scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'iter diagnostico del signor Quid" pag.4

Controlla ogni risultato, come s’è già detto e bisogna aggiungere che i referti recano la firma dei più prestigiosi esponenti della classe medica. Ognuno per il proprio campo, beninteso, che se per lastre e diagnostica per immagini si è scomodato il principe dei radiologi, è l’astro nascente dell’otorinolaringoiatria ad aver vagliato, di persona, il grado di iperemia delle tonsille di Quid ed è il profeta della moderna cardiologia ad aver setacciato ogni complesso ed ogni curva dell’elettrocardiogramma, nonché ad aver provveduto a giusto ed opportuno approfondimento diagnostico con ecocardiogramma, il cui referto, chiaro ed inequivocabile, era ivi allegato.
Nel profluvio di referti mancano solo quello del re dei ginecologi e del dio dei senologi, ciò per ovvi motivi e per un breve attimo il Grande Luminare considera l’opportunità di consultare anche questi due personaggi, poi la scarta temendo il ridicolo e si consola esaminando i referti redatti del duca dei neurologi, del marchese degli urologi e del barone dei gastroenterologi, seguiti, last but not least, da quello del monarca degli oculisti, non meno chiaro e definitivo nel suo responso.
Dopo aver annullato tutti gli appuntamenti e licenziato la solerte infermiera, a causa delle sue continue raccomandazioni di riposarsi e mangiare qualcosa, il Grande Luminare prosegue nella sua opera di analisi, vaglio e setaccio d’ogni possibile sviscerabile sintomo e d’ogni dolente, sintomatologico viscere.
Durante una breve pausa, quando gli occhi appesantiti dalla stanchezza, vagano sulle pareti in cerca d’una soluzione, posa lo sguardo sull’agenda elettronica posta alla sua destra, omaggio di capitano d’industria scampato a insidiosa pleurite e freme di sgomento.
Com’è possibile, già mercoledì mattina?
Il Grande Luminare poggia le vertebre dolenti sullo schienale della poltrona e chiude gli occhi per qualche istante.
Quando li riapre, di fronte a lui, c’è Quid in persona, infagottato in un improbabile vestito rosso, con camicia blu elettrico e cravatta a pallini gialli e verdi, seduto su una delle sedie in palissandro, gentile pensiero, abbiamo omesso di dirlo, di ispirato e valente scultore, per lungo tempo oberato da prostata ipertrofica.
E’ mercoledì e sono le dieci e trenta in punto, professore, dice Quid, mi perdoni se sono entrato così, ma la porta era aperta.
L’infermiera, licenziata e sgomenta, evidentemente aveva piantato baracca e burattini, senza curarsi di chiudere lo studio.
Cosa vuole, Quid? chiede il Grande Luminare con voce sopraffatta dalla stanchezza.
Come cosa voglio? Il mio caso, la mia diagnosi. La sua opinione in proposito.
A quelle parole il Grande Luminare spazza via dalla scrivania ogni oggetto, ogni foglio di carta, con fare rabbioso.
Lei è sano come un pesce, maledizione!
Grazie, lo sapevo già, risponde Quid con un largo sorriso.
Come sarebbe a dire già lo sapeva? Che sintomi accusa?
Nessuno.
Dove le fa male, porca miseria?
Da nessuna parte.
Insomma, lei ha scomodato gl’internisti più illustri, i clinici più accreditati, i radiologi più scrupolosi, senza soffrire di niente?
Esattamente, professore.
E non contento di questo, mi ha fatto sprecare cinque giorni del mio prezioso tempo, cinque giorni della mia vita, inducendomi a licenziare una preziosa collaboratrice, senza nessun motivo?
Adesso il Grande Luminare è in piedi, dietro la scrivania, i suoi occhi sono iniettati di sangue e la voce è stridula, parecchi decibel al di sopra del necessario.
Perché ha fatto tutto questo, maledizione, perché? Se lei è sano, perché?
Lei non capisce. I giornali, la televisione, tutti fanno a gara nell’istillarci nuove paure. Ogni giorno spuntano fuori nuovi virus, neoplasie maligne, morbi senza via di scampo. Ed il fior fiore dei suoi colleghi si sgola nel segnalare i rischi insiti nei cibi, nelle bevande, nel fumo, nell’inquinamento, nel sesso. Dite che la medicina ha fatto passi da gigante, ciò è indubbio. Una volta si moriva e basta, adesso si muore con precisione, sapendo causa e momento, spesso con un agevole preavviso di alcuni anni. Lei trova assurdo e paradossale che un pover’uomo sfrutti tutte le sue conoscenze e spenda un sacco di soldi, per sentirsi ripetere che è perfettamente sano, mentre considera ragionevole che gli stessi soldi e le stesse conoscenze vengano utilizzate per diagnosticare l’esatta posizione di un male incurabile o il momento preciso in cui un cuore smetterà di battere. Perché ho fatto tutto questo pur sapendo di essere sano? Mi consideri un pazzo, se vuole, ma alla sua domanda c’è una sola possibile risposta. Perché è bello sentirselo dire. E adesso, se mi vuole scusare, vado a godermi questa splendida giornata di sole.

