scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il gatto del soldato" pag.1

CI FU UN TEMPO in cui la terra dove sono nato si chiamava Persia. Ma io
non appartengo alla razza persiana né a nessun’altra razza. Non sono un
meticcio e, al contrario di tutti gli altri gatti del mondo, non ho neppure
un nome. Meglio così, piuttosto che quei nomi idioti del tipo: Fuffi,
Pallino o Ginger. Per il mio piccolo amico, Mustafà, ero semplicemente
“il gatto del soldato”.
Io e Mustafà ci eravamo conosciuti a scuola. Suo padre lo accompagnava ogni giorno tenendolo per mano sino al cancello. Il padre di Mustafà, lungo e magro, portava sempre una giacca scura con le maniche troppo corte.
Mustafà era minuto, di pelle olivastra, le manine gesticolanti, un tipetto tutto nervi e calzoncini corti. Entrava in classe con gli occhi neri che brillavano. Lì trovava i suoi compagni.
I suoi prediletti erano Sultan, Mohammed, Kadim, Ismaeel, Alì. Quel giorno la maestra Shajida stava raccontando una storia straordinaria. L’ovale del suo volto da ragazzina era incorniciato dallo hijab. Nel silenzio dell’aula echeggiava la musica ininterrotta della sua voce. Tutti ascoltavano come se fosse la preghiera del venerdì.
Era la prima volta che Mustafà sentiva parlare a quel modo della sua
città. Non aveva mai pensato che potesse essere diversa da come l’aveva
sempre vista. Tutti quei popoli che l’avevano abitata – Sumeri Accadi
Amorrei Assiri Persiani – ebbene, l’avevano anche amata. La maestra
Shajida evocava un sacco di cose meravigliose: Babilonia, i giardini
pensili, il codice di Hammurabi, i califfi abbàsidi, le mille e una notte, Madit el Salama – l’antico nome di Baghdad, che significa la Città-della-pace. Mustafà ascoltava e fantasticava. La maestra Shajida raccontava di un genio della lampada magica che a bordo del tappeto volante viaggiava attraverso il tempo e lo spazio. Il viaggio lo trasfigurava, logorava vesti e corpo, erodeva il potere della lampada sino a ridurla a un rottame. La lampada magica era Baghdad e il genio era il suo spirito.
– Tamerlano trionferà di nuovo, – disse la maestra Shajida. – È il
destino di queste terre. La Città-della-pace verrà rasa al suolo per
l’ennesima volta e insieme a questa scomparirà un pezzo di storia
dell’umanità.
Mustafà rimase allibito:
– Scompariranno anche i gatti? – chiese, sgranando gli occhioni neri
che brillavano.
Le labbra della maestra Shajida si incresparono e apparvero due file di
perle bianchissime:
– Sì, – disse. – Anche i gatti.

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