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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Un'avventura nel bosco" di Leila Mascano

di Leila Mascano

In una bella giornata di settembre, così radiosa da sembrare ancora estate, gli orsi decisero di andare a raccogliere funghi nel bosco. Durante i mesi estivi frequentavano un campeggio di scouts dove avevano imparato a distinguere i funghi buoni da quelli velenosi, che guarda caso erano i più belli, con i loro cappellini colorati. Ma guai a fidarsi!
Da questo fatto i nostri amici avevano tratto una loro massima, che tiravano fuori ogni volta che le cugine orsette, tutte agghindate per andare ad una festa, chiedevano: “Non siamo forse carine?” La replica era sempre:”Non tutto quello che è bello è necessariamente buono!” E qui gli orsi ridevano, con grande stizza delle cugine.
Passarono una bellissima giornata e verso sera, coi cestini pieni, decisero di tornare a casa: ma, proprio come nelle favole, non ritrovarono più la strada. Dopo molto inutile camminare, si sedettero sul tronco segato di un albero. Tutt’a un tratto era scesa la sera, già si vedevano le prime stelle e gli orsacchiotti cominciarono ad avere freddo e fame. Baby, che era il più piccolo si mise a piangere e Mirtillo dovette prenderlo in braccio. In verità anche i grandi si sarebbero lasciati andare alle lacrime, se fosse servito a qualcosa: certo è che il morale era parecchi basso. Mentre riflettevano sul da fasi, sempre seduti sull’enorme tronco, parve loro ad un tratto di sentire delle voci e perfino il suono di una campanella. Subito fecero silenzio per sentire meglio: quei suoni venivano da sotto terra! Allora cominciarono a battere coi pugni sul terreno gridando: “Chi c’è là sotto? Aiuto, ci siamo persi!”. Tutto tacque per un po’, poi il loro sedile si mosse, facendo cadere a gambe all’aria Teddy, l’unico che era rimasto seduto, essendo il più pigro e grassottello. Poi il tronco si sollevò (era il coperchio di una botola) ed apparve guardinga la faccina di uno gnomo dal lungo berretto rosso. Vedendo gli orsacchiotti parve tranquillizzarsi e chiese subito:”Vi siete persi, vero?” (Come se non avessero fatto altro che gridarlo fino a un momento prima!) “Sì” risposero tutti in coro, tranne Baby che era rimasto a bocca aperta per la meraviglia. “Seguitemi” disse lo gnomo e sparì. La botola infatti nascondeva un passaggio segreto con una scaletta poco illuminata che portava nel sottosuolo. Gli orsi, un po’ esitanti, cominciarono a scendere stando molto attenti a non cadere. Quello era l’ingresso della casa degli gnomi, una gigantesca tana sotterranea ricavata da una caverna. La tavola, molto grande, era apparecchiata, e la minestra fumava nella zuppiera. Gli gnomi stavano per mangiare: la campanella infatti avvertiva tutti che la cena era pronta! Il più vecchio di loro disse: “Sedetevi e mangiate con noi. Dormirete qui: domani uno dei nostri vi mostrerà la strada per tornare a casa.” Vedendo i musetti buffi e amichevoli degli gnomi gli orsacchiotti rasserenati si sedettero volentieri a tavola: avevano una gran fame!
La cena fu molto appetitosa, perché oltre alla minestra ci furono torte salate e formaggi e un bel dessert di frutti di bosco. Risero, chiacchierarono e ci fu molta allegria, che però svanì quando gli orsi osservarono che i loro nuovi amici avevano tutto per essere felici. “Un tempo era così.” disse il vecchio gnomo, che era il capo “Ora però le cose sono cambiate e forse dovremo andarcene. Ma non vi vogliamo rattristare con i nostri problemi!”. Gli orsi allora insistettero per saperne di più “Gli amici servono a questo” dissero “a dividere le gioie ma anche i dispiaceri”. (Questa cosa gliela avevano insegnata le orsette che qualche volta rimproveravano loro di essere un po’ egoisti. Questo fu il racconto dello gnomo capo, che si chiamava Farlicchio: “ Noi siamo gnomi calderai, facciamo oggetti di rame che nei giorni di festa vendiamo nelle fiere dei paesi: così ci guadagniamo da vivere. Il bosco è generoso, ci dà more, bacche, legna, castagne e mille altre cose e noi viviamo in armonia con le creature che abitano qui. Purtroppo sulla cima della montagna qui vicino