scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Dino Licci

"La meccanica quantistica e la spiritualità" di Dino Licci

di Dino Licci

Alla fine dell’ottocento la scienza e la tecnologia avevano raggiunto i vertici della loro popolarità. Erano stati già scoperti il microscopio e il telescopio di cui si era servito Galileo per le sue straordinarie osservazioni cosmiche, Torricelli aveva inventato il barometro, Harwey aveva scoperto la circolazione del sangue, Leeuwenhoek gli spermatozoi e molti esseri unicellulari. Poi arrivarono le leggi di Newton e le equazioni di Maxwell, i raggi X, la radioattività, la scoperta dall’elettrone. Insomma sembrava che non fosse rimasto niente altro da scoprire e il mondo meccanicistico pensava di poter predire qualsiasi fenomeno naturale. Ma l’alba del XX secolo aveva in serbo una sorpre! sa tale, che l’entusiasmo positivista di colpo cessò e la Scienza ridimensionò la potenzialità delle sue scoperte quando si accorse, con la meccanica quantistica, che le leggi di Newton non erano applicabili agli oggetti troppo piccoli e, con la relatività di Einstein, che non erano applicabili agli oggetti molto veloci.
Il termine quantistica lo si deve a Planck quando questo scienziato, premio Nobel per la fisica nel 1918, scoprì che l’energia termica, quella che va sotto il nome di “radiazione del corpo nero” non si propaga uniformemente ma in particelle discrete. Prima di Planck si supponeva che questa emissione avvenisse in modo continuo trattandosi di onde energetiche, ma non si riusciva in alcun modo ad esprimerla in termini matematici tali che rispettassero anche le regole trovate sperimentalmente. A Planck venne quindi l’idea che l’emissione di onde elettromagnetiche fossero emesse in particelle discrete che lui chiamò quanti e che la quantità di energia contenuta in ogni “pacchetto energetico” dipendesse dalla sua frequenza. Questa sua intuizione funzionò egregiamente tanto che si arrivò a condensare in una formula matematica tutte le leggi del fenomeno con assoluta precisione. Plank scoprì in modo geniale quella semplice, importante formula che ci dice che la dimensione E di un quanto di energia dipende dalla frequenza ν della radiazione secondo la formula E=hv dove h è una costante, detta appunto costante di Planck. Per capire meglio il fenomeno pensiamo al cambiamento di colore che subisce un pezzo di ferro quando esso viene riscaldato. Prima emetterà una radiazione che noi non riusciamo a vedere ma solo a percepire come calore perché emetterà raggi infrarossi che hanno una lunghezza d’onda superiore a 700 nanometri ( ricordiamo che lo spettro del visibile dell'occhio umano approssimativamente va da 400 a 700 nanom! etri),

"Pillole di sapere" presentazione

di Dino Licci

C’è una frase di Seneca, il famoso precettore di Nerone,  che compendia in un rigo le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo mio breve saggio :

“Nullius boni sine socio iucunda possessio est”
Frase che, tradotta in italiano, suona così:
Nessuna cosa è bella da possedere se non si hanno amici con cui condividerla.

Purtroppo in Italia si parla poco di  argomenti scientifici  e scoprire quello che si nasconde dietro tanti fenomeni naturali mi ha, negli ultimi decenni della mia vita, riempito di grande entusiasmo, lo stesso entusiasmo che vorrei trasmettervi con queste pillole di sapere che non hanno la pretesa d’insegnare, ma solo  di coinvolgervi, d’invogliarvi ad approfondire  i vari argomenti che, capitolo dopo capitolo, vi vado proponendo.

Dalla meccanica quantistica alla relatività, dallo studio degli embrioni umani all’eutanasia, dalla nascita dell’universo alla morte di una stella, dal bosone di Higgs  alla gravitazione universale,ho cercato di raccontarvi, senza formule e semplificando al massimo concetti difficili, tutto ciò che mi ha appassionato in tanti anni di studio intenso e continuo.
Una definizione biologica dell’uomo recita così:
“L’uomo è l’animale che sa di dover morire”
intendendo con ciò che l’uomo è capace d’astrazione avendo sviluppato, nel corso dei milioni di anni, la corteccia e con essa la capacità di parola, (il centro di Broca ) e  poi la possibilità di crearsi organi accessori, dalla clava al computer  mediante  la modificazione della mano (il pollice opponibile) ma soprattutto  con la relativa area cerebrale  preposta a questa funzione.
E quando conquistò questo stato,  subito cominciò a guardarsi intorno incuriosito e cominciò a farsi quelle stesse domande che noi ancora oggi ci poniamo:
Chi sono? Da dove vengo e dove vado?
Allora non esisteva ancora l’inquinamento luminoso e di notte la volta celeste risplendeva di stelle, di tanti puntini luminosi a volte oscurati da terribili temporali che lo atterrivano e affascinavano. Il giorno veniva illuminato dal Sole e la notte dalla pallida Luna e non ci volle molto perché l’uomo primitivo scambiasse questi astri per dei..Così cominciarono ad adorarli a volte in forma così cruenta da farci inorridire. I Maia per esempio credevano che i raggi del Sole fossero   lingue fameliche assetate di sangue ed al Sole sacrificano giovani vite per sedare la sua fame o la sua presunta ira.

