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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Leggere nuoce gravemente all'ignoranza" di Dino Licci

di Dino Licci

E’ la frase che si accompagna allo “Scrigno”, un sito letterario dove spesso mi reco a respirare un po’ d’aria buona, sicuro d’incontrare gente come me, amanti della lettura, prosa o poesia che sia, ma capace di farti volare al di sopra delle mille problematiche che affliggono la tua quotidianità. Se un autore è bravo, riuscirai immediatamente a immedesimarti nel personaggio fino a rubargli la personalità e ti sentirai di volta in volta, cavaliere, bandito, vecchio, bambino, fata o vampiro, mentre leviti nel mondo incantato della fantasia, che la lettura è riuscita a creare intorno a te. Altre volte la lettura ti aiuta a crescere culturalmente, diventando studio, impegno, istruzione e allora, armato di una matita multicolore, consumi le ore cercando di capire concetti, equazioni, teorie che accrescano la tua conoscenza e sazino la tua voglia di sapere. E dialoghi coi grandi del passato, entrando nelle loro menti, tuffandoti nell’antica Grecia, nel mondo fiabesco dell’oriente, o nel pantheon incantato di lontane e pittoresche deità. Inutile leggere se questo esercizio non è per te piacere, inutile sprecare il tuo tempo, se leggere non ti conduce per mano a godere di antichi concetti o moderne teorie che ti spronino alla ricerca, allo scambio di esperienze eterogenee e difformi che, col dialogo, annullino o affievoliscano le distanze e le differenze culturali. Leggendo si diventa più tolleranti e la mente si apre, sprigionando a sua volta tutte le potenzialità che restavano latenti, in un angolo remoto dei tuoi meandri cerebrali, aspettando forse che una frase, una parola, un concetto, ne ridestino la volontà di fare, in un mondo dinamico e suscettibile di ogni evoluzione e progresso.
Alla base della lettura c’è il libro, quel volume cartaceo che forse sarà sostituito da microscopiche librerie, capaci di contenere in una scatoletta non più grande di un accendino, l’equivalente dell’intera biblioteca d’Alessandria, ma non credo che ciò avverrà. Troppo bello il profumo di vecchi testi ingialliti dal tempo, magari quelli scolastici dove hai attinto i primi rudimenti del sapere e che sanno di fanciullezza, di tenero e nostalgico ricordo del tuo infantile divenire. Platone diceva che non si deve scrivere. A suo dire scrivere impedisce l’esercizio della memoria ma, se neanche lui avesse scritto come il suo maestro Socrate, come avremmo noi potuto attingere alla sua sapienza, alla sua logica, al suo complesso dialogare? Eppure nell’antica Grecia solo gli schiavi leggevano e questo compito era considerato scadente e disdicevole e soprattutto passivo (anche con riferimenti vagamente sessuali) perché lo schiavo doveva leggere ciò che altri avevano creato ed esprimere concetti magari contrari alle proprie opinioni. Alcune raffigurazioni presenti in antichi vasi dorici, ci confermano la realtà di questa usanza che già nell’antica Roma si andava modificando laddove i cantori e i rapsodi che, a differenza dagli aedi, si limitavano a ripetere creazioni altrui, pure venivano considerati degli artisti con una notevole evoluzione sociale rispetto ai lettori greci.
E nella Roma antica gli stessi scrittori cominciavano a leggere in pubblico le loro opere, diventando al tempo stesso, soggetti ed oggetti dei loro scritti e dei loro pensieri.
Nei secoli successivi la cultura sia greca che latina o ebraica, era relegata nei conventi e nei monasteri, laddove la lettura assurse quasi al rango di preghiera, perché tutti i monaci leggevano contemporaneamente come se stessero pregando ed infatti questa usanza prese il nome di “murmuratio” ed era veramente prerogativa di pochi, mentre sempre nei monasteri, alcuni amanuensi copiavano minuziosamente i testi antichi e i testi sacri senza neanche capire ciò che andavano scrivendo.
La stampa sarebbe nata infatti alla fine del 1400 anche se con tirature ridottissime, appannaggio di ecclesiastici e pochissimi dotti e questa usanza, retaggio del periodo medievale, si sarebbe protratta fino al secolo dei lumi, ma sempre con tirature ridotte ma che cominciavano ad annoverare tra i lettori, anche artigiani, medici, avvocati e qualche nobile più o meno stravagante.
Era talmente elitario l’uso della lettura, che alcuni medici parigini assimilavano la lettura alla masturbazione, vuoi perché si legge in solitudine, vuoi perché si pensava conducesse alla cecità come qualche prete di campagna si ostina a predicare da dietro i confessionali. L’esplosione della lettura si ebbe coi primordi del romanticismo e assunse aspetti maniacali. Tutti leggevano e dappertutto, preda di passioni incontrollabili come il romanticismo comandava e non per niente il fenomeno ebbe maggior consistenza in Germania dove lo Sturm und Drang (tempesta e impeto) assurse a simbolo della nuova corrente pittorica e letteraria. Da allora non si è più smesso di leggere e alla lettura è affidata la nostra educazione, la nostra cultura, il nostro piacere. Leggere intensamente un autore ti fa diventare l’autore stesso, condividere le sue emozioni, significa regalargli la vita, il soffio vitale dell’esistenza. Un libro non letto è come un cadavere in putrefazione. Sfogliare le sue pagine, godere della magica sequenza di tante parole che si combinano, danzano, cantano sotto i tuoi occhi, significa trasformare la materia inerte in magico splendore, che ha illuminato i nostri padri e potrà gratificare infinite generazioni che verranno dopo di noi.