c’è un vecchio castello diroccato che è diventato un covo di streghe. In ogni stagione esse reclamano per loro tutto quello che produce il bosco e quasi tutto il nostro guadagno, se no sono dispetti e minacce. Eravamo rassegnati a questo, non tanto per noi ma per proteggere le creature che vivono qui: i nostri amici cervi, volpi, ricci, scoiattoli, e così via. Ora però le streghe dicono di aver saputo che noi nascondiamo un tesoro, una grande quantità d’oro che fu scavata dai nostri padri che lavoravano in miniera. Noi pensiamo che questa sia una leggenda, perché non abbiamo nessun tesoro nascosto… certo, ne abbiamo sentito parlare ma siamo certi che l’unico tesoro sia il bosco stesso e naturalmente la nostra voglia di lavorare. Le streghe però non ci credono e minacciano di incendiare tutto: perciò abbiamo deciso di andarcene, così alberi ed animali si salveranno.”Questa storia rattristò molto gli orsetti, che se ne andarono a dormire tutti mogi e sconsolati, pensando che se non fosse accaduto nulla di nuovo presto i loro nuovi amici avrebbero dovuto abbandonare tutto quello che amavano. Ognuno si trovò un posticino per la notte: quattro o cinque in un cassettone, (non sappiamo se contare Baby, che dormiva come sempre nella tasca di Mirtillo) qualcun altro sui cuscini accanto al camino e Teddy in una bella cesta piena di gomitoli di lana, anche lui simile ad un grosso gomitolo color miele. Le ultime braci del camino brillavano nel buio e poco dopo, cullati dal russare degli gnomi i nostri amici si addormentarono.
Si svegliarono l’indomani mattina. Gli gnomi erano usciti già, lasciando il tronco-botola aperto, perché entrasse un po’ di luce. La tavola era apparecchiata e c’erano latte fresco, zucchero, biscotti e mirtilli per la colazione, né mancava un vasetto di miele che fu subito vuotato. Anche se la luce era poca, di giorno la tana degli gnomi appariva molto disordinata: c’era polvere dappertutto e perfino qualche ragnatela. Gli orsacchiotti, per ripagare gli gnomi dell’ospitalità, decisero di fare pulizie alla grande (come non facevano mai a casa loro!). Ognuno spazzava, spolverava, lavava: Baby finiva di pulire a modo suo il vasetto del miele, essendo troppo piccolo per fare altro. Teddy, che amava stare seduto, si era messo a lucidare gli alari del camino, che erano decorati da due grosse pigne di ferro. Mentre era intento a strofinare con grande zelo, una pigna si sfilò cadendo pesantemente per terra. Teddy la raccolse e si accorse che si era un po’ graffiata; ma sotto i graffi brillava l’oro! Eccolo il tesoro della miniera, nascosto sotto il naso di tutti per anni e anni! Teddy si mise a ballare per la gioia, tanto che gli altri pensarono che fosse impazzito finché non spiegò che quelle enormi pigne che decoravano il camino non erano di ferro ma di oro puro! Se il nostro piccolo orso non fosse stato così pieno di buona volontà da mettersi a lucidare il ferro, la pigna non sarebbe caduta e il tesoro sarebbe rimasto nascosto forse per sempre: gli furono fatte perciò molte feste e moltissimi complimenti.
Tornati gli gnomi l’allegria arrivò alle stelle. Tutti si misero a cantare e a ballare, tanto che molti animali del bosco si affacciarono a vedere cosa stesse succedendo. Ci furono biscotti e una goccia di liquore di fragole per tutti. Gli scoiattoli portarono noci e nocciole e gli gnomi prepararono un bel dolce con i marroni e la panna: si festeggiava, col ritrovamento del tesoro, la fine di un incubo!
Fu deciso che le streghe avrebbero avuto quello che volevano, a patto però di lasciare la montagna e di non tornare mai più. Così accadde e quando gli orsi tornarono nel bosco in primavera si fece in loro onore una grandissima festa. “Non vi è dispiaciuto consegnare il vostro tesoro alle streghe?” chiese Mirtillo. “Per niente”. rispose Farlicchio, indicando il bosco popolato di scoiattoli e di uccelli e di molti altri animali che facevano capolino tra gli alberi. “Tutto questo non ha prezzo. Inoltre – aggiunse con un sorriso allegro- quelle pigne erano bruttissime. Se non fossero state un ricordo di famiglia, le avremmo buttate da un pezzo!”

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