa alla fase dell’essere ed il regredire o rimanere “fissati” in queste fasi, comporterà gravi disturbi nevrotici.
La fase orale dura per i primi due anni ed una lettura puramente biologica, la identifica come un bisogno della specie di educare la prole al proprio sostentamento in modo da poter crescere ed a sua volta procreare (non per niente esistono le cure parentali tanto più complesse e durature quanto più evoluto è il cucciolo cui accudire). La seconda fase dovrebbe durare fino ai quattro anni ed istruisce il bambino sul significato di essere-potere. Un adulto che regredisce o si fissa in questa fase, accorgendosi di non poter dominare tutto il mondo, comincia a pensare che “il mondo” trami contro di lui e fa sfociare questa sua patologia in una sorta di paranoia.
La terza fase è quella edipica così detta perché richiama la nota tragedia di Sofocle, “l’Edipo re” e conduce il bambino fin verso i sei anni a trovare la sua identità e capacità di relazionare con gli altri e soprattutto con l’altro sesso.
La libido legata alle tre fasi non è da intendersi come prettamente sessuale, ma come l’energia psichica che consentirà la normalità dell’esistenza. Il maschio che vuole uccidere il padre per prenderne il posto e giacere con la madre esaspera e stigmatizza il linguaggio truculento ed ancestrale del nostro inconscio non ancora educato alla ragione, ma praticamente significa voler imitare il padre per scoprire la propria identità maschile ed il desiderio di giacere con la madre, primo essere di sesso diverso in cui incappa, lo indirizza verso i corretti rapporti con l’altro sesso. L’impossibilità che questo suo desiderio venga esaudito porta alla frustrazione in caso di patologia, all’impegno sociale per raggiungere lo scopo prefissato, nella fisiologia comportamentale.
Comunque, secondo Freud, per tutta la vita permane un conflitto tra l’es ed il super io. Condizione questa che costringe l’io a mediare in continuazione e vedersi sopraffare dalla nevrosi quando il super-io ed i dettami sociali siano così rigidi da non consentire il soddisfacimento dei propri desideri inconsci o
viceversa degenerare nella perversione, quando sia l’es a prendere il sopravvento.
Contro questa visone freudiana per cui l’io, la razionalità,è sempre presente nell’uomo a fa da tramite tra pulsioni ataviche e regole morali, si schiererà ad un certo punto Jung, per il quale la follia fa parte della quotidianità di ogni individuo ed anzi ne delineerà il carattere. Le leggi morali sono infatti identiche per tutti e la peculiarità di ogni individuo dipenderà da quale tra le numerose pulsioni che agitano il suo subconscio, si manifesterà con maggiore evidenza.
Il subconscio di Jung è simile al mondo degli dei per i quali non esiste una differenza tra bene e male ma ogni cosa è buona anche se nella nostra visione delle cose appare completamente contraddittoria. Mentre per Freud la libido era asservita alla sessualità, per Jung essa viene intesa come energia vitale, di cui la sessualità è solo una componente sia pure importante. La libido è la forza indifferenziata che caratterizza gli dei, da cui l’uomo proviene, dei che racchiudono al loro interno, anche in modo contraddittorio e casuale, tutte le passioni umane.
Dal subconscio descritto da Jung emerge una sola di queste componenti che costituirà la personalità del singolo, mentre la razionalità e la normalità sarà data dalla capacità dell’io di impedire che esse riemergano dal profondo tutte insieme. Questo contenitore tenuto nascosto da una sorta di velo di Maya, è ben rappresentato dal mondo dei sogni laddove non esiste la causalità, non esiste il principio di non contraddizione e non esistono limitazioni spaziali o temporali ma tutto è possibile come un enorme contenitore paragonabile appunto al variopinto pantheon degli dei. Importanti per Jung sono poi i simboli da non intendersi come i segni di Freud riportabili ad un’esperienza passata che l’io ha relegato nel subconscio, ma come una manifestazione di capacità creativa, una
potenzialità indifferenziata che emerge per esempio nei poeti e nei bambini quando ancora un simbolo non è stato codificato dalla ragione.
Come dobbiamo educare i bambini a riconoscere da un simbolo indifferenziato un segno concreto (una penna serve a scrivere e non ad infilarsela in bocca o usarla come arma), così giornalmente dobbiamo educare noi stessi alla ragione con un lavoro incessante e continuo che ci preservi dalla follia.
Anche riguardo il concetto di nevrosi i due pensatori, che non dobbiamo dimenticare fossero medici, divergono. Se per Freud la nevrosi è la negatività di un avvenimento passato, rivivendo il quale, il disturbo scompare, per Jung essa è anche proiettata nel futuro e compare quando non siamo in grado di realizzare le nostre ambizioni.
In questo senso essa è anche un fattore di esortazione e non sempre una nevrosi è sinonimo di malattia e sofferenza ma, sempre secondo Jung, a volte essa ha una finalità positiva e stimolante. Lo scopo della psicanalisi infatti per Jung riporta alla primitiva esortazione dell’oracolo di Delfi: ”conosci te stesso” o , per dirla con Nietszche : “diventa ciò che sei” uscendo dalla pedissequa imitazione dei modelli offertaci, ma scavando in se stessi per scoprire chi in effetti si è e vivere secondo il nostro personale modello. Riuscire a diventare ciò che si è, guiderà l’umano fuori dalla nevrosi e forse addirittura condurrà alle soglie della felicità.

