scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

recensione

Atteone , Bruno, Vanini e Hawking

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di Dino Licci

Il quadro si intitola "Atteone incontra Diana", dipinto da Dino Licci

Frank Spada - Doppio Marlowe. Liscio e senza ghiaccio

Un'altra storia di Marlowe coinvolge il lettore in questo terzo libro di Frank Spada.

Leonardo Caffo - Soltanto per loro - un manifesto per l'animalità attraverso la politica e la filosofia"

Troppo spesso dimentichiamo che anche l'uomo è un animale e questo porta a pensarci come essere differenti, più intelligenti, con un'anima e, di conseguenza, migliori degli altri esseri viventi. Proprio perchè superiori, abusiamo del più debole, del diverso, come è sempre stato fatto anche tra noi stessi.
L'uomo è l'unico animale che uccide la sua stessa razza. Purchè l'altro sia più debole, indifeso o presunto tale.
Il saggio di Leonardo Caffo ci aiuta a comprendere quali sono le possibilità di un radicale cambiamento non tanto tendente a tutelare l'animale quanto a riportarlo alla sua originale condizione di essere vivente. Come lo siamo noi.
Per poter parlare meglio di questo saggio ho scelto l'aiuto del suo autore attraverso delle domande alle quali si è dimostrato disponibile a rispondere direttamente sul sito. Ovviamente chiunque abbia letto il saggio o ne sia incuriosito potrà inviare domande cliccando su: Aggiungi un commento.

Ringrazio anticipatamente Leonardo e inizio con la prima domanda:

-Perchè, secondo te, l'uomo dalla caccia nella preistoria è passato all'allevamento dell'animale a scopo di cibarsene? O, come dici tu nel libro, l'animale esce dalle vite dell'uomo come animale e rientra come un oggetto? E' cattiveria la nostra? Egoismo? Economia?

Alessio Pracanica - The big

Dopo l'apprezzata raccolta di racconti, Pracanica pubblica ancora con Edizione Creativa il suo primo romanzo: "The big".

Rossella Martielli - In ricordo di noi

Se sei una donna, la prima cosa che pensi appena inizi a leggere "In ricordo di noi" è che il mondo di Alice, la protagonista, appartiene un po’ anche a te.

"Il suono sacro di Arjiam" di Daniela Lojarro

Le prese la mano stringendogliela forte. Immaginava il dolore che provava nel sentire quella melodia, nell'allontanarsi dal luogo che per anni era stata la sua casa e dove aveva pensato di trascorrere il resto della sua vita. Il suo sogno, tutti gli insegnamenti che aveva faticosamente appreso in quegli anni era racchiuso là e lei l'aveva perso, per sempre forse. Attese qualche istante, rispettandone la sofferenza, il bisogno di piangere, ma il pericolo che incombeva su loro lo costrinse a distorglierla dai suoi pensieri e le mise nelle mani le briglie che aveva abbandonato, facendole segno di riprendere il cammino. << Dobbiamo andare, Fahryon>>, mormorò dolcemente baciandola.
Fahryon sobbalzò, come se l'avesse colpita con uno schiaffo e lo fissò turbata e perplessa. Si sfregò nervosamente la fronte, socchiudendo sfinita le palpebre. Poi, in silenzio lo seguì, voltandosi ancora una volta: fra il velo di lacrime che le annebbiava la vista, intavide la sagoma rosa del Santuario e nella sua mente udì risuonare una voce.
<< Apri la tua mente e il tuo cuore: insieme percorreremo questo cammino>>.

recensione al link: http://scrignoletterario.it/node/1136

Daniela Lojarro - Il suono sacro di Arjiam

In un mondo in cui gli esseri umani hanno imparato a convivere con il Suono Sacro e a governare il potere dell'Armonia, Fahryon, neofita dell'ordine dell'Uroburo, e Uszrany, nobile cavaliere del Grifo, devono lottare per la loro salvezza e quella dell'umanità tutta, evitando che la Malia del nobile Mazdraan trionfi. Ma non tutto è come appare e “colui che può attraversare il ponte” dovrà dimostrare al mondo che l'esatto equilibrio del Suono Sacro sta esattamente nel centro.

Un fantasy incentrato totalmente su suono ed armonia, in cui le parole sembrano note che scivolino come melodia sulla pagina, accompagnando il lettore in una piacevole avventura mai noiosa, resa realistica dalla poliedricità dei personaggi, tratteggiati in tutte le sfaccettature che un essere umano deve avere: il bianco ed il nero. Quasi fosse un immagine in tre dimensioni, in grado di portarci al loro fianco nella narrazione. L'evoluzione dei personaggi avviene nel corso di tutta la storia, caratteristica che l'autrice attribuisce anche ai personaggi secondari, regalandoci una rosa di caratteri straordinari, mai banali. Da segnalare particolarmente il personaggio del nobile Mazdraan, “cattivo” atipico ed affascinante che rappresenta ciò che, anche al giorno d'oggi, dovrebbe essere considerato sbagliato: tradimento, corruzione e nessun rispetto per gli altri esseri umani.

Un vero plauso va infine all'autrice per la stupenda e correttissima scrittura e per essere riuscita a scrivere un fantasy che vi terrà incollati alle pagine, col fiato sospeso sino all'ultima parola.

