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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Saggistica

"La meccanica quantistica e la spiritualità" di Dino Licci

di Dino Licci

Alla fine dell’ottocento la scienza e la tecnologia avevano raggiunto i vertici della loro popolarità. Erano stati già scoperti il microscopio e il telescopio di cui si era servito Galileo per le sue straordinarie osservazioni cosmiche, Torricelli aveva inventato il barometro, Harwey aveva scoperto la circolazione del sangue, Leeuwenhoek gli spermatozoi e molti esseri unicellulari. Poi arrivarono le leggi di Newton e le equazioni di Maxwell, i raggi X, la radioattività, la scoperta dall’elettrone. Insomma sembrava che non fosse rimasto niente altro da scoprire e il mondo meccanicistico pensava di poter predire qualsiasi fenomeno naturale. Ma l’alba del XX secolo aveva in serbo una sorpre! sa tale, che l’entusiasmo positivista di colpo cessò e la Scienza ridimensionò la potenzialità delle sue scoperte quando si accorse, con la meccanica quantistica, che le leggi di Newton non erano applicabili agli oggetti troppo piccoli e, con la relatività di Einstein, che non erano applicabili agli oggetti molto veloci.
Il termine quantistica lo si deve a Planck quando questo scienziato, premio Nobel per la fisica nel 1918, scoprì che l’energia termica, quella che va sotto il nome di “radiazione del corpo nero” non si propaga uniformemente ma in particelle discrete. Prima di Planck si supponeva che questa emissione avvenisse in modo continuo trattandosi di onde energetiche, ma non si riusciva in alcun modo ad esprimerla in termini matematici tali che rispettassero anche le regole trovate sperimentalmente. A Planck venne quindi l’idea che l’emissione di onde elettromagnetiche fossero emesse in particelle discrete che lui chiamò quanti e che la quantità di energia contenuta in ogni “pacchetto energetico” dipendesse dalla sua frequenza. Questa sua intuizione funzionò egregiamente tanto che si arrivò a condensare in una formula matematica tutte le leggi del fenomeno con assoluta precisione. Plank scoprì in modo geniale quella semplice, importante formula che ci dice che la dimensione E di un quanto di energia dipende dalla frequenza ν della radiazione secondo la formula E=hv dove h è una costante, detta appunto costante di Planck. Per capire meglio il fenomeno pensiamo al cambiamento di colore che subisce un pezzo di ferro quando esso viene riscaldato. Prima emetterà una radiazione che noi non riusciamo a vedere ma solo a percepire come calore perché emetterà raggi infrarossi che hanno una lunghezza d’onda superiore a 700 nanometri ( ricordiamo che lo spettro del visibile dell'occhio umano approssimativamente va da 400 a 700 nanom! etri),

"La nascita del fascismo" di Dino Licci

di Dino Licci

Con la Prima guerra mondiale si abbatterono sul mondo intero avvenimenti nefasti che andavano dalle numerose perdite delle vite umane alla distruzione di molte città, con uno sconvolgimento totale della personalità dei singoli che, ascrivendo al progresso tecnologico i guasti di una guerra così devastante, si rifugiarono dell’esistenzialismo, quasi una contrapposizione al positivismo che aveva suscitato grandi speranze e fiducia nel progresso scientifico. Un comprensibile stato di smarrimento investì la società in tutte le sue espressioni, mentre si andavano concretizzando quei disagi profondi dell’esistenza che già affioravano nelle opere di Kierkegaard, Nietzsche, Kafka o Dostoevskij. Ma non in tutti i campi si verificò questo repentino cambiamento dell’umore. Durante la prima guerra mondiale si erano verificati episodi di eroismo che avevano fortemente gratificato un gruppo di giovani combattenti che proprio nella violenza, nell’uccisione dei nemici della patria, avevano trovato uno scopo per la loro vita e pareva stessero aspettando un momento favorevole per esaltarsi ancora con le loro gesta che, in ultima analisi, consistevano nell’apoteosi della violenza. L’occasione fu loro offerta il 23 marzo del 1919 quando, nei locali messi a disposizione dall’alleanza industriale e commerciale che aveva sede a Milano in piazza San Sepolcro, fu convocata un’assemblea ad opera di un quotidiano: “il Popolo d’Italia”, diretto da Benito Mussolini, che al tempo aveva idee vagamente socialiste. Gli intervenuti, tutti molto giovani, non superavano il centinaio, provenivano da diverse classi sociali e pescavano nelle fila sia degli anarchici che dei repubblicani. Se ci aggiungiamo anche qualche futurista tipico dell’epoca, ci apparirebbero come un agglomerato eterogeneo, se non li avesse accomunati il fatto di essere ex combattenti che magari, come il corpo degli “arditi”, si erano particolarmente distinti in guerra per il coraggio e la determinazione con cui avevano affrontato il nemico. Cosi cominciarono ad organizzarsi scegliendosi dei simboli che diventeranno tipici dell’iconografia fascista: il pugnale, il teschio e il fascio littorio dell’antica Roma.