Considerazioni e conclusioni

Il pensiero di Freud e quello di Jung costituiscono dei capisaldi nella corsa verso la conoscenza dell’Umanità, ma la psicoanalisi non può essere considerata una scienza.
Secondo Popper, i seguaci di tale disciplina, tendono a rifiutare le critiche e bollare come disinformato chi non creda ad essa come scienza ma solo come teoria o pseudoscienza. Ma una teoria scientifica deve essere controllabile empiricamente ed essere “falsificabile” e, sempre secondo Popper, la psicoanalisi non lo è perchè tende a mantenersi in vita contro l’evidenza e ad autoconvalidarsi perché costruita in modo da risultare immune da falsificazione e dalle continue correzioni cui invece la Scienzacontinuamente si sottopone.
Il filosofo francese Ricoeur, ricordando come la psicoanalisi si serva di metodi interpretativi, ne delinea la differenza con le scienze naturali, che invece utilizzano l’osservazione di tipo empirico e sperimentale e si riallaccia alla tradizione ermeneutica, e più precisamente a quel movimento che contestava il primato delle Scienza naturali del positivismo di Comte e Saint-simon, distinguendo tra scienza naturali e scienze umane. Leggendo a fondo Ricoeur, si arriva comunque alla conclusione che la psicoanalisi non sia una scienza esatta non essendo, per forza di cose riproducibile.
Infatti la psicanalisi sarebbe una scienza ermeneutica dove i messaggi inviati dal paziente al terapeuta devono essere soggettivamente interpretati e decifrati dall’operatore che si industria di cogliere i singoli eventi nelle loro unicità e irripetibilità (Ermeneutica del sospetto) .
La psicoanalisi sarebbe dunque una scienza idiografica, (interpretativa, narrativa, storicizzante) ma incapace di individuare leggi di carattere generale come invece fanno le scienze naturali che sono invece nomotetiche.
In difesa della psicanalisi è sceso in campo Hartmann , psichiatra ed esponente di rilievo della corrente postfreudiana definita “Psicologia dell’io”, che ha definito la psicanalisi come una scienza empirica ma ancora giovane, scusandone la mancanza di rigore metodologico e l’incertezza concettuale con la difficoltà della materia da trattare.

In conclusione io ritengo che la psicoanalisi, pur non essendo inquadrabile nel novero delle Scienza naturali, abbia apportato un enorme contributo alla conoscenza dell’umanità e debba costituire oggetto di studio e di assidua ricerca.

Sembra facile

Quando leggo qualcosa di Dino, e mi riferisco soprattutto a "pezzi" come questo, mi vengono in mente certi strumenti che nei mercatini e nelle fiere maneggiano alcuni giocolieri, artisti, non saprei come definirli...costoro dispongono sul banco piatti e piattini fioriti di frittelle a forma di fiori, di stelle...spirali di carote, tulipani di ravanelli, piccoli cigni di rape bianche...Questi manufatti sono ricavati anche da da pere, mele, zucchine, patate in bella mostra...I piccoli utensili vanno a ruba: poi, nell'intimità della cucina, le massaie sgomente si renderanno conto che quel che avrebbero dovuto comprare erano le mani del venditore. Perché quest'idea? Perché questi saggi nella loro scorrevolezza sembrano semplici...ma pensate quanta abilità ci vuole per trattare in poche righe materie complesse, nei cui meandri altri si perderebbero.Credo che Dino sia un divulgatore nato, con capacità di esposizione e di sintesi davvero non comuni.

la psicanalisi è una scienza?

Quando si parla di Freud, Jung, Es Io e superIo, non sono mai letture facili, non solo per i contenuti che richiedono attenzione e riflessione, ma anche per la terminologia usata che sembra riservata ad addetti ai lavori, e per vari richiami all'antica Grecia che se non se ne è a conascenza non si capisce di cosa si parli
Gli scaffali delle librerie e soprattutto delle biblioteche sono pieni di libri di Freud, Jung e altri; non poteva quindi mancare questa materia all'interno di Scrigno, che in questo modo si è ulteriormente arricchito. Bene.
Non so dire se la psicanalisi sia una scienza. Se la scienza è conoscenza allora lo è. Sicuramente è lo strumento che porta alla conoscenza di se stessi. Ma preferisco usare la metafora del viaggio. La psicanalisi è quel viaggio, infinito e affacinante per chi lo intraprende, che porta a conoscere se stessi, a capire come si è fatti e perchè ci si comporti in un modo piuttosto che un altro.
tutti amiamo viaggiare, visitare paesi esotici e non, ma pochi sono quelli che intraprendono il viaggio della psicanalisi, perchè richiede impegno. E' sempre molto facile giudicare come sono fatti gli altri o commentare il loro operato, ma giudicare se stessi e il proprio modo di fare è assai difficile.
Stefano.

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