Sano come un pesce

Questo racconto, al di là dell'infermiera sulle ginocchia del luminare che è una fantasia comune esattamente come la segretaria ed il suo capo (ma solo se sono belle... io mi immagino le "antiche" infermiere, quelle grosse, mascoline con una siringa in mano ed un ghigno sulle labbra, sulle ginocchia di un medico hehehhe), porta a pensare che il signor Quid sia un po' matto. Nella realtà infatti, chi si comporta così ed ha gli esami negativi, viene immediatamente mandato dallo psichiatra ed etichettato come ipocondriaco.
Ma non credo che sia questo il messaggio dell'autore. I racconti sono belli proprio perchè spesso non sono congrui con la realtà e ci portano un poco più lontano. E' la bellezza ed il piacere del leggere.
Andare dal medico per farsi dire che si è sani è, in fondo, ciò che chiunque vorrebbe sentirsi rispondere al di là dei propri dolori. E intanto, in sala d'attesa, pensa alle sue colpe in caso di un male grave. Fumo, bevo, conduco una vita sedentaria, mangio male... E giù di sensi di colpa, ad ascoltare una vocina che dice. "in fondo te la sei cercata questa malattia".
La cosa più incredibile è che se davvero non ha nulla, lo stesso tipo che in sala d'attesa si riprometteva di cambiare stile di vita, continuerà imperterrito a comportarsi come prima. A questo proposito mi viene in mente il romanzo di Georges Simenon "Le campane di Bicetre" di cui non anticipo nulla solo per incuriosire alla lettura :)

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Quid

Io l'ho letto diversamente. Il medico, l'infermiera, il potente potevano avere anche altri ruoli ma la sostanza è una feroce critica alla nostra società che si regge su un'ingiustizia condivisa dall'alto verso il basso. Il potente abusa del suo potere e i piccoli anziché ribellarsi sperano di ottenere la loro briciola da raccomandati. Il signor Quid è una spettacolosa sintesi: apparentemente è la sovversione assoluta per come veste per come si comporta e per quello che cerca; ma per ottenere ciò che desidera usa tutti i mezzi della società che sembra voler attaccare. Intrigante come storia

Il luminare

Pirandelliano, profondamente psicologico, illuminante nella seconda parte, il racconto si fa però apprezzare ancora di più nella prima, quando il narratore fotografa, con maliziosa maestria, la figura del luminare che si credeva scomparsa per sempre, ma che ancora riluce, in tutto il suo ridicolo apparato, in ogni parte del mondo.

Over and under

io, cari amici miei,
l'ho pensato esclusivamente da medico,
quale putroppo e per fortuna sono...
come impotenza di fronte alla nostra,vostra, mia arroganza...
mi spiego meglio...
una volta si moriva e basta...
now si muore con cognizione di causa...
la verità la diceva Fabrizio De Andrè:
quando si muore
si muore soli.
Spendiamo e speriamo in tempi migliori.
Baci e abbracci a tutti
un medico insoddisfatto ed un uomo sopraffatto dalla pietà

Alessio

nadiuccia sulle ginocchia :)

Ciò non toglie che:
1) l'infermiera sulle ginocchia fa parte di un immaginario collettivo e di un'incazzatura singola (nadiuccia :) )
...sapevo si sarebbe incazzata per ciò, ma che volete farci :)))))
2)si passa attraverso certe cose senza che si voglia.
3) si muore da soli, ma non dimentichiamo l'unico, vero sentimento, a prescindere dalle ovvie constatazioni sul potere, sul pirandellismo e su tutti il resto, come voi giustamente avete evidenziato....la pietà.
4) E' bello sentirsi dire d'esser sani, chissà perchè?
Alessio

