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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Dino Licci - Lettere a un'amica

L’uomo s’interroga, e questo suo interrogarsi lo ha differenziato da tutte le altre creature e lo ha portato ad essere ciò che è. Il bisogno di dare una risposta agli interrogativi che si è posto fin dai tempi più antichi ha dato origine alla filosofia e alla teologia, che hanno fatto un lungo viaggio per approdare a quel nuovo realismo che, come dice Bertand Russel nei suoi Saggi scettici, mira soltanto a “chiarire i soggetti fondamentali delle scienze e a sintetizzare le scienze in un’unica comprensiva concezione di quel frammento di mondo che la scienza è riuscita ad esplorare”.
Se dovessi descrivere Dino Licci direi che è soprattutto un uomo che s’interroga, e che cerca delle risposte. Il frammento di mondo che è riuscito finora a esplorare non riguarda solo la scienza, ma tocca tutto il sapere. C’è in questa ricerca la sincera gioia, il piacere del ricercatore ( non a caso è un uomo di scienza, un biologo ) ma anche uno sguardo limpido, efficace, che gli permette di orizzontarsi nella conoscenza tracciando con apparente semplicità la sua rotta, mostrando un percorso che rende agevole a tutti, anche a quelli che mai avrebbero osato avvicinarsi ai grandi temi del sapere nel timore di non sapersi orizzontare, di esserne respinti.
Il suo discorso così chiaro e la sua straordinaria capacità di rendere semplice quello che invece è spesso molto difficile porteranno il lettore in un grande viaggio nella cultura, vista finalmente come occasione di piacere, di divertimento perfino, e della specie migliore: quello che esercita l’intelligenza e rende migliori anche noi, coniugando così i due requisiti di chiarezza e piacevolezza ritenuti da sempre, con diversa valenza e in epoche diverse, fondamentali: infatti lo stesso Bertrand Russel ci fa notare come oggi la concezione moderna consideri che l’uomo ha sufficiente dominio della sua lingua quando riesce a farsi capire, mentre nell’antichità era fondamentale la piacevolezza nell’esprimersi e nello scrivere.
E’ naturale che la vera misura ideale è quella felice sintesi di chiarezza e leggerezza che tutti ci auspichiamo di trovare in un testo che affronta temi così vasti come quelli che si trattano in questo libro, la cui scorrevolezza nulla toglie alla profondità degli argomenti, ma li rende solo comprensibili e agevoli.
Tuttavia questi scritti resterebbero il lavoro di un divulgatore, di un buon divulgatore naturalmente, se non fossero illuminati dalla sensibilità dell’umanista, che conferisce loro vita e calore. Si sente leggendo questi scritti di Dino Licci la felicità di condividere con gli altri le sue scoperte, il desiderio di sollecitare negli altri quella stessa inesauribile curiosità che costituisce la fonte e il segreto della giovinezza intellettuale, ed insieme la meraviglia per l’avventura umana che ciascuno di noi è chiamato a vivere. C’è l’ammirazione per il mistero, comunque lo si voglia chiamare, con la maiuscola o con la minuscola, e una grandissima carica vitalistica che certamente non sfuggirà ai suoi lettori. Leggere “Lettere ad un’amica” sarà il modo per avvicinarsi ad una personalità poliedrica, che si esprime nella vita attraverso lo scrivere ma anche attraverso la poesia, la pittura, la musica e non ultima la fotografia, sicché capiterà a più d’uno di dare involontariamente un altro titolo al libro: Lettere di un amico.

di Leila Mascano

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Per capirci

Questo mio libro comincia con delle brevi note di STORIA
Ma non è certamente un libro di storia;
e parla di FILOSOFIA, TEOLOGIA, FISICA E ASTRONOMIA
ma io sono un biologo e non avrei MAI la competenza di trattare a fondo MATERIE COME la meccanica quantistica o la relatività di Einstein. PURE NE PARLO DIFFUSAMENTE perché da anni mi dedico allo studio di queste discipline perchè sono, oserei dire, estasiato dal mistero che pervade l’Universo intero dalla sua nascita (13,700 miliardi di anni fa), alla sua continua espansione, dalla comparsa delle stelle alla formazione del nostro sistema solare con i suoi pianeti e, primo tra tutti, il nostro pianeta Terra. Così parlerò nel libro di queste meraviglie con un’amica in modo semplice e spontaneo, cercando di dividere con lei la gioia di soddisfare tante piccole curiosità scientifiche che la scuola ha trascurato di fornirci o di bearmi delle sue grandi conoscenze umanistiche per arricchire, divertendomi, il mio bagaglio culturale. Come dicevano i latini ? “Nullius boni sine socio iucunda possessio est” E allora gioiamo insieme di qualsiasi nuova conquista secondo il celebre aforisma di George Bernard Shaw :
« Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee. »
Così arricchirò le mie conoscenze sulla cosmogonia biblica, paragonandola a quella dei paesi più orientali come la Cina e il Giappone o con quelle dell’antico Egitto o del popolo Maya e comparerò queste dottrine aprioristiche e mitiche con la cosmologia scientifica notando come quest’ultima sia condivisibile da tutti gli scienziati del mondo a prescindere dei loro convincimenti religiosi.
Quando l’argomento si sposterà sulla comparsa della vita, il discorso diventerà più familiare per le mie conoscenze specifiche e, quando finalmente parlerò dell’arrivo dell’uomo sulla terra, potrò illustrare la teoria di Darwin, suffragata da una legge che riassume in un celebre aforisma, tutta la maestà dell’impianto evoluzionistico che regola le leggi del mondo.
La legge(di Haechel) recita che : “L’ontogenesi ricapitola la filogenesi” riferendosi allo sviluppo intrauterino dell’uomo che ripercorre, dal momento in cui viene fecondato fino alla nascita (ontogenesi), tutte le tappe dello sviluppo della vita animale e vegetale nel corso dei quattro miliardi di anni (filogenesi) della sua esistenza.
Ma parlerò anche di evoluzione della conoscenza, dei primi rudimenti del sapere quando nell’uomo apparve la parola col centro di Broca e quando la sua mano diventò, col pollice opponibile, uno strumento adatto a costruirsi l’organo accessorio, dalla clava al computer, con un potenziamento enorme delle sue capacità di conquista.