La comparsa dell’uomo sulla terra è relativamente recente dovendosi più o meno datare in 2.500.000  di anni fa laddove la comparsa della terra  delle forme primordiali di vita risale a circa 4,5 miliardi di anni e la nascita dell’Universo a 13,7 miliardi di anni fa!. Ma la sua evoluzione biologica e gnoseologica ha compiuto passi da gigante. Forse questo è dovuto alla sua naturale curiosità di soddisfare  quelle domande essenziali che ancora oggi ci affliggono e al suo guardare al cielo, alle stelle, alla sua paura della non conoscenza, o forse alla possibilità di trasmettere le sue conquiste alle nuove generazioni ora che aveva acquistato l’uso della parola e, più tardi della scrittura!

Che l’uomo abbia da tempi immemorabili  cercato di capire le regole che governano il mondo, lo possiamo dedurre dagli antichi miti come quelli di  Prometeo che cercò di rubare il fuoco agli dei e che, per questo suo ardire, scontò una punizione esemplare.
Ma l’uomo, uscendo dal mito, continuò nelle sue affannose ricerche e qui, nel nostro occidente, a partire dal sesto secolo prima di Cristo ci fu un fermento di intelligenze che cominciarono razionalmente a chiedersi quale fosse la verità sulla propria natura e sulla natura dell’Universo che tutti ci contiene:

I primi grandi pensatori, i presocratici, cercavano gli “archè”, i principi vitali  che giustificassero l’essenza stessa delle cose (ilozoismo). E se Talete identificò nell’acqua l’incorruttibile materia che genera il mondo, Anassimene  pensava che essa andasse ricercata nell’aria e Anassimandro la identificò con “l’apeiron”, l’infinito indefinito da cui tutto proviene. Parmenide coniò la filosofia dell’Essere statico e immutabile mentre Eraclito vedeva nel movimento e nell’eterno divenire (Panta rei) l’essenza primaria delle cose. Il primo grande unificatore di queste contrapposte teorie fu il grande Platone che al divenire del mondo sensibile contrappose  l’iperuranio, il mondo delle idee, dove l’uomo tenderebbe e dove ci sarebbe  lo “stampo” primigenio ed immutabile di ogni apparenza terrena.  Aristotele razionalizzò ancor più queste impervie ricerche, analizzando “scientificamente” i fenomeni osservabili e identificando nel primo motore (Dio) il propulsore di una catena altrimenti infinita di causa-effetto (se ogni effetto ha una sua causa, il processo durerebbe all’infinito senza una causa prima). Ai filosofi si affiancavano i  primi matematici (Pitagora, Euclide, lo stesso Talete) e i primi astronomi e scienziati ( Archimede, Eulero, Eudosso, Aristarco, Ipparco, Tolomeo).  Gli atomisti  del calibro di Democrito  o Leucippo descrissero l’infinitamente piccolo avvicinandosi tanto alla realtà che soltanto la modernissima meccanica quantistica ne ha parzialmente smontato l’apparato, mentre l’epicureismo, lo stoicismo, il neoplatonismo, cercavano teorie che aiutassero l’uomo a lenire le sue sofferenze.
Il bisogno di Dio aleggiava sempre nel pensiero dell’uomo le scoperte scientifiche come pure le  credenze religiose si condizionavano reciprocamente!

A quei tempi  era opinione comune che l’Universo fosse sempre esistito,
ma  già con gli Stoici si cominciò a parlare  in infinite creazioni e distruzioni che si sarebbero replicate  sempre allo stesso modo.
Anche la Rivelazione ebraica, il Cristianesimo e il Giudaismo credevano al creazionismo :Origene sposò la tesi degli Stoici ma senza accettare la replicazione continua degli stessi eventi;
mentre Agostino  negando che  lo spazio e il tempo  esistessero prima della creazione, entrò di prepotenza nel novero dei maggiore filosofi di tutti i tempi.
Già da tempo si osservavano i cieli formulando varie teorie intorno i movimenti della terra . Aristarco (310 a.c.)  aveva già capito che era la terra a girare intorno al Sole, ma ebbe più  fortuna la tesi di Tolomeo (367 a.c.) con la sua teoria degli epicicli, che vedeva la terra al centro del sistema solare..

Dovettero passare molto secoli prima che  Copernico mettesse a punto  la sua teoria eliocentrica dando la stura alle molte ricerche scientifiche da parte di  Keplero prima, di Galileo e Newton poi. Stava nascendo  la Scienza moderna nonostante che  l’inquisizione  tentasse di frenare ogni conquista bollandola come eresia!
Giordano Bruno come pure il nostro  Cesare Vanini pagarono con la vita le loro “Eresie” e furono arsi ed anzi il Vanini fu anche mutilato della lingua e strozzato prima di essere dato alle fiamme!

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Passarono i secoli, la visione meccanicistica del mondo si affermò sempre di più fino a far credere che tutti gli avvenimenti potessero essere predeterminati, ma con l’inizio del XX secolo due nuove teorie avrebbero spento l’entusiasmo positivista:la meccanica quantistica di Plank e le relatività di Einstein.
Si scoprì insomma che le leggi meccanicistiche scoperte da Newton non erano più valide per l’infinitamente piccolo o per l’infinitamente grande e questo gettò nello sconcerto il mondo della scienza e spense di colpo l’entusiasmo positivista.

Alcune conseguenze di queste nuove scoperte furono veramente sconcertanti e cambiarono completamente la nostra visione sulla nascita dell’Universo.