Once more

Parliamone ancora, ve ne prego, la cosa a mio avviso merita più d'una riflessione.
Besos
Alessio

Medici e "luminari"

Il racconto mi ha molto colpito perché il “luminare” descritto incarna la figura spocchiosa del medico già ridicolizzato dal Petrarca tanti secoli fa. Io stesso lasciai un grande ospedale dove, biologo, rivestivo il ruolo di responsabile dell’emoteca quando ancora non c’era la banca del sangue, perché un “luminare”, primario ostetrico, si divertiva a chiamarmi ogni notte ( a quei tempi eravamo solo in due ad alternarci per la reperibilità notturna), per effettuare dei test di Coombs che qualsiasi medico sa bene si potessero tranquillamente effettuare il giorno successivo. Finì che mi misi in proprio arrivando a creare un efficientissimo laboratorio di analisi, che annoverava tra i miei collaboratori, medici sapienti e certamente esenti da atteggiamenti dettati dalla boria e arroganza. Il racconto riveste vieppiù un significato folcloristico e mi rimanda ai tempi universitari quando, studente questa volta di medicina, assistevo ai codazzi di assistenti cui si contornavano i baroni del tempo (leggi Valdoni, Condorelli, ecc.). Il paziente invece credo sia stato etichettato giustamente da Nadia come ipocondriaco. Il narratore medico ha voluto addolcire la sua diagnosi esaltando, nella figura del paziente, il piacere di sentirsi sano, ma il più delle volte (almeno questo deduco da 40 anni di pratica professionale come analista), l’accumulo di esami reiterati nel tempo, nasconde sempre l’insicurezza di soggetti che alterano la loro cenestesi per la continua paura di potersi ammalare ed abbisognano , per recuperare la sensazione di benessere, di essere continuamente rassicurati. Complimenti comunque per il racconto molto ben scritto e profondo.

Infermiera...

Hai citato "Il testamento" di FdA. Diceva anche "amammo in cento la stessa donna"...sarà stata l'infermiera? G.N.S.G. (Gruppo Nadia Sulle Ginocchia)
P.S. A più tardi per cose più serie :))

Eh no!

Eh no! Questo paziente non è che il "quid" di una rivolta ironica, spietata, metafisica... benvenuta! Mi sento meglio. Grazie dott. Alessio, con lei, un malato - anche non immaginario - non si annoia nell'attesa della fine.

Medici, società e libri della vita

Caro Alessio è chiaro che hai scritto secondo la tua visione e storia personale (quindi con un occhio dall'interno del mondo medico); ma il medico oggi, sia quello che ci crede e ci spende una vita sia quello che apre 5 studi privati dove spennare i clienti, è una figura completamente immersa nella società. Intanto ha una posizione preminente rispetto all'altro perché ha in mano la sua salute o addirittura la sua vita e non è poco e poi, di conseguenza, la gente si fida a prescindere; non è un caso che non esista consiglio comunale di paese senza uno o due medici (che poi si vedono poco o niente). Quindi quello che accade nella sanità è il distillato della società.
Quanto a Quid sono d'accordo al 90% con Frank ma il suo uso spregiudicato dei sistemi peggiori non mi conforta. Rivoluzione dall'interno?
X Frank Caro pseudomimo, doppio e comunque scrittore prima della fine ci devi diversi capitoli di vita, una postfazione e un paio di appendici critiche, poi si vedrà
Maurizio

medici che costano

La gente però crede maggiormente al medico che costa di più...
Non c'è persona con un problema di salute che non chieda più di un consiglio a due o più medici. Questo significa che la fiducia nel "signor Dottore" è molto diminuita, vuoi perchè c'è molta meno ignoranza, più informazione, più possibilità economiche.
E in genere, il paziente di cui sopra, chissò perchè, sceglie la valutazione più infausta. O quella del medico che ha pagato più caro.