Leggere

A me piace molto leggere qualcosa a qualcuno ed anche sentire leggere, ed è una cosa di cui si è persa completamente l'abitudine, così come si è perso il piacere della conversazione.Bene scrive Dino, solo la lettura "trasforma la materia inerte in magico splendore ", ma se proponessi a degli amici di passare una serata leggendo a turno un capitolo di un libro si stupirebbero.

Ad alta voce

Leggere ad alta voce in pubblico o anche solo tra amici è un po' come cantare. Almeno per me. Io non ne sono capace e mi incepperei ogni tre righe.
Ricordo una sera in biblioteca. L'ultimo dell'anno di due anni fa. Con il mio gruppo dovevamo leggere un paio di pagine del libro che, nell'anno, avevamo amato di più. Gli altri, li avremmo simbolicamente buttati fuori dalla finestra insieme ai piatti dentro ai quali avevamo consumato una cena frugale offerta da tutti.
Io lessi un pezzo di Oblomov di Goncarov. Per l'emozione mi tolsi gli occhiali invece di tenermeli sugli occhi. Il finale? Scontato. Mi venne in aiuto il bibliotecaio che lesse al posto mio perchè mi ero assolutamente impaperata e sembravo balbuziente. Lui invece frequentava un corso di lettura ad alta voce e lesse divinamente.
Continuo a frequentare quel gruppo (mangiare in biblioteca è bellissimo:) ) ma non mi hanno mai più fatto leggere consigliandomi invece di frequentare il corso di lettura :)))

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Meraviglia!

Se c'è qualcosa che incanta è la timidezza, rara e deliziosa virtù,tra l'altro in genere patrimonio di persone intelligenti e modeste. Meraviglia!Se fossi stata un giovanotto avrei avuto certamente un colpo di fulmine per te.Del resto, baciare un uomo inpacciato che si toglie gli occhiali è una bellissima esperienza, che credo sia la stessa per un uomo che bacia una ragazza timida, possibilmente con occhiali.

Papaveri e papere

Cara Nadia, penso che più che un corso di lettura tu abbia bisogno di leggere in pubblico qualche altra volta; all'inizio è difficile poi passa. Sono d'accordo con Leila che inizialmente la timidezza scatena il senso di protezione ma a lungo andare non so se regge. Proposta: Una lettura a più voci, hai visto mai che funziona....

La sua voce

E pensare che chi ha ascoltato la sua voce... roca al punto giusto, che alza il tono quando serve, o ti sfiora accarezzandoti il cuore... Nadia, non tenerla troppo esercitata con il fumo, eh, per il resto... tvb.

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