scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il gatto del soldato" pag.4

Fu allora che Mustafà incominciò a disegnarmi. Dapprima si limitò a
ricopiare il disegno che aveva fatto il soldato. Lo ripeté due,tre, quattro volte. La sua mano divenne più sicura e riempì il taccuino di miei ritratti.
I gatti disegnati si moltiplicavano tra i fogli come nel Castello dalle mille e una porta. A scuola, mentre la maestra Shajida spiegava, Mustafà mi disegnava, staccava accuratamente la pagina del taccuino e la regalava al compagno più vicino. Non soltanto la classe di Mustafà, ma l’intera scuola si riempì di gatti disegnati. Feci la mia apparizione persino su qualche lavagna. Alcuni compagni di Mustafà, tra cui l’amico Kadim,impararono a disegnarmi. Ben presto Baghdad pullulò di gatti disegnati. Incominciai a circolare in altre scuole, nei luoghi di ristoro, nei mercati.
Molti dei disegni riportavano un titolo in inglese: Soldier’s cat. Per questo ci fu chi mi scambiò per un marchio di fabbrica, chi per il simbolo di un partito o di un gruppo terroristico, chi mi credette un segnale in codice, chi una spia americana. Nessuno si chiedeva che nome potessi avere e neppure sapeva che non l’avevo affatto, né conosceva il nome del mio padrone, né dove abitassi. Ma non ero un gatto anonimo: per tutti i bambini di Baghdad ero “il gatto del soldato”.
Finché un giorno uno dei miei ritratti finì tra le mani di un giornalista europeo, Enzo Baldoni. Più che un giornalista, credo che fosse un idealista. Con uno scanner digitalizzò la mia immagine e la inviò non soltanto alla sua redazione, ma la divulgò attraverso la rete raggiungendo i computer di tutto il mondo. Mi trovai così sulle prime pagine di molti giornali, fra cui l’iracheno Al-Sabah.
Mustafà era contento:
– Hai visto, gatto del soldato? – mi disse. – Il Castello dalle mille e una porta esiste davvero e tu sei entrato nella stanza esagonale senza accorgertene. Non sei fortunato?
– Certo, mio piccolo amico, fortunato davvero. Quando ti dissi che avevo anch’io un mio sogno, ebbene era questo: che tutti, nel mondo, si
accorgessero che esistono ancora gatti disegnati.
– Se ne accorgeranno anche i capi di questi soldati?
– Oh no, Mustafà. Chi comanda questi soldati continuerà a fingere di
non vederli.
– Vorrei che non fosse così, gatto del soldato. Vorrei che i gatti
disegnati si ribellassero e che miagolassero a tutti gli abitanti della Terra quanto può essere bello avere un gatto come te.
Fu l’ultima volta che vidi brillare gli occhi neri di Mustafà. Da allora incominciai a fare dei brutti sogni. Il più brutto riguardava proprio il mio piccolo amico. Sognai suo padre, lungo e magro, che lo teneva per mano sino al cancello. Sognai un’esplosione devastante come l’urlo delle orde di Tamerlano. Il padre di Mustafà fu scagliato per aria. Lo sognai che si rialzava smarrito, la giacca scura imbiancata di polvere. Il califfo Harùn al-Rashìd e il suo fedele Masrur si erano portati via Mustafà.
Poi sognai che qualcuno scriveva questa storia e qualcun altro,con
raccapriccio, la leggeva.
Un gatto disegnato non dovrebbe fare questi sogni.

Storia di un gatto

Ho letto con grande emozione questo racconto bellissimo, che è scritto con grande sensibilità e delicatezza, cosa non facile quando si parla di cose terribili.Eppure c'è una grazia, una fantasia, una leggerezza nell'uso della scrittura che le parole arrivano al cuore con un'immediatezza straordinaria.Questa è davvero una favola amara dei nosti tempi, ma tuttavia nella grande tradizione delle fiabe, con un pizzico di quella vena affettuosa e dolente che ci fece amare tra tutti il Piccolo Principe.

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