"La leggenda dei Re Magi" di Dino Licci

di Dino Licci

"La leggenda di Babbo Natale" di Dino Licci

di Dino Licci

"I gelati di Leopardi" di Teodoro Lorenzo

di Teodoro Lorenzo

... ebbe il tempo di fare il bambino? Crediamo di no, Leopardi non fu mai bambino

Tutto quello che serviva al conte Monaldo e a sua moglie Adelaide era racchiuso nello spazio di poche decine di metri.
Il palazzotto in cima alla salita dove abitavano, la piazzetta, e subito la chiesa, di lato, dove si recavano giornalmente per gli uffici del loro spirito.
Il loro mondo era tutto lì, si misurava coi passi di un uomo. Hortus conclusus non aveva altri passaggi o sentieri che conducessero al di là di quel recinto.

Il palazzo mostrava una faccia lunga e austera. Rimandava e faceva il paio con la personalità del suo proprietario, il conte, di nero vestito, reazionario fino al midollo, pseudo letterato dalle velleitarie ambizioni inseguite senza talento nel tempo lasciato vuoto dalle novene e dai rosari recitati instancabilmente in compagnia della moglie. Anche lei rigida e austera, come il marito e il palazzo.

Uscire uscivano poco, appena lo stretto necessario. Fuori mancava l’aria. Boccheggiavano come pesci sulla sabbia. Solo dentro, nel loro palazzo, riprendevano a respirare, solo lì si sentivano al sicuro. Sbarrato in fretta alle loro spalle il portone d’ingresso lasciavano all’esterno la follia del mondo.
Nulla di ciò che si trovava fuori doveva penetrare all’interno, nulla di nuovo, nulla di fresco doveva scivolare su quella muffa.

"La veglia di Venere" di Dino Licci

di Dino Licci

Leonardo Caffo - Soltanto per loro - un manifesto per l'animalità attraverso la politica e la filosofia"

Troppo spesso dimentichiamo che anche l'uomo è un animale e questo porta a pensarci come essere differenti, più intelligenti, con un'anima e, di conseguenza, migliori degli altri esseri viventi. Proprio perchè superiori, abusiamo del più debole, del diverso, come è sempre stato fatto anche tra noi stessi.
L'uomo è l'unico animale che uccide la sua stessa razza. Purchè l'altro sia più debole, indifeso o presunto tale.
Il saggio di Leonardo Caffo ci aiuta a comprendere quali sono le possibilità di un radicale cambiamento non tanto tendente a tutelare l'animale quanto a riportarlo alla sua originale condizione di essere vivente. Come lo siamo noi.
Per poter parlare meglio di questo saggio ho scelto l'aiuto del suo autore attraverso delle domande alle quali si è dimostrato disponibile a rispondere direttamente sul sito. Ovviamente chiunque abbia letto il saggio o ne sia incuriosito potrà inviare domande cliccando su: Aggiungi un commento.

Ringrazio anticipatamente Leonardo e inizio con la prima domanda:

-Perchè, secondo te, l'uomo dalla caccia nella preistoria è passato all'allevamento dell'animale a scopo di cibarsene? O, come dici tu nel libro, l'animale esce dalle vite dell'uomo come animale e rientra come un oggetto? E' cattiveria la nostra? Egoismo? Economia?

"Il decalogo del perfetto scrittore" pag. 2

Regola n.5

Lo svolgimento
Ebbene sì, ho usato la parola “svolgimento”, la stessa che si usa(va) nei famigerati temi in classe.
Dunque, abbiamo un buon inizio, abbiamo dei personaggi, anche se appena abbozzati, ora
dobbiamo mettere insieme le cose e scrivere un testo che abbia qualche senso.
Ma che sia anche interesante.

"Il decalogo del perfetto scrittore" pag. 1

Suggerimenti semiseri per l'aspirante scrittore.
Stavo per chiamarli consigli, ma visto che oggi dei consigli nessuno sa che farsene, lasciamo
suggerimenti.
Prima di cominciare dovete sapere che non è mia intenzione insegnare qualcosa a qualcuno.
Sarebbe presuntuoso e comunque inutile. Io ho imparato molto seguendo i consigli (questi li chiamo

"Il decalogo del perfetto scrittore" di Francesco Pomponio

di Francesco Pomponio

10 regole semiserie per chi desidera cimentarsi nella scrittura, 10 errori da non commettere quando si vuole scrivere un racconto o un romanzo editorialmente perfetto

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