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Ogni rivoluzione è bella a mamma soje :)

In realtà io ho cercato di riflettere non tanto sul rapporto malato-medico (luminare o no), quanto sul rapporto salute-malattia. L'utilizzo da parte di Quid, di tutti i mezzi e mezzucci possibili, fa parte del messaggio.
Alessio

Petrarca e i medici

Entro in questi spazi in punta di piedi ( per quanto me lo consenta la mia mole) ed ironizzando prima di tutto su me stesso,quindi sul resto del mondo e ricordando che già il Petrarca, come già ho ricordato, scriveva, tanti secoli fa, cose di questo genere:
"Invective contra medicum. Invectiva contra quendam magni status hominem sed nullius scientie aut virtutis....."
Devo avere il testo da qualche parte o forse era nella libreria di un mio zio monsignore perchè, se ricordo bene, la polemica si sviluppò con i medici che curavano un cardinale, se non addirittura il papa del tempo.

Medici

Ci sono persone sensibili e intelligenti e persone che non lo sono, o quanto meno che non posseggono l'intelligenza del cuore. Possono essere medici o avvocati, innanzitutto appartengono all'una o all'altra categoria. L'attuale medicina, sempre più specialistica, tende ad affrontare l'argomento malattia come un corpo estraneo aggressore: il tentativo di sconfiggere l'aggressore avviene attraverso un esproprio, quello del corpo malato, che è sempre meno persona e sempre più paziente, o meglio ancora oggetto.Questo è particolarmente evidente nei soggetti culturalmente e socialmente più deboli, che hanno meno strumenti per esprimersi e per gestire insieme con il medico la propria malattia.So che quest'ultima affermazione troverà molti medici contrari,ma io credo che il corpo sia di chi lo possiede, il quale per esempio potrebbe rifiutare le terapie anticancro ma pretendere gli antidolorifici etc.Io credo che si sia perduto il concetto della sacralità del corpo, e del fatto che psiche e corpo davvero siano imprescindibili. Il medico dovrebbe avere sempre presente che il malato è persona e sacra. E in genere è terrorizzato, e vuol essere rassicurato. Magari essere portato per mano fino alla soglia ultima, senza sentirsi solo. La malattia, la morte sono un nemico comune, e la sconfitta del paziente è una sconfitta del medico. Quid è un poveretto, e resterà sempre tale.Ma per un Quid ci sono tanti poveretti veri, che hanno bisogno di una parola autorevole e affettuosa, e tanti medici bravi, onesti, pieni di dedizione, medici eroici addirittura, di cui a causa di quelli opportunisti e baroni, nessuno parla mai, tranne forse i pazienti.

Sunshine

Ho avuto la fortuna , e la considero veramente tale, di poter gustare ieri, uno spettacolo teatrale denso di tali significati etici e morali, da fare impallidire perfino il giuramento di Ippocrate cui dovrebbero attenersi i medici nella loro pratica professionale. Giorgio Albertazzi dirigendo due eccezionali attori quali io considero Benedicta Boccoli e Sebastiano Somma, ci ha regalato con “Sunshine” non solo due ore di sana evasione, ma soprattutto un momento di crescita culturale e meditazione profonda, che ha riassunto in sé elementi di giudizio teologico, filosofico e morale di grande intensità e commozione. Il protagonista del “dramma”, quasi medico come si è definito da solo perché relegato ancora nell’ambulanza del 118, si chiede se sia stato veramente un eroe quando ha salvato le giovani vite destinate a vivere il resto dei loro giorni come vegetali in carrozzella, o se sarebbe stato più saggio evitare l’accanimento terapeutico o addirittura aiutarli a morire in ambulanza evitando anche alle famiglie indicibili drammi e sofferenze inaudite. Quasi un messaggio subliminale, c’è nell’accorato soliloquio del medico (che si rivela essere profondamente tale se non altro per la sincerità che traspare dalla sua profondissima introspezione), il quesito principe se sia da considerarsi vita e vita umana in particolare, quella di un essere che non gode più di capacità di relazione, quando non solo la sua corteccia, ma anche il suo ipotalamo non rispondono appieno alle loro peculiari funzioni ed ancora se si possa accettare che un individuo sano non possa, finché sano, con un testamento biologico, esercitare i suoi più elementari diritti di libertà e libera scelta.

Why?

