scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'iter diagnostico del signor Quid" pag.1

La sala d’aspetto del Grande Luminare è di un bianco abbagliante.
Ciò vale per ogni superficie. Dai luccicanti pavimenti, ai tavoli, vasti e sgombri, simili a grottesche superfici d’atterraggio, alle candide pareti, non tralasciando le calze dell’infermiera, che siede dietro la scrivania, avvolta in un alone di gelida bellezza.
Il tutto dovrebbe indurre nei pazienti, seduti in trepida attesa sul bordo dei bassi divani, un senso di purezza che va al di là della semplice igiene, per sconfinare nella trascendenza dello spirito.
Sia chiaro, sembra dire tutto quel bianco, seppur implicitamente, qui dentro non ci si limita a curarvi dei vostri banali acciacchi, distribuendo capsule, iniezioni e unguenti, magari non sempre a proposito, quasi ci si trovasse in una sottospecie di drogheria d’altri tempi, in cui un tizio roseo e paffuto pesa la merce su un’antiquata bilancia, spesso rubando sul peso.
Entrando qui non si viene accolti dal delicato e struggente afrore del detersivo alla lavanda, né dall’arguto aroma del caffè sfuso. Non ci sono caramelle di variopinti colori, in bella mostra nei vasi di vetro. Anzi, una delle cose che, appena entrati, balza all’occhio o piuttosto al naso, è proprio l’assenza di qualsiasi odore, eccettuata qualche lontana e vaga traccia di disinfettante per pavimenti ed appena un accenno di profumo nei pressi dell’infermiera, che se non fosse così algida e noi non si fosse presi da ben altri pensieri, verrebbe voglia di sfiorarle il collo con labbra timide, ma è così che va il mondo.
Certo ci sarà qualcuno che si bea delle attenzioni di quella procace bellezza, ma non certo noi, ognuno con la sguardo fisso al soffitto, intento nell’elencazione mentale dei propri acciacchi, casomai, dio non voglia, ne dimenticassimo qualcuno in presenza del Grande Luminare e speriamo almeno che siano risolvibili, mia cara signora, che una cosa son i fastidi ed altra le malattie, per le quali spesso non v’è altro rimedio che un palmo di terra, sotto il quale rifugiarsi all’asciutto fino a quando il buon dio vorrà.
Ma torniamo per un attimo all’infermiera, con la cui procace bellezza qualcun altro si sollazzerà di certo, dicevamo e magari potremmo immaginarla sulle ginocchia del Grande Luminare, quando l’immenso studio è finalmente deserto, il buio è sceso sulla città ed egli pone la stanca fronte e gli ancor più stanchi pensieri, nel cavo del generoso seno di ella.
L’idea di per sé sembrerebbe un tantino irriguardosa, soprattutto in cagione del fatto che la si partorisce nei confronti di chi si accinge a salvarvi la vita o magari l’ha già fatto, con il semplice accettare, nel tumulto di decine di supplichevoli telefonate, d’occuparsi del vostro umile caso.
Ed infatti, irriguardosa o meno, l’immagine viene subito ricacciata nei pozzi neri dell’oblio, non appena il Grande Luminare fa comparsa sull’ingresso del suo studio privato.
Indossa un camice immacolato, che per contrasto fa sembrare le candide pareti come opache, quasi grigie. Anche i capelli sono bianchi, una chiara matassa interrotta qua e la da qualche filo d’argento e le unghie, le unghie signora mia, perfettamente curate, immacolate, per non parlare dello sguardo, trasudante magnetiche emanazioni.
Qui non si vuol parlare di miracoli, sia chiaro, cara signora, che queste cose tocca ad altri indagarle, ma corre voce che più d’uno sia stato risanato da uno sguardo del Grande Luminare e si dice che al suo semplice apparire in corsia, folle di moribondi gettino via impacchi e stampelle, per correre alla luce del sole, pazzi di gioia e gratitudine.
Il Grande Luminare entra nella stanza immerso in un alone di serenità spirituale. Non si può neanche dire che cammini. Piuttosto sembra scivolare sul pavimento quasi fosse incorporeo, ultraterreno, al di là della materia e delle misere sofferenze ad essa connesse.
Il silenzio diventa quasi palpabile quando, con voce perfetta e priva di qualsiasi inflessione dialettale, chiede all’infermiera se vi siano pazienti in attesa, quel pomeriggio.
E’ ovvio che è l’umiltà, panno regale di cui solo la vera scienza s’ammanta, ad impedirgli di notare la folla che riempie la sala d’aspetto. Folla che a quelle parole quasi trattiene il respiro, dio non voglia che l’infermiera, sbattendo le ciglia, dica no, oggi non c’è nessuno per lei, professore ed un errore nella prenotazione è sempre possibile.
Anche se, ognuno dei pazienti in attesa, è stato preceduto da una telefonata di qualche influente personaggio, politico o ecclesiastico che fosse, per caldeggiare, raccomandare, assicurarsi che il Grande Luminare s’occupasse personalmente del caso, senza demandarlo a qualcuno dei suoi volenterosi e per carità, pur bravi assistenti.
E dopo la telefonata, ognuno esce di casa con la certezza che il Grande Luminare aspetta te e solo te, anzi ti accoglierà personalmente sull’uscio e non è detto che stasera non t’inviti a cena nella sua villa, per poi centellinare un distillato di marca davanti all’immenso caminetto acceso.

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com