scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"CAPITOLO CHIUSO" di Rita Mazzon

di Rita MazzonCi sono certi oggetti che trasmettono stati d’animo diversi a seconda dei momenti.
Talvolta aspetti dei giorni con ansia, ma poi si trasformano in altri.

Mara sapeva che avrebbe festeggiato con suo marito l’anniversario. Sarebbero andati al ristorante. Avrebbero ordinato lo stesso menù di quella sera, in cui lui le aveva chiesto di sposarlo.
Un sorriso infantile si stampò sulla faccia, mentre guardava la commessa del negozio che incartava il pacchetto con la carta rossa. Piccolo, minuscolo regalo. Stava chiuso nella mano. Eppure era una portachiavi importante, perché racchiudeva gli anni passati assieme.
Immaginò quando Mario avrebbe aperto la scatola e l’avrebbe baciata. Si umettò le labbra. La lingua le procurò una sensazione strana. Un brivido le corse lungo la schiena.
Doveva fare presto. Si era attardata troppo a guardare le vetrine del centro.

Mario osservava l’orologio insistentemente, mentre il cliente parlava. Metà del suo cervello era assente. Aveva promesso a Mara che sarebbero andati al ristorante. Doveva ritornare a casa a recuperare la ricevuta che aveva dimenticato. Aveva fatto aggiungere un ninnolo al bracciale della moglie. Doveva andare dal gioielliere e poi prepararsi per uscire con lei.
Il cliente gracidava. Aveva alzato il tono della voce. Forse si era reso conto della sua disattenzione.
Mario giocava con le chiavi sul tavolo. Il portachiavi un po’scrostato dava un suono ritmato all’assolo di quell’uomo. Finalmente Mario riuscì a intrufolare quattro parole al momento giusto. Chiuse le carte, si precipitò verso l’auto.
Arrivato a casa, infilò la chiave nella porta. Non si accorse della persona che si trovava nella penombra del pianerottolo. Una mano docile gli toccò il braccio. Lui, nonostante quel movimento fosse stato lento, ebbe un gesto brusco.
Si voltò di scatto e rimase stupito. Davanti a lui c’era Chiara.
Aveva avuto un lunga storia con lei prima di conoscere Mara. Mario non riuscì a parlare.
Lei si spostò verso la luce. “Come era bella!”. Pensò.
Poi riavutosi. “Come mai sei qui? Entra!”.

Lei si limitò a dire che era venuta in città per una commissione.
Mario la fece accomodare nel salotto.
Si osservarono intensamente. Come per carpire dai loro atteggiamenti se fosse rimasto qualcosa del loro amore.
“Tutto è rimasto uguale in questa stanza!”. Sbottò lei.
Poi fermò lo sguardo sulle tende di un colore rosa antico. Su certi fiocchi al centro dei cuscini. Leziosità che non appartenevano al suo carattere, poco incline ai vezzi.
I mobili erano gli stessi. Il divano era quello su cui avevano fatto spesso l’amore…
Sul comò notò lo scrigno di mogano intarsiato, che lei aveva regalato a Mario.
“Là ci terremo i nostri segreti.”. Gli aveva sussurrato quel giorno.
“Cosa fai adesso. Come stai? Sei sola?”.
Domande disgiunte. Una prassi, come quando si incontra un amico dopo anni.
Lei allora si sentì a disagio. Sapeva che lì era fuori posto.
Avrebbe voluto andarsene, ma si sentiva incollata a quel divano.
Lui andò in cucina per prepararle un caffè.
Chiara, rimasta sola, si alzò. Osservò attentamente lo scrigno.
Prese dalla borsa un pacchetto di lettere legate con un nastro. Le fece scivolare dentro.
Ormai non aveva più alcun diritto verso quell’uomo.
“Capitolo chiuso!” Pensò. L’aveva amato e forse l’amava ancora.
Lui si era fatto una vita ed ora lei voleva restituirgli attraverso gli scritti tutto l’amore che lui le aveva donato.
Bevve il caffè in fretta, ustionandosi la lingua.
Doveva andarsene al più presto. Salutò con una scusa Mario.
Lui fece una sacco di congetture. Ebbe però un fremito quando si accorse che la lancetta dell’orologio era troppo avanti per concedersi altre domande. Si affrettò ed uscì.

Chiara aveva una lotta di sensazioni nel petto. Le venne un senso di colpa. Si diede dell’incosciente. “Cosa le era saltato in mente di andarlo a trovare? E poi lasciargli le lettere!”.
Poco convinta di avere fatto la cosa giusta ritornò indietro.
Suonò alla porta. Nessuno rispose.

Mara aveva fatto la strada di corsa. Avrebbe già dovuto indossare il vestito di colore amaranto. Pregustava la seta sulla pelle.
Mise la mano nella borsetta per cercare la chiave di casa. Alzò lo sguardo. Andò a sbattere contro due occhi celesti, acquosi.
“Cerca qualcuno?”. Le parole ansimavano per la corsa.
“Stavo andando via.”.
“Ma lei chi è?”.
Picchiava la domanda per avere una risposta pronta, precisa.
“Sono Chiara, una vecchia amica di Mario.”.
In quegli occhi svuotati dal presente, pieni di acqua, Mara si sentì affogare.
“Io sono la moglie di Mario e lui non mi ha mai parlato di Chiare. Perché è qua?”.
Le aveva sbattuto addosso una frase senza convenevoli, chiusa nel suo ruolo.
Allora vide la donna chinare il capo, indietreggiare.
Mara capì di essere stata scortese.
La mano della sconosciuta indugiò a chiudere un bottone della giacca.
“Sono venuta qui per caso. Ho il treno che fra poco parte. Piacere di averla conosciuta. Mi saluti Mario.”.
Mara la scorse tranquilla scendere giù per le scale.
Lei era felice. Avrebbe passato una serata splendida. Per colpa di quegli occhi si era arginata la sua gioia.
Entrò in casa. Domande taglienti, risposte inconcludenti sforbiciavano nella testa.
“Perché quella donna era venuta?”.
Non voleva pensarci. Sicuramente avrebbe parlato di quella donnina più tardi al suo Mario.
Si avvicinò al comò. Apri lo scrigno. Voleva riporre il piccolo regalo.
Scoprì che il posto era stato già occupato. Quel pacco di lettere che ci faceva là?

Mara chiuse il diario. Erano passati molti anni ormai. Solo dopo molto tempo era riuscita a riaversi ed aveva avuto il coraggio di scrivere la storia.
Nel diario si parlava di uno scrigno, di un mese, novembre ed un anniversario, il terzo…
Si parlava dell’ultimo giorno passato assieme al suo Mario…
___________________________________________________________________________
Vota qui il racconto per il Primo Concorso Letterario di Scrigno

Capitolo chiuso

Andrea
Già una certa Pandora aveva scoperto che certi vasi è meglio che restino chiusi, e qui abbiamo una variante per la serie "il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi".
Mille domande che restano aperte come quando, comprando un vecchio libro usato,una lettera ingiallita ci scivola tra le dita.

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com