Perchè Quid è un poveretto?
Perdonate la domanda, ma sono affezionatissimo ai miei personaggi?
Alessio

Poor Quid

Quid è un poveretto, perché non è affatto vero che crede nella sua salute, infatti quello che chiede, per poter godere del piacere di questa consapevolezza, è l'autorevole conferma del Luminare. Per arrivare a questa pseudo certezza, si è sottoposto ad un iter stressante, poiché nessuno di noi sa davvero in quale parte del proprio corpo si potrebbe annidiare quel puntino scuro che potrebbe dilagare fino al black out totale. Dunque, per arrivare all'attimo in cui è sollevato dall'annuncio ufficiale della sua buona salute,si è sottoposto ad ore d'angoscia, anche se non lo confesserà. Il dubbio della sua cattiva salute quindi lo ossessiona. E poi, cosa ha risolto? Tra sei mesi dovrà ricominciare. Quid è un poveretto, perché si affida, secondo lui, alla scienza, tralasciando l'incognita x, quella che sotto forma d'un vaso da fiori lo costringerà all'uscita dello studio prestigioso, centrandolo da un secondo piano, a starsene per i venti anni successivi o trenta come un vegetale su una sedia a rotelle, o lo fulminerà con un imprevedibile arresto cardiaco in barba a tutti i rassicuranti esami. Quid è un poveretto, perché vuole certezze, e paga senza motivo costose indagini che non sono motivate che dalla sua insicurezza, senza sapere che l'universo di tutti è un fragile castello di carte, e l'unica certezza è procedere con questa consapevolezza, con pietà, indulgenza e rispetto per sé e per gli altri, nella speranza che l'Infame Lotteria non ci sorteggi, costringendoci all'iter doloroso della malattia e degli incerti esiti, rallegrandoci con umiltà di ogni giorno che passa richiedendoci di vivere con coraggio e dignità, sperando che non arrivi la cartolina che ci spedisce al fronte, senza scocciare il Distretto per una pratica che per il momento non c'è, e domani speriamo in Dio e di non dover richiedere al Padreterno un supplemento terribile di dignità e coraggio, per non affrontare dall'astanteria d'un ospedale o dalle sale d'attesa d'una clinica il fatto sempre sospettato ma mai davvero realizzato, che siamo un mucchietto di polvere temporaneamnte assemblata. Ma non pensiamoci, per ora è ancora Carnevale, rimandiamo la riflessione al Mercoledì delle ceneri, anche se sarebbe più saggio ricordarsene sempre, e regolarci di conseguenza. Senza questa consapevolezza, siamo dei poveretti, come Quid.

Memento mori

Sapiente Leila! Hai saputo compendiare in una breve risposta le “domande essenziali” che furono di Kafka , Dostoevskij, Jasper , Heidegger o Sartre. Ma forse la definizione più adatta per inquadrare il signor Quid, che a questo punto trascende lo stesso personaggio creato dal narratore, è una frase che ricorre spesso in biologia: “L’uomo è l’animale che sa di dover morire” e non se ne da pace aggiungo io anche se, in realtà, è proprio questa sua incertezza che lo fa vivere, vibrare, pulsare, esistere. “Memento mori” facevano gridare da un umile servo i romani ai generali che si montavano troppo la testa tornando vincitori da importanti imprese belliche. “Memento mori” ci andrebbe da gridare al signor Quid che con tutte quelle indagini diagnostiche e strumentali, sembra voglia “acquistare” il salvacondotto della salute e dell’immortalità. Forse la filosofia ci aiuta davvero a vivere e se attingessimo alla saggezza di Epicuro, forse avremmo davvero meno paura della morte ed accetteremmo l’incognita della vita con migliore predisposizione e conforto.

E anche voi

Signore, signori! Letterati, filosoficopensanti senza uscire da se stessi, ingabbiati tra voi stessi e gli altri, tutti simili, e pure fortunatamente o infaustamente uguali!
Quid? Un "poveretto"? L'autore - in questo caso Alessio Pracanica che stimo - DEVE disaffezionarsi dai suoi personaggi, se vuol scoprire, lui stesso, cosa si cela dietro le "parole" (racconto o romanzo che sia. Non intuire la "rivolta" metaforicamente ironica, di un quid totale, rappresenta l'incapacità di chi legge solo parole, come sembra di capire dai commenti di lor signori/e.
Non dimenticate che trattenersi troppo, a riflettere, ovunque e in nessun luogo certo per nessuno, a volte non permette di guardare dentro un canocchiale a rovescio, avvicinando o allontanando l'immagine riflessa da uno specchio che non mostrerà mai chi le sta dietro, e che pure... eh sì, completano i corpi, quindi i pensieri in testa, se ce l'hanno - la testa eh!
Non costringetemi a modificare la consueta parsimonia nel dire, e anche voi... stringete, stringete! La vivacità di un blog, sito, ecc. è pari al tempo necessario per seguirlo.

