scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"24 Dicembre" di Autore Anonimo

dedicato a G.

“Farò tutto oggi, nel pomeriggio”.
Ripetevo questa frase a mia madre ogni volta che mi chiedeva qualcosa.
E lei non capiva.
L'ho accompagnata a fare la spesa stamane. Nonostante le sue insistenze, non mi sono preso nulla per me.
“Il tuo dietor è finito. Qui costa meno. Perchè non lo prendi?”
“Farò tutto oggi pomeriggio”.
Lei, convinta di non essere vista, ne ha fatto scivolare una confezione nel carrello.
“Va bene – ho pensato – la utilizzeranno lo stesso”. E l'ho lasciata fare, fingendo di non vedere.
Sono terminate anche le pastiglie. Quelle del colesterolo e quelle per dormire.
Lei me lo ha fatto notare e, quando sono uscito di casa nelle prime ore del pomeriggio, avrà pensato che stavo andando in farmacia.
E' rimasta perplessa quando, sulla porta di casa, l'ho salutata sfiorandole il viso con un bacio. Mi ha detto: “Perchè mi saluti? Tanto ci vediamo tra poco...”
Le ho sorriso. Ma non ho risposto.
E' tutto pronto.
Nel portafogli ho i soldi, i documenti e le ricette della dottoressa.
Ho indossato tutti i miei vestiti preferiti. Anche quelli di quando ero grasso. Fa molto freddo oggi ma non so come sarà dove sto andando.
Ho preso la metropolitana e sono sceso una fermata a caso.
C'è molta gente in banchina ma nessuno bada a me che scendo sulle rotaie e cammino a ritroso lungo i binari fin dentro la galleria.
La gente è egoista. Pensa ai fatti propri e non capisce. Potevano fermarmi e non lo hanno fatto, voltando lo sguardo dall'altra parte.
Qualcuno avrà anche chiesto: “ma che fa quello là?”. Qualcun altro gli avrà risposto: “lascia perdere. Son fatti suoi”.
Ma forse è meglio così. Significa che questo è il mio destino. Che è la cosa giusta.
Mentre sono qui, sdraiato sulle rotaie, poco prima di chiudere gli occhi e attendere l'avvicinarsi della luce e un urto che non sentirò, la paura è tanta ma la determinazione mi inchioda, immobile, al mio fato. Penso al volto di mia madre, al suo dolore ma anche al suo sollievo.
Amerà il ricordo di me e non le botte che le davo incitato dalle voci nella testa.
Amerà il figlio che avrei voluto essere e che non sono stato nonostante le medicine.
Troverà il biglietto che le ho lasciato sotto al materasso, con la data di oggi, 24 Dicembre.
Piangerà.
E le sue lacrime laveranno via la mia follia.

La follia

Chi è pazzo può essere cosciente della sua pazzia? Il racconto mi ricorda un libro che lessi in giovane età: “Comma 22” di Joseph Heller . La trama riguardava alcune pericolosissime missioni di volo dell’esercito americano operante in Italia durante la seconda guerra mondiale. Dalle missini potevano essere esentati i piloti che ne facessero domanda secondo questo iter burocratico:
Articolo 12, Comma 1
«L'unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia.»
Articolo 12, Comma 22
«Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo.»
Certo ricorda il famoso paradosso di Epimenide o quello del barbiere di Bertrand Russell, ma la vita spesso ci fa incappare in tante strane vicende in palese contrasto col principio di non contraddizione della logica aristotelica. Tornando al nostro racconto, ammesso che l’autore, peraltro anonimo, si riferisse ad un vero matto, bisognerebbe dedurne che un matto non è sempre tale, ma ha dei lunghi periodi di una lucidità tale da autogiudicarsi con un’autoanalisi e capacità di giudizio da fare invidia a un qualsiasi giudice operante nella nostra magistratura.

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