Ci stiamo avvicinando al momento cruciale in cui tutto ebbe inizio Stiamo per capire come tutto è avvenuto,
stiamo per capire cosa sia il Big Bang.
Questo termine fu coniato in modo ironico e dispregiativo da uno studioso inglese che insegnava a Cambridge, certo Hoyle che aveva formulato la teoria dello Stato Stazionario. Egli insomma credeva che l’Universo fosse statico e che fosse sempre esistito, ma oggi sappiamo,perché lo si è potuto ormai variamente sperimentare, che Hoyle aveva torto:
L’Universo ha avuto un inizio 13,7 miliardi di anni fa ed è tutt’altro che stazionario. Esso  si espande a grande velocità con un curioso meccanismo laddove le galassie si allontanano le une dalle altre  pur senza muoversi direttamente ma come se fosse lo spazio stesso a dilatarsi.(Palloncino)
Anche Einstein pensava, a torto,  che l’Universo fosse statico e ipotizzò l’esistenza di una forza misteriosa, la costante cosmologica che impediva agli astri di collassare secondo le leggi della gravità. Ma la sua teoria della relatività suggeriva proprio il contrario .
Il primo a formulare la teoria del BIG Bang o UOVO cosmico fu padre Le Lemaitre  che aveva tratto le sue conclusioni proprio studiando le formule di Einstein..
Fu  Hubble, con l’aiuto di potentissimi telescopi e l’analisi spettroscopica, a fornire le prove che l’Universo in effetti  si dilata espandendosi  in ogni direzione e da qualsiasi punto lo si osservi.  Egli, per calcolar la velocità d’espansione,  si basò sul metodo delle candele standard e cioè di alcune stelle di cui conosceva la luminosità, le Cefeidi per esempio, che pulsano con ritmi costanti.

Se l’Universo si dilata, ciò voleva  dire che prima era più piccolo e via via, andando indietro nel tempo, sempre più piccolo fino alle dimensioni sub microscopiche laddove la temperatura e la pressione dovevano essere altissime.
Hubble inoltre aveva scoperto la galassia  di Andromeda,cioè un altro mondo immenso fuori dalla nostra via Lattea che fino al 1920 si pensava comprendesse l’intero Universo.
Hubble in una sola notte ci fece capire che l’Universo era immensamente più grande di quanto si pensasse a quei tempi!!!

Non una sola  galassia con 100-200 miliardi di stella ma 100 miliardi di galassie simili alla nostra che ruotano tutte insieme nell’Universo infinito
Ma quali prove si  avevano che si era intrapresa la strada giusta?
A questo punto entra in scena uno scienziato russo.
Gamov pensò che se l’Universo, andando indietro nel tempo diventava sempre più piccolo, allora la sua pressione e la sua temperatura dovevano essere enormemente più alte e quindi  ipotizzò una  Radiazione cosmica di fondo che non riuscì a trovare personalmente ma che fu  scoperta poi quasi per caso da  Penzias e Wilson, due scienziati insigniti del premio nobel nel 1978. La teoria dello stato stazionario veniva così abbandonata per sempre mentre tutti gli scienziati del mondo confermarono la teoria  del BIG BANG
Furono  però mosse Critiche alla teoria del big bang
Problemi sull’equilibrio termico dello spazio profondo e sui tempi delle formazioni delle galassie: L’Universo è troppo grande e non abbastanza vecchio perché la sua temperatura sia costante in tutti i suoi punti, si disse.

Così si formulò la teoria dell’Inflazione di Alan  Guth che prevede che l’Universo piccolissimo e incredibilmente caldo, si sia espanso ad una velocità molto superiore a quella della luce in che avrebbe consentito l’uniformità della temperatura-
Le quattro forze della natura erano fuse  insieme e l’espansione sarebbe avvenuta quando ancora le leggi di Einstein non potevano essere valide . Poi  la gravità si staccò dalle altre forze nei primi istanti di vita  liberando energia e consentendo l’inflazione di Guth. Sarebbe stato questo il momento in cui venne emessa la radiazione cosmica  di fondo  (380.000 anni).

Il WNIP, il satellite inviato dalla Nasa per avere conferma della teoria dell’inflazione  (2001)  ci fornì  nel 2003 un’immagine dell’Universo bambino (380.000 anni di età)- Tutto corrispondeva alle teorie proposte!!!  
Il Big bang non è più solo una teoria ma quasi una certezza verificata sperimentalmente.

Vediamo ora come finirà:
Fra circa 5 miliardi di anni Il Sole starà esaurendo l’idrogeno di cui si “nutre”. Il Sole diventerà una  Gigante rossa: l’enorme nuvola di gas che lo compone sfuggirà all’attrazione del suo nucleo ed ingoierà prima Mercurio poi Venere e quindi la Terra.  Poi il nucleo si contrarrà  ancora di più ed il nostro astro  diventerà una nana bianca, per evolvere ancora in una nana nera  quando  tutto il suo calore residuo  si sarà disperso.
 Dopo qualche miliardo di anni spinto da una misteriosa Energia oscura,sulla cui natura ancora s’indaga,  l’Universo continuerà ad espandersi fino a dissolversi nel grande strappo  dove le molecole, i nuclei, gli stessi atomi si disgregheranno costituendo la FINE dell’Universo.
Molte stelle che oggi vediamo splendere nel cielo sono già estinte da anni:dobbiamo pensare che la velocità della luce, per quanto grande, è pur sempre limitata e che occorrono a volte miliardi di anni per percorrere gli spazi infiniti dell’Universo.
 E dobbiamo pensare che le immagini del nostro presente saranno ancora captate tra miliardi di anni da mondi lontani.
Mi piace immaginare, fuori dai rigidi schemi della Scienza che, se disponessimo di una macchina più veloce della luce, potremmo raggiungere  i volti dei nostri genitori bambini vagare nello spazio  infinito. Questi pensieri mi affascinano e sconvolgono e , per vincere l’emozione  che me ne deriva a volte non mi resta che  rifugiarmi nella poesia:

La Luce

L’interruttore scatta,
una scintilla…
e la luce si perde all’improvviso
e sei nel buio
a domandarti
dove sta proiettando,
rubate agli occhi  tuoi,
le immagini e il tepore 
che ora devi provare a ricordare.
E non sai come
e perchè
e dove
vagano per lo spazio con furore
volti che ritenevi tuoi,
cose d’amore,
che forse incontreranno altre scintille,
si fonderanno,
correranno insieme
tra mille stelle
o bruceranno al Sole!!!

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"Pillole di sapere" di Dino Licci


Pillole di sapere

Dal Big Bang alla ricerca di Dio

C’è una frase di Seneca, il famoso precettore di Nerone, che compendia in un rigo le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo mio breve saggio :
“Nullius boni sine socio iucunda possessio est”
Frase che, tradotta in italiano, suona così:
Nessuna cosa è bella da possedere se non si hanno amici con cui condividerla.

Purtroppo in Italia si parla poco di argomenti scientifici e scoprire quello che si nasconde dietro tanti fenomeni naturali mi ha, negli ultimi decenni della mia vita, riempito di grande entusiasmo, lo stesso entusiasmo che vorrei trasmettervi con queste pillole di sapere che non hanno la pretesa d’insegnare, ma solo di coinvolgervi, d’invogliarvi ad approfondire i vari argomenti che, capitolo dopo capitolo, vi vado propo nendo.

Dalla meccanica quantistica alla relatività,
dallo studio degli embrioni umani all’eutanasia,
dalla nascita dell’universo alla morte di una stella,
dal bosone di Higgs alla gravitazione universale,

io ho cercato di raccontarvi, senza formule e semplificando al massimo concetti difficili, tutto ciò che mi ha appassionato in tanti anni di studio intenso e continuo.

Una definizione biologica dell’uomo recita così:

“L’uomo è l’animale che sa di dover morire”
intendendo con ciò che l’uomo è capace d’astrazione avendo sviluppato, nel corso dei milioni di anni, la corteccia e con essa la capacità di parola, (il centro di Broca ) e poi la possibilità di crearsi organi accessori, dalla clava al computer mediante la modificazione della mano (il pollice opponibile) ma soprattutto con la relativa area cerebrale pr eposta a questa funzione.
E quando conquistò questo stato, subito cominciò a guardarsi intorno incuriosito e cominciò a farsi quelle stesse domande che noi ancora oggi ci poniamo:
Chi sono? Da dove vengo, e dove vado?
Allora non esisteva ancora l’inquinamento luminoso e di notte la volta celeste risplendeva di stelle, di tanti puntini luminosi a volte oscurati da terribili temporali che lo atterrivano e affascinavano. Il giorno veniva illuminato dal Sole e la notte dalla pallida Luna e non ci volle molto perché l’uomo primitivo scambiasse questi astri per dei..Così cominciarono ad adorarli a volte in forma così cruenta da farci inorridire. I Maia per esempio credevano che i raggi del Sole fossero lingue fameliche assetate di sangue ed al Sole sacrificano giovani vite per sedare la sua fame o la sua presunta ira.

La comparsa dell’uomo sulla terra è relativamente recente dovendosi più o meno datare in 2.500.000 di anni fa laddove la comparsa della terra delle forme primordiali di vita risale a circa 4,5 miliardi di anni e la nascita dell’Universo a 13,7 miliardi di anni fa!. Ma la sua