Opinioni a confronto

Senza dialogo un blog muore e se un personaggio ha provocato una discussione, un sereno dialogo che trascende, come già si era evidenziato, le stesse intenzioni dell’autore, questo non va a scapito di chi l’ha proposto, ma anzi ne aumenta le potenzialità. La crescita culturale come l’apertura mentale scaturisce dal confronto che non è mai chiusura e pregiudizio ma disponibilità al dibattito, come in un virtuale salotto colloquiale. Molte frasi dell'intervento di Frank, sia pur lette e rilette, non mi sono chiare. Ma naturalmente è un mio limite!

Mi dispiace.

Se mi sono troppo dilungata me ne scuso. Qualcuno mi dica se è così, a cominciare dallo stesso Alessio. Il punto è che talvolta, secondo me, basta la battuta fulminante, la sintesi, talvolta ci vuole un po' di più per spiegarsi.

Gli infiniti angoli del signor Quid

Scrivevo ad Alessio che infine la cosa più affascinante del suo racconto è che consente numerose chiavi di lettura e di essere visto da tanti angoli diversi. Il punto di vista di Leila che mi sento di definire cinico/realista è largamente condivisibile ma non coglie la capacità eversiva del buon Quid che è si un poveretto ma allo stesso tempo un privilegiato ed un illuminato. Insomma è un "quid" un qualcosa che percepiamo e non percepiamo, che sappiamo esistere ma che ci sfugge e non riusciamo nonostante gli sforzi, a definire

Un quid

Innanzi tutto, non è che il personaggio trascenda le mie intenzioni, anzi :)
In questo racconto è tutto perfettamente intenzionale, solo che alcune cose sono messe per sviare, altre per far riflettere ed invece l'aspetto che più mi premeva mettere a fuoco è, forse, stato evidenziato maggiormente da Frank...
Inoltre, chi è più poveretto?
Descrivete Quid come un essere angosciato da mille ipocondrie....francamente io non lo vedo così e mi riferisco, anche, ma non solo, ai suoi abiti chiassosi, a mille regalini per amici e parenti.
E' giusto che ognuno si ritagli addosso i racconti come meglio crede,... l'ho già detto e non lo smentirò certo oggi, ma ritengo di conoscere i miei personaggi meglio di chiunque altro (e non è solo un fatto di eccessivo affetto, Frank)...io i miei personaggi li vedo vivere, pensare, camminare. Prima di scriverne una sola riga, immagino il loro passato, la loro vita, il loro carattere...o forse sono loro a sussurrarmelo, chissà.
Quid è un chiassoso teppista dell'etica, le sue immaturità non sono da ascrivere all'ipocondria, al mal di vivere o ad altro struggente disturbo esistenziale. Semmai sono riferibili al temperamento da buffe, piccole canaglie, che cercano di tirar giù una vetrata o la grande muraglia con la stessa pietra, in spregio alla codifica delle regole.
Intendiamoci, mi fa piacere che il racconto susciti un dialogo (che, in quanto tale è sempre benvenuto) mi sorprende però, ma non più di tanto perchè l'argomento in questione è d'importanza "vitale" :) , che la vostra attenzione si sia soffermata su aspetti "minori" ..il problema non è il rapporto medico-malato, ma malattia-salute...
E' più poveretto chi implora raccomandazioni e consulti, per sentirsi dire che ha solo un mese di vita o chi lo fa per sentirsi dire che sta bene?
In questo senso s'inserisce quella che Frank chiama " rivoluzione". Quid non è il rappresentante degli ipocondriaci o dei raccomandati, ma una categoria a se stante...quel " quid" che manca appunto, in tante apparenti consequenzialità, che a ben guardare, tanto ovvie e consenquenziali non sono.
L'avete, in buona fede, rivestito della carne e dei difetti dell'umanità, ma appartiene piuttosto a quel tipo di personaggi stile l'ombra (mi riferisco al mio l'uomo senza ombra). Mi ripeto, non è un simbolo esemplificativo dell'umanità con tutti i suoi difetti e/o vigliaccherie, ma semmai ciò che le manca. Un quid appunto. Pensavo che chiamarlo così vi avrebbe aiutato nella comprensione.

