scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

recensione

Walter Tripi - Residui solidi


Malinconia e ricordi.
Sono le prime parole spuntate nella mia mente mentre stavo leggendo i racconti di questo libro.Si è come proiettati nella mente di qualcuno e come in una cascata d’acqua, si entra in contatto, goccia dopo goccia, con le vite e i pensieri narrati. Un flusso continuo. Complicato, doloroso, felice, misterioso, passato, presente, futuro, immaginario. Sono pezzi di esistenze, momenti rubati, segreti come spiati dal buco di una serratura. E in qualche modo li ho fatti miei, immedesimandomi.
Mi sono resa conto che alla fine di ogni racconto, dovevo fermarmi,come se ciò che avevo appena letto avesse la necessità di sedimentarsi in me. Il titolo non poteva essere più azzeccato: come dei residui, le parole appena lette avevano bisogno di depositarsi sul fondo, di fermarsi e trovare il loro posto. Una frase mi ha colpito in modo esagerato “ per essere dei, basta molto meno della logica e della pura gioia: basterebbe riconoscere, mentre si vivono, i momenti che non si dimenticheranno mai”.

Martina Stanziani

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Gianpaolo Rugarli - Il Superlativo assoluto

"Cesare Maestri" di Stefano Chiarato

di Stefano Chiarato

Dopo aver letto vari romanzi e vari saggi, ho ritenuto opportuno cambiare genere e leggere qualcosa d'altro. Da appassionato di montagna quale sono, un bel libro di avventure sulla stessa è quello che ci vuole. Gli scaffali della biblioteca di Muggiò, a riguardo, ne sono ben forniti. Messner, Bonatti, Jon Krakauer, e poi guide sui vari gruppi montuosi. Ho solo l'imbarazzo della scelta, ma come sempre non sono io a scegliere, ma è il libro che sceglie me. Un libro più di tutti mi chiama a gran voce. E' la voce di Cesare Maestri che mi chiama dalle pagine di “... e se la vita continua”. Lo prendo in mano, è un formato tascabile, non per niente la collana è “I nani” edizioni Baldini & Castoldi. Soltanto a tenerlo in mano sento fluire l'adrenalina tra le pagine. Do un'occhiata alla quarta di copertina: “Sto invecchiando. Cerco di farlo con orgoglio e coerenza, cosciente che, se invecchiare è un privilegio, farlo con dignità è un dovere.” […] “La montagna mi ha insegnato che al mondo nulla ci è dovuto e che ogni conquista deve essere pagata con dolore e sacrifici. Mi ha fatto comprendere che la vita è stupenda e degna di essere vissuta.” Mi basta e lo prendo in prestito.
Cesare Maestri racconta se stesso dall'infanzia ad oggi, 1995, anno in cui ha terminato di scrivere questo libro. Figlio di un irredentista trentino che con la moglie si guadagna la vita allestendo e interpretando spettacoli teatrali. Una vita difficile alla ricerca di una dimensione in cui stare; dopo avere provato vari lavori, scopre l'alpinismo e questo diventerà la sua vita. Diventerà il più forte arrampicatore e sarà soprannominato “Il ragno delle Dolomiti”. Teatro delle sue gesta sono, principalmente le Dolomiti di Brenta. Fare la guida alpina e poi il maestro di sci saranno le professioni che gli permetteranno di vivere. Una vita vissuta con la morte come vicino di casa. Questa si prenderà sua madre quando Cesare è ancora in tenera età. E poi i morti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Una morte addirittura cinica che si porterà via la vita di un alpinista soccorso da Cesare, proprio nel momento in cui lo porta in salvo. E la morte del suo compagno di cordata scendendo dal terribile Cerro Torre in Patagonia. Dopo essersi portata via la vita del suo compagno tenterà di portarsi via anche la sua, ma sarà tratto in salvo giusto in tempo. A leggere queste situazioni si sente l'adrenalina tramutarsi in angoscia che sale a serrarti la gola.
Negli anni Cinquanta l'alpinismo era molto popolare e occupava le pagine dei quotidiani. Nel libro si accenna alla rivalità con Walter Bonatti con conseguenti polemiche. Bonatti e Maestri sono stati per l'alpinismo i Coppi e i Bartali del ciclismo; solo che si sfidavano a distanza. Per un appassionato di montagna come me, non è piacevole questa rivalità, queste polemiche tra i due, perché sono stati due grandi alpinisti, entrambi dei campioni da ammirare. La montagna, l'alpinismo, l'escursionismo è solidarietà, condivisione, amicizia. Sui sentieri ci si saluta sempre, anche se non ci si conosce.