Pillole di Storia: Oliviero Cromwell di Dino Licci

di Dino Licci
Dei matrimoni di Enrico VIII Tudor vi ho già parlato (vedi qui) mettendo in evidenza come le vicende personali di un singolo potente, possano influenzare la vita di un’intera nazione, di un continente, ed in questo caso, dell’intero globo terrestre. Ora cercherò, in questa paginetta, di giustificare appieno questo mio convincimento:dal suo primo matrimonio con Caterina d’Aragona, Enrico ebbe una figlia, Maria la sanguinaria, mentre dal suo secondo matrimonio con Anna Bolena , nacque Elisabetta I, che regnò dal 1558 al 1603. Per potersi sposare con la Bolena , Enrico VIII era entrato in conflitto c ol papa Clemente VII che lo scomunicò. Ma, per niente intimorito dalla reazione papale, il sovrano confiscò tutti i beni della Chiesa cattolica avocando a sé il potere di capo della Chiesa e trascinando l’Inghilterra verso un protestantesimo che ancora vige in tutto il Regno unito. E questo protestantesimo partorì poi quella frangia di calvinisti, detti puritani, che avrebbero colonizzato il nuovo continente quando, a bordo della “Mayflower” nel 1620 salparono da Plymouth per raggiungere gli attuali Stati Uniti d’America.
Torniamo adesso al 1603 quando Elisabetta I Tudor morì senza lasciare eredi diretti non essendosi mai voluta sposare. Fu gioco forza fargli succedere Giacomo I Stuart, figlio della cattolicissima Maria Stuarda, che Elisabetta aveva fatto giustiziare. Così il potere passò nella mani degli Stuart che lo mantennero saldamente in mano fino al 1714 quando finalmente salì al trono Giorgio I di casa Hannover. E gli Hannover governarono fino al 1901, anno in cu morì la famosissima regina Vittoria che oltre ad essere regina d’Inghilterra, si fregiò anche del titolo d’Imperatrice d’India (epoca vittoriana). Agli Hannover succedettero i Winsor che ancora reggono le sorti del popolo inglese&n bsp; con l’attuale regina Elisabetta II.
Ma questo itinerario dinastico spesso costellato di intrighi, tradimenti, congiure e spesso imbrattato dal sangue di molti innocenti, fu interrotto da una pausa democratica o forse dittatoriale ad opera di un rivoluzionario spesso trascurato nei testi di storia se paragonato agli effetti che avrebbe prodotto in seguito: Mi riferisco ad Oliviero Cromwell ed alla rivoluzione inglese del 1648, che portò alla condanna a morte per decapitazione di quel Carlo I Stuart che era succeduto a Giacomo. Insomma già 150 anni prima della rivoluzione francese anche in Inghilterra il popolo, stanco delle continue tasse e della sperequazione sociale che ne derivava, dovette ricorrere alla forza per ottenere quei diritti civili cui ogni cittadino dovrebbe aver diritto. Ma, come spesso succede, il vuoto di potere che seguì alla morte del sovrano, fu colmato dallo stesso Cromwe ll, che gradualmente trasformò la neonata repubblica in una velata dittatura sostenuta dai principi di fervido puritanesimo che lo stesso Cromwell professava. Egli si fece eleggere “Lord protettore d’Inghilterra, Scozia e Irlanda” e costrinse la popolazione a vivere in modo parco e severo bruciando perfino le decorazioni natalizie, proibendo i canti e le luminarie quasi alla stregua del monaco Savonarola. Non deve perciò meravigliare se fu oggetto di numerosi attentati dai quali però si salvò. Morì comunque nel 1658 a soli 59 anni, nel suo proprio letto colpito da un morbo (forse malaria), che i medici del tempo non seppero diagnosticare. Gli successe suo figlio Richard che, non disponendo del carisma del padre, dopo solo due anni fu deposto e mandato in esilio mentre il cadavere del padre veniva riesumato e sottoposto al macabro rituale dell’esecuzione postuma. Al cadavere di Olivier venne tagliata la testa che rimase a lungo esposta, dopo essere stata infilzata in un palo, davanti all’abbazia di Westminster. Si restaurò così la monarchia incoronando Carlo II Stuart che regnò fino al 1685.

"Guerra" di Dino Licci

di Dino Licci

Il 30 luglio 1932 da Gaputh (Potsdam), Albert Einstein scrive a Sigmund Freud una lunga ed articolata lettera che ha per oggetto la guerra, ricevendone un’ampia ma, in un certo senso, desolante risposta. Il fisico, impressionato dai guai che la società può apportare a se stessa con l’uso di armi sempre più sofisticate, chiede lumi allo psicologo, che lo istruisca sugli istinti che conducono l’uomo all’autodistruzione. La domanda è formulata in modo esaustivo e contiene già al suo interno, la desolante risposta. Ciononostante i due grandi dialogano, annaspano, si arrovellano, nella ricerca di una soluzione esauriente, di una speranza di pace che liberi l’uomo da questo flagello, ma che mi par di capire, alla luce di un’attenta lettura dei loro scritti ed un’accorta analisi storiografica del percorso umano, sia espressione fondamentale della natura stessa di tutta l’umanità. Eros e Thanatos, la pulsione della vita e la pulsione della morte in un gioco infinito, in un alternarsi senza fine di scontri, compromessi, sottomissioni, trattati, conferenze, dibattiti, firme, propositi che poi sfociano inevitabilmente, sconsolatamente, nell’eterno conflitto che regola le sorti dell’umanità, della vita stessa in tutta la sua complessa varietà oserei dire. Guardiamoci intorno. Riguadagniamo per un attimo la nostra più intima essenza. Passiamoci le dita sulle radici dei canini, tocchiamoci il coccige con quel brandello di coda, guardiamo i nostri occhi puntati in avanti come quelli di tutti gli altri animali predatori. E’ quella che chiamiamo ferocia che ci consente di sopravvivere, è lo scontro, la crudeltà mista e condita dalla “pietas”, dall’amore, dalla compassione, dalla misericordia. Fuori dagli schemi classici, fuori da ogni vuota retorica, non siamo noi che aggrediamo ogni giorno, fin dal primo respiro, i diritti degli altri uomini, piante, animali, cercando di assoggettarli ai nostri voleri  e  alle nostre esigenze? Salvo poi a dirci pacifisti, ad innalzare inutili vessilli arcobaleno che gridano una verità scontata ma senza riscontro pratico, senza nessuna possibilità di soluzione. Ci hanno provato in molti ma la verità è una sola come fece dire Platone a Trasimaco nel primo libro della “Repubblica”: La verità è del più forte”. Quando l’uomo era vestito da scimmia lottava contro i suoi simili brandendo improvvisati bastoni, la prima espressione pratica di quegli organi accessori che la funzione del dito opponibile gli consentiva ormai di costruire, in una corsa verso il dominio assoluto ed incontrastato della terra. La forza dell’idea si sostituiva alla forza bruta ma senza abbandonare il primitivo disegno che è: "dominare per non essere dominati". Gli studiosi di ecologia, gli esperti di evoluzionismo, gli specialisti della vita, sanno che la comparsa dell’uomo è relativamente recentissima nella storia del pianeta, recente e dirompente perché porta con sé distruzione e morte ma anche qualcosa di molto più allarmante, la coscienza di sé, la coscienza di dover morire ed il dolore insito in questa scoperta. Così nascono le religioni, nascono dal desiderio d’immortalità, dal rifiuto che tutto finisca col cessare del respiro, antiche credenze, dalla reincarnazione al giudizio universale, dalla trasmigrazione delle anime alla loro punizione eterna. E nascono i nuovo potenti, ai capi tribù si sostituiscono gli stregoni, ai guaritori i sacerdoti. I gestori delle anime, i tutori della vita eterna diventano i nuovi capi, le religioni i nuovi eserciti. E partoriscono le crociate, le lunghe guerre di religione, le conversioni forzate, l’assoggettamento al proprio credo, le lotte intestine tra cattolici ed ortodossi, tra Sciiti e Sunniti, tra laici e credenti. Ma la verità è più complessa e impaurisce e sgomenta come  ci suggerisce Egdar Lee Masters in questa sua breve lirica tratta dall'Antologia di Spoon River:

Quando vi sarete arricchiti l'anima
il più possibile,
con i libri, la riflessione, il dolore, la conoscenza degli uomini,
la capacità d'interpretare sguardi, silenzi,
le pause nei grandi mutamenti,
il genio della divinazione e della profezia;
sicché vi parrà a volte di tenere il mondo
nel cavo della mano;
allora, se per l'affollarsi di tanti poteri
entro il cerchio della vostra anima,
l'anima prende fuoco,
e nell'incendio dell'anima
il male del mondo è illuminato e reso intelligibile -
siate grati se in quell'ora di visione suprema
la vita non v'inganna.

"Le meraviglie del nostro cervello e la spiritualità" di Dino Licci

di Dino Licci

Studiare l’anatomia e la fisiologia comparata è quanto di più interessante si possa immaginare e, fra tutti i meravigliosi organi che compongono il corpo umano e quello animale, ce n’è uno talmente complesso che in esso pare quasi sia racchiusa tutta la nostra storia evolutiva. Esso infatti si compone di più strati come se, nel corso di milioni di anni, si fosse arricchito di nuove funzioni, mantenendo inalterate anche le più primitive. Noi uomini disponiamo del cosiddetto cervello rettiliano (midollo spinale, midollo allungato, ponte di Varolio, mesencefalo) tipico dei rettili appunto e che si è formato circa 500 milioni di anni fa. Ad esso si sono aggiunti, 200-300 milioni d’anni fa, il cervelletto e quindi il sistema limbico (fornice, talamo, ipotalamo, ipofisi, ippocampo, amigdala) detto anche mammaliano, perché tipico dei mammiferi e sede dei sentimenti e delle emozioni. Questo fa sì che anche gli altri mammiferi soffrano, godano, palpitino d’amore e gelosia proprio come noi, mentre invece in nessun caso essi saranno capaci d’astrazione perché non hanno le strutture atte a sviluppare tali pensieri.

Quando si formerà la CORTECCIA, che sarà sede d’astrazione, pensiero, idea, allora l’animale sarà diventato Uomo. Solo noi uomini possediamo il centro di Broca che ci consente di parlare o un’area atta a farci usare le mani come preziosi arnesi di lavoro, mentre abbiamo in comune con gli altri mammiferi l’amigdala per esempio, sede della paura che, dando l’allarme, ci permette di affrontare un pericolo che ci sovrasta .

Ma se questa porzione cerebrale che ha la forma di mandorla come ci suggerisce il suo nome, non è geneticamente perfetta, il possessore di questo piccolo difetto è molto probabile che, nel corso della vita, vada incontro a quegli attacchi di panico che possono essere fortemente invalidanti per chi li subisce e che molti purtroppo scambiano per crisi isteriche o “fisime” del malcapitato. Faccio un esempio. Se un camion sta per investirci, noi abbiamo, per fortuna, paura. E’ la paura che ci fa prendere le precauzioni per evitare il peggio. E se siamo colti da infarto, facendo i debiti scongiuri, sarà sempre l’amigdala a dare l’allarme all’organismo, per modo che esso possa correre ai ripari. E’ questa la comunissima paura esterna che ci aiuta a vi vere correttamente. Ma c’è un altro tipo di paura, la paura interna, che segnala ad un’ amigdala biologicamente difettosa, un pericolo inesistente ma che ha le stesse caratteristiche di un pericolo reale. Una volta accertato che si tratta di un falso allarme, se gli attacchi di panico si ripresentano, il paziente non saprà più distinguere il vero dal falso e vivrà una vita d’inferno laddove il suo disturbo non venga adeguatamente curato.