Ma nella corsa verso la conoscenza, in quel percorso impervio che i dotti chiamano gnoseologia si possono seguire due diversi percorsi:
1) Quello di credere ciecamente a ipotesi preconfezionate e aprioristiche ;
2) e quello di sforzarsi di capire perché e come i fenomeni naturali accadono, basandosi sul ragionamento e sulla verifica sperimentale..
L’uomo primitivo e il bambino credono ciecamente a tutto quello che viene loro raccontato inizialmente ma, ad un certo punto, essi cominceranno a scavare più in profondità nella loro mente e così scopriranno dapprima la teologia con l’animismo,il politeismo, le religioni primitive e, con esse, i miti, i sacrifici, gli oracoli, la magia degli sciamani e le preghiere. Ma poi la teologia sarà affiancata dalla filosofia che, come dice Russell, è una specie di tramite tra la Scienza e la Fede. E anche la filosofia si evolverà col progredire della conoscenza e del criticismo introdotto per la prima volta da Kant.
Questo fenomeno, questo fermento di sapienza avrà la sua culla, nel nostro occidente ed a partire dal sesto secolo a.c., nell’antica Grecia quando i presocratici, coi loro archè, dettero la stura ad un’infinità di teorie elaborate più compiutamente da Socrate, Platone e Aristotele dei quali parlerò diffusamene.
Soprattutto l’ultimo dei tre, il primo biologo dell’antichità, fu preso ad esempio soprattutto per descrivere la terra che si credeva fosse il centro dell’universo e il cielo con le stelle che si riteneva fossero eterne ed immutabili. Si cominciava a indagare sul perché avvenissero dei fenomeni senza preoccuparsi di capire come fossero regolate le leggi dell’universo.
Galileo,Copernico, Keplero e finalmente Newton fissarono i canoni della scienza moderna ma molto dovevano all’eroismo dei loro predecessori Campanella, Bruno, Telesio che sfidarono l’oscurantismo della Chiesa mettendo in dubbio l’ipse dixit di Aristotele che anche la scolastica di San Tommaso aveva preso ad esempio per spiegare la complessità dell’Universo. Comunque anche la fisica newtoniana sarebbe stata soppiantata dalla meccanica quantistica di Plank e dalla relatività di Einstein assestando un duro colpo alle sicurezze del determinismo positivista.
Scopriremo che il mondo è fatto di massa ed energia e che tutto è regolato dall’elettromagnetismo senza sapere esattamente come esso funzioni. E scopriremo ancora che ignoriamo del tutto l’essenza dei gravitoni pur conoscendo le regole newtoniane che regolano l’attrazione fra i corpi celesti. Apprenderemo dalla relatività generale, che spazio e tempo sono intimamente connessi e non esistono in senso assoluto ma solo relativo come i colori, i suoni, gli odori e che proprio loro sono responsabili della gravitazione universale.

Arriveremo così ad un punto di congiunzione fra Fisica e Metafisica, quando si comprenderanno queste leggi fortemente controintuitive che già tanti filosofi del passato avevano ipotizzato

Come DEMOCRITO che diceva che l’unica realtà sono gli atomi che vagano nel vuoto,

o Locke che distingueva le qualità primarie dalle secondarie soggette agli organi di senso,
Leibniz che asseriva che non solo la luce, il colore, ma anche il moto, la forma, e lo spazio non sono altro che qualità apparenti ,

e Berkeley, nemico acerrimo del materialismo, che era convinto che un corpo esiste solo se viene osservato.

KANT cercherà di mettere d’accordo il RAZIONALISMO di Cartesio e la sua difficoltà di coniugare la res cogitans con la res extensa con l’EMPIRISMO di Locke, Hume, Hobbes che avevano difficoltà a universalizzare le sensazioni del singolo con quelle degli altri individui.
Tutte queste cose e tante altre ancora cerco di spiegare nel mio breve saggio che non pretende d’insegnare niente a nessuno ma vuole amabilmente condividere coi suoi lettori le perplessità di un uomo che fin da ragazzo s’interroga, s’arrovella e s’inebria guardando al cielo, ai suoi misteri, alla vita animale e vegetale in tutte le sue meravigliose espressioni che egli ritiene siano la vera essenza di Dio, usando all’occorrenza il cosiddetto rasoio di Ockham che si può sintetizzare con la frase latina: frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora. (inutile rendere complesse le cose semplici).

Penso...

... anzi sono certa che questo libro mi arricchirà molto. E se mai avessi dubbi si può parlarne qua insieme?

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Il dialogo

Il dialogo è all'origine della conoscenza e io adoro confrontarmi in una osmosi continua e costruttiva, con chiunque mi gratifichi della sua attenzione..

L'Enciclopedista....

Ho sempre notato questa vena Enciclopedica, nel senso originario del termine, di Dino in tutti i suoi scritti; niente di più difficile che mescolare l'insieme dei saperi in un solo testo.Ambizioso e affascinante. Bisognerà pur leggerlo, intanto in bocca al Lupo a Dino

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