Ma il libro non è solo alpinismo e scalate eroiche, è anche un libro sulla vita e offre numerosi spunti di riflessione. Cesare Maestri scrive: “La montagna mi ha insegnato...” Quante volte ho sentito dire che la montagna è scuola di vita? Tante. E allora citazioni valide per l'alpinismo come: “Non esistono montagne impossibili da salire, esistono uomini che non sono capaci di salirle.” possono essere lette nella vita quotidiana come: non esistono problemi impossibili, ma esistono persone che non sono in grado di risolverli e avere la dignità, altro tema ricorrente nel libro, di ammettere di non esserne in grado. E così si esprime l'autore a proposito della paura: “Imparai che la paura è il termometro del coraggio, che un uomo senza paura è un temerario. Imparai a distinguere la differenza tra lo spavento che dura un attimo e la grande paura che può durare ore o giorni. Imparai che per rimettersi dallo choc di uno spavento basta un po' di sangue freddo, mentre per superare una grande paura, bisogna avere una razionale preparazione psicologica e una profonda conoscenza dei propri limiti.” Per Cesare Maestri un uomo senza paura è soltanto un temerario, per il sottoscritto è uno stupido, un incosciente. Tutti abbiamo inconsapevolmente paura, ma difficilmente ammettiamo di averla. Molti, o quasi tutti, pensano che la paura sia una componente di cui vergognarsi; essa è quella componente della vita difronte alla quale si deve usare raziocinio, è la componente che permette di optare per scelte opportune e adatte alle proprie capacità, capire quali sono i propri limiti oltre cui è meglio non esporsi.
E poi sottolinea ,appunto, l'importanza della dignità: “... perché solo i forti sanno soffrire con dignità, senza lasciarsi sopraffare dagli eventi e dalla frustrazione di sentirsi impotenti.”
“... mi chiesi perché bisogna sempre pagate con sofferenze l'amore che si porta a qualcuno.”
Sono tutte situazioni in cui è facile imbattersi nella comune vita quotidiana.
Dalle pagine del libro traspare anche una genuina filosofia: “Si nasce, si vive, si muore. Tutto stava nel saper morire con la stessa dignità con la quale si era vissuti. 35 anni di alpinismo mi avevano insegnato che i problemi dovevano essere risolti a mano a mano che nascevano.”
Nel libro Cesare Maestri parla molto anche della compagna della sua vita, Fernanda. C'è anche l'amore in questo libro. Attendendo Cesare, di ritorno dalla seconda spedizione al Cerro Torre, così dice Fernanda: “Ecco l'aereo. Viene verso di me come se il pilota sapesse che aspetto il mio uomo […] le gambe mi si piegano. Basta Cesare, ti voglio tranquillo, normale, anonimo. Ti voglio mio. Eccolo là il mio Cesare. Si affaccia allo sportello. Mi sorride. Alza la piccozza in segno di vittoria. Mi guarda e sono già sua. Mi sento smarrita. Ma allora lo voglio davvero normale,tranquillo, anonimo, o lo voglio così, euforico, acclamato e vittorioso? Come potrei costringerlo a una vita qualunque, privandolo di sentirsi vivo e della gioia di rischiare? Se i miei desideri si realizzassero lo ucciderebbero. Sono perduta, ma lo accetto così.” Una sincera dichiarazione d'amore, che dimostra come amarsi sia soprattutto accettarsi, incondizionatamente. Accettarsi e non cambiarsi.
Un libro che è un incitamento alla vita, un inno alla vita, non poteva che concludersi così: “Una vita senza sentimenti profondi e senza ideali è inutile come una goccia d'acqua nel Sahara.”
L'alpinismo insegna ad adattarsi a situazioni particolari, difficili; è sofferenza, fatica, ricompensata da una grande gioia. Cesare Maestri non è solo alpinismo, si è adattato a fare di tutto con successo. Poteva non scrivere libri?
Infatti dimostra anche buone doti di scrittore. Al suo esordio come scrittore con “Lo spigolo dell'infinito”, pubblicato nel 1956, ha avuto l'autorevole prefazione niente di meno che di Dino Buzzati.
Cercavo un libro di avventure e ho trovato molto di più.