Già questo esempio ci avrà fatto capire come le nostre strutture cerebrali siano responsabili anche della nostra vita di relazione e come il nostro libero arbitrio sia pesantemente condizionato dalle nostre circonvoluzioni craniche. E a questo proposito ritengo sia molto interessante notare come ci sia una stretta correlazione tra alcune aree cerebrali e la nostra spiritualità:

Uno studio pubblicato di recente da un’équipe italiana coordinata dal neuroscienziato Salvatore Aglioti, dell’Università La Sapienza di Roma e da Cosimo Urgesi, dell’Università di Udine, ci suggerisce che alcune lesioni selettive corticali nell’area dei lobi temporali, producano una durevole modificazione dell’autotrascendenza ( la capacità dell’uomo a superare se stesso o sentirsi fuori di sé e oltre se stesso), fino a portare a una riduzione del senso del proprio io e una maggiore credenza in fenomeni inspiegabili e trascendenti. La stimolazione o la disfunzione di suddette aree produrrebbero le cosiddette ‘esperienze extracorporee’, da taluni ritenute prova dell’esistenza di un’anima o comunque di un ‘doppio immateriale’.

Sempre questi ricercatori ci raccontano ancora come la rimozione chirurgica di tumori localizzati nel lobo parietale inferiore e nel giro angolare destro, induce in molti soggetti operati, una sensazione di benessere psichico, una “pace interna” in tutto simile a quella descritta dai mistici e questo indipendentemente dalle loro convinzioni religiose.

A mio avviso queste scoperte scientifiche spiegano razionalmente quelle esperienze paranormali da altri interpretate come capacità superiori di comunicare con l’aldilà o come prova dell’esistenza di un’anima. Insomma, restando fermo il concetto che ogni singola personalità sia plasmabile e si formi attraverso la cultura e l’ambiente, non si possono ignorare gli effetti delle esperienze appena descritte sui propri convincimenti religiosi. Ed anzi i meccanismi appena descritti dovrebbero farci capire come non esista una netta separazione tra scienza e fede, dovendosi ascrivere a precise diversità anatomiche e funzionali, la predisposizioni di molti individui ad interpretare la realtà che li circonda, attraverso un approccio sentimentale piuttosto che tramite un’analisi logica e razionale.

La maggiore inclinazione verso un atteggiamento mistico piuttosto che scientifico, sarebbe pesantemente condizionato da precise disfunzioni dell’attività cerebrale, che differenzia un individuo dall’altro nella stessa misura in cui li differenzia per la loro intelligenza o sensibilità.

"Il mio covo" di Dino Licci

di Dino Licci

Solo soletto cerco nel mio covo,
di soddisfare la mia fantasia:
una vecchia chitarra e un cavalletto
mi fanno, notte tempo, compagnia.

Così prendo una tela, i miei pennelli,
e comincio a volare in armonia
col suono di Chopin se sono triste
o con Rossini se sposo l’allegria.

Le note mi raggiungono soavi
e guidano la mano lentamente:
appare il mare, un bosco, una scogliera
dove vagare con la sola mente.

Mi guardo intorno e vedo cieli tersi,
galline, pecorelle ed un giullare
col volto triste quasi a dimostrare
il doppio volto dell’umano andare.

Son tutte proiezioni della mente
che la mia mano esperta fa parlare
vincendo la mia innata timidezza
e, per capirmi, non basta che guardare!

Un artista a tutto tondo

Dino Licci non è solo uno scrittore e un curioso della vita di cui spesso ci regala le sue esperienze attraverso i suoi saggi, ma è anche un bravissimo pittore. Insomma, è un artista a tutto tondo. Ecco un esempio della sua bravura dal quale si può prendere spunto per un racconto o semplicemente ammirarlo.
La tela è intitolata, molto semplicemente "Natura morta con candela"

Cliccare sulla foto per ingrandirla

"La relatività ristretta" di Dino Licci

di Dino Licci

Chi ha avuto a che fare con i bambini sa che, a un certo punto della loro crescita, essi cominciano a fare domande sempre più complesse ai loro genitori. S’instaurerà, tra genitori e figli, un rapporto biunivoco che li condizionerà entrambi: i genitori saranno oggetto di quei segnali che, stimolando amore e tenerezza, indurranno, anche in molte specie animali, alle cure parentali. I figli, apprendendo dagli adulti tutto il loro sapere, continueranno a fare domande, finché il meccanismo dell’imprinting fisserà le risposte ritenute esaustive, in concetti che si fisseranno alla memoria degli adolescenti, condizionando così tutto il resto della loro vita. Così, chi è nato in occidente, abbraccerà la religione cristiana, chi sarà nato in India, diventerà induista, chi in Giappone scintoista e così via in un crescendo di “diversità” che non riguardano solo lo spazio ma anche il tempo in cui un individuo è cresciuto, fatto che prelude a quel relativismo culturale che rende varia e polimorfa la moltitudine umana. Ma il condizionamento ambientale non riguarderà solo il campo della religione o delle relazioni sociali, ma anche il campo dell’astronomia, della fisica, della biologia e, per poter rimuovere le “antiche “ credenze, bisognerà fare sforzi notevoli accettando nuovi concetti e teorie a volte fortemente contro intuitivi, come appunto la relatività ristretta di cui oggi voglio parlarvi. La vita caotica dei nostri tempi non concede molto spazio alla fantasia. Noi adulti siamo oberati dalle mille problematiche che la quotidianità c’impone, ma se provassimo a seguire l’esempio di Einstein e tornare ogni tanto bambini, scopriremmo altre realtà, altre verità che arricchirebbero la nostra mente e darebbero una nuova luce al mondo che oggi ci ospita. Vediamo che cosa diceva il grande scienziato:

“...i bambini che si fanno domande sulla luce, il tempo, lo spazio, sono soddisfatte dalle risposte preconfezionate e non si pongono il problema da adulti. Ma siccome io ero ritardato, mi posi queste semplici domande da adulto e le sondai con maggior tenacia e profondità di qualsiasi bambino…”

Così Albert Einstein, senza far uso inizialmente di complesse formule matematiche, arrivò a formulare la più famosa equazione della storia dell’umanità. Cerchiamo di seguire il suo ragionamento logico. Egli sapeva benissimo, perché altri lo avevano scoperto prima di lui, che la velocità della luce era di 300.000 Km al secondo e che era una costante per tutti i sistemi di riferimento, anche se la sorgente di luce fosse stata in movimento. E qui

"L'uomo, la filosofia e Nietzsche" di Dino Licci

di Dino Licci

La comparsa dell’uomo sulla terra e la sua evoluzione non è paragonabile a nessun altro evento noto nella storia dell’universo. Neanche lo scoppio iniziale, il famoso Big bang, da cui ha avuto origine il tutto, possiede quella forza intrinseca di trascendenza che caratterizza la capacità d’astrazione dell’uomo, la sua facoltà di interrogarsi, di chiedersi il perché delle cose, degli eventi che accompagnano il suo cammino e, con lui, quello dei suoi compagni di viaggio: animali e piante. Non per niente una definizione biologica dell’uomo lo definisce: “l’animale che sa di dover morire”. Il “momento” cruciale dell’evoluzione darwiniana culmina appunto in quella fase in cui l’uomo ha acquisito due facoltà fondamentali: il centro di Broca che gli ha regalato l’uso della parola, e la comparsa del pollice opponibile che ha trasformato i suoi arti superiori in perfetti attrezzi capaci di costruire i mezzi delle sua crescita culturale dalla ruota al computer. Questo processo che io ho potuto chiamare “momento” se paragonato ai tempi geologici, è durato milioni di anni e, tra le prime scimmie antropomorfe e l’uomo del XXI secolo, ci sono moltissime forme intermedie di umani che hanno visto non soltanto modificarsi le loro strutture anatomiche nel corso di secoli, ma anche la loro cultura, che li ha condotti per mano verso un tentativo di autodeterminazione tuttora in atto e ben lontano dall’essere stato raggiunto. La nostra chiacchierata non può certo partire né dalla nascita dell’Universo che la Scienza suggerisce sia avvenuta 13,7 miliardi di anni fa, né dalla nascita della vita comparsa nel mare da ormai 4,5 miliardi di anni e neppure dall’arrivo dell’uomo ascrivibile a circa 2.500.000 a 500.000 anni fa nelle sue varie fasi evolutive. Sarebbe un’impresa troppo ardua riassumere tali meravigliosi eventi in uno spazio così angusto come un articolo di giornale, per cui dovremo limitarci a trattare il miracolo uomo (ed in modo estremamente sintetico) così come ci appare nel nostro occidente a partire da circa 2500 anni fa. Fu infatti nel sesto secolo a.c. che comparvero, nell’antica Grecia i primi filosofi occidentali, che cominciarono a porsi razionalmente quelle domande esistenziali che non avrebbero mai più abbandonato l’umanità. Superato il mito dell’animismo e del politeismo con cui avevano emesso i primi vagiti teologici ed esistenziali, gli antichi greci cercarono disperatamente un fine che giustificasse la loro presenza sulla terra e cercarono un Dio che li aiutasse nell’impervio percorso, accompagnandoli per mano fino al riscatto, alla meta, senza tradire quella parte razionale del loro essere, che sempre di più emergeva dalle teorie della conoscenza (gnoseologia). I primi grandi pensatori, i presocratici, cercavano gli “archè”, i principi vitali che giustificassero l’essenza stessa delle cose (ilozoismo). E se Talete identificò nell’acqua l’incorruttibile materia che genera il mondo, Anassimene pensava che essa andasse ricercata nell’aria e Anassimandro la identificò con “l’apeiron”, l’infinito indefinito da cui tutto proviene. Parmenide coniò la filosofia dell’Essere statico e immutabile mentre Eraclito vedeva nel movimento e nell’eterno divenire (Panta rei) l’essenza primaria delle cose. Il primo grande unificatore di queste contrapposte teorie fu il grande Platone che al divenire del mondo sensibile contrappose l’iperuranio, il mondo delle idee, dove l’uomo tenderebbe e dove ci sarebbe lo “stampo” primigenio ed immutabile di ogni apparenza terrena. Aristotele razionalizzò ancor più queste impervie ricerche, analizzando “scientificamente” i fenomeni osservabili e identificando nel primo motore (Dio) il propulsore di una catena altrimenti infinita di causa-effetto (se ogni effetto ha una sua causa, il processo durerebbe all’infinito senza una causa prima). Ai filosofi si affiancavano i primi matematici (Pitagora, Euclide, lo stesso Talete) e i primi astronomi e scienziati ( Archimede, Eulero, Eudosso, Aristarco, Ipparco, Tolomeo). Gli atomisti del calibro di Democrito descrissero l’infinitamente piccolo avvicinandosi tanto alla realtà che soltanto la modernissima meccanica quantistica ne ha parzialmente smontato l’apparato, mentre l’epicureismo, lo stoicismo, il neoplatonismo,

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