scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La rivolta dell'immondizia" pag. 1

Si era raggiunto il culmine dell’assurdità. Erano mesi ormai che la nettezza urbana non esercitava più il suo compito di prelevare i rifiuti dai cassonetti. Le sozze montagne di lordura - che risalivano alle pietanze natalizie - si erano riversate totalmente per le strade, esalando un tanfo micidiale, forte, insopportabile. Per non parlare degli incidenti automobilistici che si erano moltiplicati a causa dell’ingombro del lerciume che invadeva le corsie ed ostacolava il transito. Persino i topi, sfilando e danzando si erano deliziati a festeggiare il Natale, cibandosi del cascame lasciato ad imputridire al sole. Se ne incontravano addirittura alcuni grossi come cammelli, sul punto di minacciare i passanti.
«E’ una vergogna!»
«Basta! Non se ne può più!».
Le urla di protesta e di minaccia si alzavano come canti di tripudio per le strade di Monteroselle. Erano mesi che i cassonetti luridi contenevano i preziosi ricordi della città. In quell’afosa mattina del 27 Gennaio 2007, tutte le attività furono sospese e anche i mezzi di trasporto si bloccarono.
Il signor Sacco – grandissimo uomo d’onore – capeggiava con dignità la massa protestante che si era finalmente decisa ad opporsi alla tirannia del lerciume contro lo Stato. Lavorava al Comune come consigliere e ci teneva tantissimo a sfoggiare in pubblico le sue doti politiche, dando il buon esempio ai cittadini ma approfittando dell’occasione per fare propaganda politica.
«Caspita, Severo, fai qualcosa! La massa sembra inferocita...» disse sua moglie spingendolo.
Se c’erano delle cose che al signor Sacco non andavano proprio giù, erano le ramanzine di sua moglie Frida, per la quale ogni pretesto era buono per ficcanasare dappertutto e divertirsi a seminare discordie. Dove c’erano i guai lì c’era Frida, la quale non disdegnava di tessere storie megagalattiche per pompare ogni evento.
Ma il signor Sacco, benché avesse due splendide figlie, sapeva bene come ripagare sua moglie di quell’evirazione continua.
«Oh! Siiii! Stasera ti riduco a brandelli questo bel pacco gonfio!» sussurrò di nascosto alla sua segretaria Barbara, venticinque anni molto più giovane di lui. A Barbara non dispiaceva, dopotutto era grazie al suo donarsi gratuitamente a Sacco che aveva ottenuto un bel posticino di lavoro al Comune.
«Signori, calmatevi! Riusciremo a trovare sicuramente una soluzione a questo problema!» proclamò Sacco dal megafono alla massa caotica «Noialtri siamo sempre stati attivi per risolvere questo problema ma, come ben sapete, qualcosa – o qualcuno – ce lo vieta incondizionatamente!».
Ma le parole del povero Sacco valevano a ben poco per quel popolume infestato dalla rabbia e dal rancore. Tra la folla imbestialita borbottava tra sè un omuncolo vestito di nero dalla pancia gonfia, chiuso in una specie di giubbotto blu. Dalla macchia bianca che si intravedeva sul collo eclissato dal doppio mento, si capiva che era il curato del paese; ma non uno qualunque: era Don Gabino. La sua vocina era flebile e acuta come uno gnomo e mostrava sdegno nei confronti della discussione del signor Sacco. Sembrava che ne avesse abbastanza di quelle parole.
«Baggianate!» ululò arrossendo e puntando il dito su Sacco. «Quando mai vi siete interessati della nostra situazione voialtri? Voi che mangiate a sbafo alle nostre spalle!».
Sacco non si sarebbe mai aspettato una reazione del genere da parte di Don Gabino. Dopotutto erano sempre andati d’accordo. D’accordo, poi… qualche saluto di cortesia, nient’altro! Puro decoro e formalità.
«Mah... come si permette?!» domandò accigliato Sacco, quando vide che la gente appoggiava i giudizi di Don Gabino.
«C’è sempre qualcuno che deve mangiare, mio caro Sacco e lei lo sa bene!».
Il signor Sacco avrebbe voluto mantenere la calma, ma non seppe contenere in sè il marcio che aveva guadagnato in quel momento; dopotutto il prete aveva toccato l’onestà del piccolo consigliere che era sacra quanto il curato stesso. E così sputò tutto il veleno su Don Gabino con un’invettiva spietata:
«Lei… lei mi accusa di non interessarmi alle situazioni dei miei concittadini, è così? Bene, se dunque vogliamo mettere sulla stessa bilancia quello che abbiamo fatto entrambi, caro Don Gabino, vediamo che io ho trovato molte più soluzioni di lei, e dopotutto i cittadini qui presenti lo possono accertare!» disse puntandogli il dito contro dall’alto del podio. «Io non mi abbasso mica al suo livello di mangiapane a tradimento sulle spalle degli operatori della Caritas. Io non celebro messa la sera e poi sputtano i peccati di tutti i fedeli ai quattro venti. Io non prego a tavola prima di ogni pasto e poi mi porto a letto il seminarista di nascosto dalle suore. Io, caro don Gabino, non accuso le persone se ho fatto degli errori. Pertanto, se dalla mia bocca sono uscite flatulenze nauseabonde, dalla sua escono pannolini sporchi ogni momento della sua vita!».
La folla inferocita era pervasa da un silenzio rumorosissimo e da borbottii che non facevano altro che alimentare la rabbia di Don Gabino oltre la soglia prescritta per un sacerdote.
«Questo è troppo! Lei ha toccato proprio l’intimo e il fondo, vecchio bastardo!». Il volto di Don Gabino pullulava di rabbia; il salumiere e l’edicolante della zona lo trattennero per evitare che si scagliasse contro Sacco per farlo a fettine. Ma Sacco non si mosse di un millimetro, anzi provava una sottile gratificazione beata nel vedere compiuto un altro suo atto di sincerità.
Le ambulanze e le automobili dei Carabinieri stavano già correndo a più non posso tra gli avanzi natalizi riversati sull’asfalto per cercare di porre rimedio a quella lotta tra i barbari; tutto stava cominciando a degenerare. Una donna adulta sulla quarantina d’anni, vedendo la folla dividersi a metà con Don Gabino e con il signor Sacco, intervenne ululando contro l’astuto consigliere:
«E’ sleale e contro ogni morale cristiana giudicare così un essere umano. E’ un sacerdote ma pur sempre un uomo; e come ogni uomo non va giudicato, lo sa questo, caro consigliere?».
Sacco si voltò di scatto con gli occhi sanguinanti di rabbia e sparò un’invettiva spietata sulla donna particolarmente eccentrica:
«Tu non dovresti proprio parlare, Elena. Non sai neanche dove abita la morale, puttana che non sei altro!».
Al che la folla rimase basita dal linguaggio scurrile del consigliere e non poté fare a meno di esprimere il suo sdegno rimanendo sbigottita e a bocca aperta. Benché Elena fosse conosciuta come la belle de nuit del paese a causa delle malelingue, non avrebbe certo permesso a Sacco di offenderla in quel modo così bieco.
«Ah! Ora facciamo anche le ramanzine, vero Severo? Eppure ti piace quando il venerdì notte affoghi di piacere nelle mie gambe, riempiendo di ingiurie tua moglie. Ti eccita eh?».

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com