Antonio Lugli - La storia di Odisseo

Fabrizio Chiesura - Erano i giorni dei capelli lunghi

Erano i giorni dei capelli lunghi. Immediatamente il pensiero va indietro nel tempo, agli anni 60, 70, quando i giovani portavano i capelli lunghi ed erano impegnati a rivoluzionare il mondo, impegnati socialmente e politicamente.
E infatti. Siamo negli anni 70, l'allora giovane autore ci porta in viaggio per l'Italia, un po' in treno, un po' in corriera, un po' a piedi; un viaggio da nord verso sud, a visitare paesi immersi nelle campagne e gente dell'Italia centrale. Gente comuni, che sa di terra, di cose buone e genuine, di lavoro e fatica, di studio, di arte. E perché no? Un viaggio a scoprire un po' se stesso.
L'autore racconta il suo viaggio, con una scrittura leggera, estasiata, ma mai banale, accurata; tra le parole, riferimenti letterari, ora a Vittorini, ora a Carducci, si alternano a splendide metafore sognanti.
I racconti, brevi quanto intensi, si tramutano in versi, piccoli poemi e sonetti.
Ma gli anni delle lotte giovanili e l'impegno politico? Affiorano qua e là tra le righe dei racconti. L'autore apre questo libro proprio dicendo che gli anni pieni di lotta sono passati. Adesso è il tempo delle bombe sui treni, anche queste affiorano tra le righe, ma ciononostante Fabrizio Chiesura, con i suoi racconti, infonde tranquillità, serenità. C'è calore in questo libro, che non è solo quello dell'estate, è un calore che viene da dentro, dall'anima.
Racconti datati 1975, che l'autore ha custodito gelosamente per lungo tempo e solo ora ha voluto condividere con tutti noi.
Stefano Chiarato

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Giuseppe Pederiali - I ragazzi di Villa Elma


L'America? Grattacieli, cow-boys e torte di mele. Siamo abituati a pensarla così. L'Europa? Vecchia e cara. Sarà la stessa cosa – uno stereotipo, cioè – per questa Villa Emma di Nonantola, vicino a Modena? I cento ragazzi quivi rifugiati nel 1942, dice la quarta di copertina, “ hanno la tua stessa età, i tuoi stessi gusti: giocano a pallone e a pingpong, sono golosi di gelati”. Ma fino dalle prime pagine si capisce che la musica di questo bel racconto, fra realtà e fantasia, è un'altra. Leggendo la storia di Lola, Marko, Yoshka e compagnia, tutti ebrei che “perciò devono morire, capirai meglio il più grande dramma del nostro secolo attraverso le dolorose peripezie, le paure, i sentimenti d'amicizia e solidarietà vissuti dai nostri giovani eroi”.
Un solo appunto, un isolato ma grosso neo. Allorché si scrive ( non un datze-bao o una lettera, s'intende), si scrive, a nostro parere, per se stessi e basta. Il referente siamo noi, il “dialogo intimo” si svolge con noi medesimi. Se invece il destinatario della scrittura diventa il pubblico, o come in questo caso i ragazzi, non bisogna comunque tradire la complicità con noi stessi.
Andersen lo sapeva (anche e soprattutto quando dava anima agli oggetti delle sue fiabe); Giuseppe Pederiali (autore del bellissimo “Il tesoro del Bigatto”: avventure in un Medioevo fantastico, con personaggi storici e anche creature straordinarie, come draghi, mostri, maghi e un diavolo in perenne lotta contro un eremita; e de “Le porte del tempo”: racconto di un viaggio attraverso la storia del nostro pianeta dalla nascita della vita ad oggi, e con protagonista un ragazzo e un anziano mago) un po' meno.