Well

Ho letto gli interventi di Leia e Maurizio subito dopo aver finito di scrivere il mio. Leia non deve scusarsi di niente (come vedi mi son dilungato anch'io).
Quanto a Maurizio, mi sa che è arrivato da solo al nocciolo del problema.
Besos
Alessio

Io non mi scuso

Rimango perplesso e sconcertato che un semplice racconto rivesta per voi tanta importanza. Tranquilli. Tolgo il disturbo.

?????

Scusa Dino, ma qual è il problema?
Alessio

Perché mai?

Rispondo a Dino ovviamente solo per quello che mi riguarda. Mi piace discutere con gli altri amici di Scrigno particolarmente quando si vedono le cose da angoli diversi. Il racconto di Alessio, pieno di mascherature evidenti e di significati nascosti, si presta moltissimo a discutere anche in maniera diciamo così, decisa. Non mi sembra onestamente che i toni siano stati eccessivi, anzi e anche Dino, da frequentatore accurato di Scrigno qual'è, ha dato il suo contributo.
Buon Quid a tutti

non capisco

Innanzi tutto Dino fa bene a non scusarsi, perchè non c'è niente da scusare, semmai da ringraziare tutti per il piacere della discussione in se.
Quanto all'importanza del singolo racconto...è la discussione, il confronto ad esserlo e mi associo a Maurizio nel dire che non mi sembra ci siano stati toni eccessivi, quindi, francamente...non capisco ...
Alessio

Forse sono io a dovermi

Forse sono io a dovermi scusare, ma... avete visto, c'era bisogno di non comprendersi, Leila, Dino (non certamente Maurizio) per arrivare a dire bravo ad Alessio, non smentendoci, facendoci partecipare tutti a raggiungere un apprezzamento che altrimenti si sarebbe limitato a dire: bravo? Sì, forse c'era bisogno, la rivolta ironica è un'arma che porta tutti i quid del mondo a coagularsi in un microscopico granello perso negli infiniti spazi del tempo, come dire che noi non lo sappiamo, e che per saperlo dobbiamo anche ascoltare gli altri.

« L'essere sani è in realtà l'ignoranza d'essere malati »

bellissimo racconto.
la scrittura di Alessio Pracanica scorrevole, piacevole, graffiante.evidenzia sempre le assurdità e le contraddizioni della nostra vita.
ho visto in quid, l'elemento alieno ed assurdo del brano, le modalità di coloro che pur di voler raggiungere qualcosa, in questo caso il sentirsi dire che è in salute (ma lo sarà davvero? e per quanto? avrà indagato tutto l'indagabile o solo quello che l'attuale medicina è in grado di indagare?) si sottopone a qualsiasi supplizio. penso alla colonscopia!!
insomma una sofferenza certa per una risposta incerta.
per quanto riguarda il luminare lo amo! più che un luminare un santone, il sommo sacerdote che vaticina guardando referti medici, e come sacerdote ha reso il suo studio un tempio.
immacolato candido asettico, in cui l'infermiera è più una "vergine" (?) vestale che una dipendente, quindi i pensieri lubrichi su di lei, ed il grande Luminare, vengono ricacciati come fossero empi.
e come in tutti i templi è bello notare i doni portati al cospetto di tale umana "deità".
bello! rimango in attesa del romanzo dell'autore!!
un saluto Luciana

Ripensandoci

Nullius boni sine socio iucunda possessio est. Nessuna cosa è bella da possedere se non si hanno amici con cui condividerla. (Seneca) ...
E io voglio continuare a condividere con voi questi spazi di confronto e crescita culturale. Per me l’episodio è chiuso.

Seneca

I tuoi post denotavano intelligenza, questa decisione ce ne da la conferma definitiva.
Alessio

Però

«non tutti gli uomini sono condannati ad essere intelligenti»......(C.E.Gadda)

Sulla frase di Gadda

Forse sono una che non è condannata visto che al racconto di Alessio Pracanica mancava tutta una pagina... Per la precisione, la pagina 2 che ho provveduto ora a sistemare.
Chiedo scusa all'autore e a tutti i lettori e commentatori.

Vado a flagellarmi...

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

unguenti

Porto gli unguenti per la schiena flagellata? qualcosa dovrò pur fare per te

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