di Dino Licci
di Teodoro Lorenzo
... ebbe il tempo di fare il bambino? Crediamo di no, Leopardi non fu mai bambino
Tutto quello che serviva al conte Monaldo e a sua moglie Adelaide era racchiuso nello spazio di poche decine di metri.
Il palazzotto in cima alla salita dove abitavano, la piazzetta, e subito la chiesa, di lato, dove si recavano giornalmente per gli uffici del loro spirito.
Il loro mondo era tutto lì, si misurava coi passi di un uomo. Hortus conclusus non aveva altri passaggi o sentieri che conducessero al di là di quel recinto.
Il palazzo mostrava una faccia lunga e austera. Rimandava e faceva il paio con la personalità del suo proprietario, il conte, di nero vestito, reazionario fino al midollo, pseudo letterato dalle velleitarie ambizioni inseguite senza talento nel tempo lasciato vuoto dalle novene e dai rosari recitati instancabilmente in compagnia della moglie. Anche lei rigida e austera, come il marito e il palazzo.
Uscire uscivano poco, appena lo stretto necessario. Fuori mancava l’aria. Boccheggiavano come pesci sulla sabbia. Solo dentro, nel loro palazzo, riprendevano a respirare, solo lì si sentivano al sicuro. Sbarrato in fretta alle loro spalle il portone d’ingresso lasciavano all’esterno la follia del mondo.
Nulla di ciò che si trovava fuori doveva penetrare all’interno, nulla di nuovo, nulla di fresco doveva scivolare su quella muffa.
Troppo spesso dimentichiamo che anche l'uomo è un animale e questo porta a pensarci come essere differenti, più intelligenti, con un'anima e, di conseguenza, migliori degli altri esseri viventi. Proprio perchè superiori, abusiamo del più debole, del diverso, come è sempre stato fatto anche tra noi stessi.
L'uomo è l'unico animale che uccide la sua stessa razza. Purchè l'altro sia più debole, indifeso o presunto tale.
Il saggio di Leonardo Caffo ci aiuta a comprendere quali sono le possibilità di un radicale cambiamento non tanto tendente a tutelare l'animale quanto a riportarlo alla sua originale condizione di essere vivente. Come lo siamo noi.
Per poter parlare meglio di questo saggio ho scelto l'aiuto del suo autore attraverso delle domande alle quali si è dimostrato disponibile a rispondere direttamente sul sito. Ovviamente chiunque abbia letto il saggio o ne sia incuriosito potrà inviare domande cliccando su: Aggiungi un commento.
Ringrazio anticipatamente Leonardo e inizio con la prima domanda:
-Perchè, secondo te, l'uomo dalla caccia nella preistoria è passato all'allevamento dell'animale a scopo di cibarsene? O, come dici tu nel libro, l'animale esce dalle vite dell'uomo come animale e rientra come un oggetto? E' cattiveria la nostra? Egoismo? Economia?
Regola n.5
Lo svolgimento
Ebbene sì, ho usato la parola “svolgimento”, la stessa che si usa(va) nei famigerati temi in classe.
Dunque, abbiamo un buon inizio, abbiamo dei personaggi, anche se appena abbozzati, ora
dobbiamo mettere insieme le cose e scrivere un testo che abbia qualche senso.
Ma che sia anche interesante.
Suggerimenti semiseri per l'aspirante scrittore.
Stavo per chiamarli consigli, ma visto che oggi dei consigli nessuno sa che farsene, lasciamo
suggerimenti.
Prima di cominciare dovete sapere che non è mia intenzione insegnare qualcosa a qualcuno.
Sarebbe presuntuoso e comunque inutile. Io ho imparato molto seguendo i consigli (questi li chiamo
di Francesco Pomponio
10 regole semiserie per chi desidera cimentarsi nella scrittura, 10 errori da non commettere quando si vuole scrivere un racconto o un romanzo editorialmente perfetto
Valtellina. Luglio 1987. La valle è devastata da un’alluvione; il giorno 28 dello stesso mese, una frana di notevoli dimensioni (45 milioni di metri cubi) si stacca dal Pizzo Coppetto e seppellisce l’abitato di Sant’Antonio Morignone. L’evento ebbe un notevole impatto mediatico; per giorni la notizia tenne banco in tutti i telegiornali e rubriche televisive. Ancora oggi quella frana è ben visibile; la montagna è completamente sventrata. Vederla fa un’impressione tremenda.
Se questa fa un’impressione tremenda, che effetto doveva fare quella che la sera del 9 ottobre 1963, si staccò dal monte Toc nel Vajont e che era ben sei volte più grande? 260 milioni di metri cubi di materiale precipitarono nel lago artificiale sollevando un’onda che scavalcò la diga e spazzò via in un attimo la cittadina di Longarone provocando duemila morti.
I mezzi di comunicazione del tempo, ad eccezione di pochi, si affrettarono a definire l’accaduto come un evento imprevedibile di madre natura
Ma quella del Vajont è una storia sporca, iniziata negli anni venti del XX secolo, quando la valle della regione cadorina, tra Veneto e Friuli, viene individuata dalla SADE (Società Adriatica Di Elettricità), come luogo idoneo alla costruzione di una grande diga. Un progetto approvato in piena guerra mondiale e civile, senza numero legale e perciò non valido. Lavori che iniziano senza autorizzazioni. Espropri eseguiti anche con la forza. Geologi (che brutte creature i geologi, sempre pronti a mettere il bastone tra le ruote ai portatori di progresso!) che evidenziano nelle loro relazioni la presenza di una grande frana sulle pendici del monte Toc: una lunghezza superiore ai due chilometri, un’altezza di centinaia di metri e una profondità imprecisabile.. Abitanti dei paesi della valle, Erto e Casso con le loro frazioni, che non ottengono spiegazioni su ciò che accade, l’unica che dà loro ascolto è una corrispondente locale dell’Unità; giornalista e giornale vengono denunciati dalla SADE per pubblicazione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico, ma assolti per le evidenti prove e testimonianze presentate ( nel frattempo una parte della frana è caduta). Una Commissione di collaudo del Ministero dei Lavori Pubblici che si fa scarrozzare dai negozi di Cortina ai ristoranti di Venezia e ritorna a Roma senza avere visto niente dei lavori della diga e del Vajont, ma con relazioni che la SADE stessa le mette in mano. La SADE è uno stato nello stato. La frana c’è, nessuno sa come e quando cadrà, ma è certo che cadrà, perché viene anche commissionato un modellino della frana da sperimentare in laboratorio; si pensa anche a farla cadere in maniera controllata. Tutto ciò è tenuto nascosto agli abitanti e all’opinione pubblica.
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