Fabrizio Chiesura

Per un assaggio del romanzo clicca sul seguente link: http://scrignoletterario.it/node/1330

Gian Luigi Piccioli - Il delitto del lago dell' Eur

“ … la corruzione della Capitale, gli intrighi della mafia, l'inquinamento della droga, la violenza sessuale, un killer-scout, un magistrato pigro, un misterioso atelier di moda, un transessuale, un fantomatico mendicante, un chirurgo di successo, un ex attore, un maresciallo ingenuo, un nevrotico campione di pagaia ...” Sono troppi gli ingredienti di questo “Delitto del Lago dell'Eur”? A una prima occhiata, sembrerebbe di sì (si incontrano, nel breve volgere di poche righe, il suddetto campione di pagaia, lo “zio” Buby, la madre Ester, Lisa, il cocker Xirbi e il, sempre suddetto, mendicante). Ma la risposta, a lettura ultimata, è perentoriamente no.
Il lettore dal palato fino non cerchi la letteratura per la letteratura in questo romanzo. Si tratta infatti di un “thrilling”, nel senso etimologico del termine: e un fremito, un palpito si prova a leggerlo. Guardare perciò all'intreccio per provare emozione. E per gustare appieno – con l'autore di “Sveva”, 1979, Premio Villa San Giovanni – una prova assai riuscita.

(Fabrizio Chiesura)

Salwa Salem - Con il vento nei capelli

In questo primo approccio a Salwa, il pensiero vola a Paolo e Francesca (Dante, Inferno, Canto V) ma qui non c'è alcun libro galeotto che istighi al delitto. Al contrario, qui la “crescita nella liberazione” è un dato di fatto ineludibile, e leitmotiv della narrazione stessa.

Michele Navarra - Una questione di principio

E' il terzo romanzo di Navarra e non ha nulla da invidiare ai precedenti. Al contrario, l'autore è cresciuto nella capacità di tenere il lettore in piena suspence. I capitoli sono scritti in prima persona quando è l'avvocato Gordiani che parla, in terza persona quando invece l'autore racconta. La storia, in questo modo, viene vista dal lettore sotto varie angolazioni a seconda del personaggio che incontra. Non è difficile rimanere adesi alla trama nè seguirla. Al contrario l'autore riesce comunque a mantenere i "suoi" segreti, il suo asso nella manica fino alla fine.
La scrittura è, come sempre, scorrevole. L'ironia è un'altra componente sempre presente nei romanzi di Navarra. E non ci sta per niente male perchè non sfocia mai nel cinismo.
Molto brevemente il romanzo narra dell'omicidio di una giovane studentessa all'interno del suo appartamento. Per una serie di coincidenze, viene incolpato il suo ex fidanzato. Un giovane ufficiale dei Carabinieri aiuterà l'avvocato Gordiani a scagionare il ragazzo catturando il vero colpevole.

Una mescolanza di voci e persone rendono la stringata trama sopra descritta un avvincente romanzo in grado di far pensare alle difficoltà quotidiane di Avvocati, Giudici e Forze dell'Ordine nel destreggiarsi tra le svariate interpretabilità delle Leggi italiane al fine di far emergere, per "una questione di principio", la Verità.

Nadia Zapperi

Enrica Visintainer - Miloud e i piccoli clown di strada


Giovanni Battagin Editore, 30 pagine.

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