scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il decalogo del perfetto scrittore" pag. 1

Suggerimenti semiseri per l'aspirante scrittore.
Stavo per chiamarli consigli, ma visto che oggi dei consigli nessuno sa che farsene, lasciamo
suggerimenti.
Prima di cominciare dovete sapere che non è mia intenzione insegnare qualcosa a qualcuno.
Sarebbe presuntuoso e comunque inutile. Io ho imparato molto seguendo i consigli (questi li chiamo
così) di grandi scrittori, da Hemingway a Stephen King. Chi è interessato può fare la stessa cosa
acquistando “Festa Mobile” di Hemingway oppure “On writing” di King.
Da parte mi mi limiterò a raccontare quello che per me sembra funzionare. Se andrà bene anche per
qualcun altro ne sarò moderatamente felice, in caso contrario che ci avete perso? Dieci minuti di
lettura non hanno mai ammazzato nessuno.
Ne ho viste di cotte e di crude.
Nella mia lunga e avventurosa vita ho conosciuto tante persone, ho consumato ettolitri di benziana,
letto centinaia di libri e decine di racconti. E a questo proposito devo riconoscere che molti di quei
libri valevano meno della carta sulla quale erano stampati.
E così li ho regalati a chi mi era antipatico. Li ho riciclati come regali di Natale per nipoti che tanto
non li avrebbero letti. Ultimamente sono persino arrivato a lanciarli attraverso la stanza verso il
cestino. E l'unico interessante effetto che facevano era il fruscio delle pagine che si aprivano in
volo, e il rumoroso atterrare sul pavimento. Chi indovina mai il cestino?
Un po' alla volta ho alleggerito le tavole della biblioteca e mi sono rimasti solo i libri più belli,
quelli che, se un giorno dovessi naufragare su un'isola deserta, vorrei avere con me.
In futuro può darsi che arriverò a bruciare i libri inutili e scritti male, facendoli finalmente tornare
quello che erano e che avrebbero dovuto restare. Cenere.
Oggi si trova di tutto anche in Internet, ma i file non si possono bruciare, e stamparli per poi
incenerirli mi sembra esagerato. Anche se alcuni meriterebbero lo sforzo.
Però posso fare qualcosa per evitare che certi racconti se ne vadano in giro a far credere agli
sprovveduti che la letteratura italiana sia scesa a questo livello.
Posso buttare giù un piccolo “decalogo del perfetto scrittore”.
E se poi le regole non saranno dieci, beh, fingeremo che lo siano, altrimenti la fantasia dove va a
finire?

Regola n.1

Chi ben comincia...
Se uno scrittore non si preoccupa di come cominciare non merita di essere letto.
La gente ha un sacco di pensieri, le rate della macchina, l'autobus che non arriva, quel maledetto del
capufficio, il professore di matematica...
Come si fa a credere che abbia voglia di dedicare la propria attenzione ad un testo stampato?
Di solito legge in fretta le prime righe, e se non c'è niente di interessante lascia perdere e passa oltre.
Ed è per questo che l'inizio è la parte più importante di un racconto.
Ma come si fa a trovare un buon inizio?
Non si fa, è lui che trova noi. Si avvicina quando non ce lo aspettiamo, mentre siamo in macchina,
mentre ci facciamo la barba (per le ragazze, mentre si strappano i peli delle sopracciglie).
In quel momento è importante avere qualcosa per scrivere, il vetro appannato del lunotto, il rossetto,
il sangue caduto nel lavandino...
Ma anche una matita e un blocco vanno bene.
Si immagina una storia, si pensa ad un finale, ai personaggi, si prendono appunti, ma l'inizio verrà
da sé, quando decide lui.
Se proprio non trovate niente potete usare un piccolo trucco. Cominciate come cominciano i temi
quelli che prendono 4 in italiano. Con una frase banale.
Poi toglietela.
Vi accorgerete che il racconto si capisce lo stesso e che l'inizio sarà più originale senza quella frase
che ci era servita solo per rompere il ghiaccio.
Quando cominciate una storia mettetevi nei panni di chi la leggerà e chiedetevi che effetto vi
farebbe una frase iniziale tipo: “Il nostro protagonista nacque in un tiepido giorno di aprile e la sua
nascita fu laboriosa...”
E confrontatela con: “Era il primo di aprile quando nacque, ma per sua madre non fu affatto un
pesce d'aprile, forse per suo padre, ma non certo per lei. Per un bel po' non avrebbe voluto sentir
parlare di pesci...”.
Infilatevi nella storia fin dall'inizio, niente preamboli, prologhi, prefazioni, farete sempre in tempo
ad aggiungerli dopo se necessario.
Insomma, trovate un inizio buono, anzi ottimo, così non vi rimarrà altro da fare che scrivere il resto.

Regola n.2

Evitate di scrivere un diario.
Se volete che i lettori scappino più veloci della luce scrivete in prima persona singolare.
Mica penserete di essere Marcel Proust?
Lui poteva permettersi di cominciare con la prima persona, ma ebbe qualche problema a farsi
apprezzare da vivo, anche se non solo per questo. Voi mica vorrete diventare famosi postumi, vero?
L'uso del cosiddetto “Io narrante” è scomodo e spesso noioso perché si rischia di cadere nell'”effetto
diario”.
E poi lo svolgimento della storia viene complicato dal fatto che il protagonista che racconta deve
per forza trovarsi sul posto (nella scena) al momento dello svolgersi dell'azione.
E chi ve lo fa fare a complicarvi la vita?
Una bella e comoda terza persona, vi permetterà di spaziare e racontare le cose come volete, da
osservatore esterno.
Provate e vedrete come viene meglio.
La seconda persona singolare (Tu) lasciatela agli sperimentatori, che scrivono per gli amici.
Quei pochi che rimangono dopo aver letto i loro scritti.

Regola n.3

Scegliete attentamente il tempo
Il passato.
Si scrive al passato.
Anche se scrivete di cose future, come i racconti di fantascienza, scrivete comunque al passato.
Bisogna essere troppo bravi per poter gestire un racconto scritto al presente.
Di solito è faticoso da leggere, e non vi dico da scrivere.
Una bella storia non ha bisogno di artifici del genere e se non è valida non migliora certo
incartandola in una confezione troppo originale.
In fondo le favole cominciano con “C'era una volta...”

Regola n.4

Compratevi un dizionario pieno di parole.
Se non sapete che significano, non usatele.
Un buon dizionario per uno scrittore è un “ferro del mestiere”, come una calcolatrice HP per
l'ingegnere.
Guareschi diceva di usare solo trecento parole per i suoi libri in modo che tutti potessero capirli, ma
in fondo aveva solo 23 lettori... Però Peppone e Don Camillo non moriranno mai.
Usate parole semplici e non mettete paroloni tanto per sembrare colti.
I critici vi criticheranno, è il loro mestiere, ma i lettori capiranno quello che scriverete e se le storie
saranno belle compreranno i vostri libri.
I critici mica li comprano.
Questo non significa che non si debbano usare, se necessario, tutte le parole che stanno nel
dizionario, soltanto usatele se sono adatte alla storia e se stanno bene con le altre.
E comunque usate pochi aggettivi e pochissimi avverbi.
Lo so, non rimane molto, ma le storie brevi piacciono di più.

Mah !

Inserito qui per errore. Non so come cancellarlo.

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