Per un assaggio del libro clicca sul seguente link:
http://scrignoletterario.it/node/1138

Maria Maddalena Corrado - Elvira la rana

"Elvira la rana" è una favola che nasce in un lontano 1986 dal desiderio di una madre di insegnare "a non sprecare il tempo" alla propria figlia.
La rana Elvira, giunta in città per comprare un orologio dal suo amico orologiaio Stanislao, scopre che il tempo è misteriosamente scomparso: orologi, galli, campanelline...qualunque cosa segnali lo scorrere delle ore è sparita. L'intrepida protagonista si lancia allora alla ricerca del "tempo - letteralmente - perduto" incontrando sulla sua strada nuovi amici, molti indizi - che le siano stati lasciati apposta? - arrivando a risolvere il mistero.
Una fiaba moderna, con una grande morale per i piccini, ma anche per quegli adulti che ogni tanto si dimenticano di preservare il bene più prezioso: il tempo.

Abbiamo chiesto alll'autrice cosa voglia dire scrivere favole nel 2010:

Intervista con Maria Maddalena Corrado, autrice di "Elvira la rana" ed. Albatros, marzo 2010 -
"Scrivere favole nel 2010"

Il LIBRO
* Cosa ti ha dato l'idea per questo libro?

L'idea per questa fiaba me l'ha data Sara, mia figlia. questa fiaba è stata scritta per lei nel 1986. Il tentativo di una giovane madre di convincere la figlioletta a non perdere tempo al mattino.

* Quanto tempo hai impiegato per scriverla?

E' stata scritta di getto, sul tavolo della cucina, mentre Sara dormiva. Credo di averla scritta in due, tre ore. Anche i personaggi sono"usciti" dalla penna da soli, come se aspettavano solo che io li chiamassi.

* Da dove nascono i tuoi personaggi, in particolare Elvira?

Ancora oggi no so dove ho "scovato" questo nome........dovrei inventarmelo. Però è un bel nome! :-) Devo dire che sicuramente Elvira ero un pò io ... tanto tempo fa. oggi mi rispechio decisamente di più nella saggia Gina.

* La figura dell"uomo del tempo" è l'unica ad avere forma umana e a rappresentare un adulto. Ha un significato particolare, dato che è uno dei personaggi chiave?

L'Uomo del tempo...il nonno dalla barba bianca. Perchè è l'unico "umano"? Nei miei racconti non c'è mai il "cattivo". Però qualcuno doveva pur aver rubato il tempo? ma perchè doveva essere per forza cattivo?al racconto bastava fosse grande....... Ecco un nonno, un nonno grande. Una figura così bella, importante per i bambini. Il nonno è sempre molto buono e voleva solo dare un piccolo castigo ma lascia tracce lungo il cammino, fa incontrare ad Elvira Sale e Pepe. Il nonno vuole aiutare Elvira a ritrovare il tempo perduto.

* Perchè hai scelto di usare lo schema della fiaba per poter raccontare questa storia?

"Scegliere" di raccontare una fiaba... in verità è sempre stato il mio modo di comunicare con i bambini. Lo usavo con mia figlia e ora con i miei nipotini.
A volte nasce da un capriccio, altre volte da uno spintone in classe... allora io racconto, racconto di.. quell'ochetta che... ai bambini piace e ti ascoltano con attenzione.
Queste fiabe sono quelle che Annamaria, mia nipote, chiama le fiabe senza gli occhiali. perchè non si leggono ma escono dalla bocca anche senza ... permesso :- D

* Ad un anno esatto di tempo dalla pubblicazione, c'è qualche cosa che cambieresti?

Dopo venticinque anni dalla "nascita" di Elvira non cambierei nulla. Elvira è quasi una mia "bimba", le voglio bene con i suoi pregi e i suoi difetti.

SCRIVERE FAVOLE
* Perchè scrivere favole nel 2010?

Scrivere favole nel 2010, scrivere e raccontare favole sempre. Perchè aiutano gli adulti a dire, perchè piacciono ai bambini, perchè molte, favole, fanno bene al cuore.

* Scrivere libri per bambini richiede l'uso di un linguaggio diverso da quello degli adulti?

Si, credo che scrivere, parlare con i bambini richieda un linguaggio diverso. Le paroel devono avere "suono", devono come danzare nelle orecchie dei bambini.

* Come nasce una fiaba?

Come nasce una fiaba? posso rispondere che i miei racconti, tutti, nascono sempre dall'esigenza di comunicare un emozione.
Insegnare un comportamento, alleviare un dolore o semplicemente trovare una risposta divertente per farli ridere.
Le mie fiabe o racconti nascono attorno a "un" bambino, nascono per lui/lei poi diventano di tutti.

* Le fiabe sono notoriamente per bambini, ma potrebbero essere anche per noi adulti?

A me piace pensare che le fiabe siano per tutti. da zero a 100 anni. Anzi credo che molte siano più utili agli adulti!
Ho conosciuto , pochi, adulti che non conoscono nessuna fiaba. La mia impressione è che ... gli manchi qualcosa, forse un sorriso speciale

* Quanto è utile la mediazione di un genitore nella lettura di una fiaba?

La mediazione di un genitore è importantissima. i bambini "pendono" dalle loro labbra.
Credono ai loro genitori. una fiabaraccontata da loro è più "vera", più bella.
" Ha detto mamma che..."
" L'ha detto papà!"
Quante volte abbiamo sentito queste frasi? tante e non può che farci sorridere.

trovare la casa editrice...
un'altra storia... ve la racconto :- D
Natale 2008 Sara, mia figlia, mi "strappa" la promessa "invierò in visione Elvira......".
mantengo sempre le promesse....il 24 marzo invio a 10 case editrici, in 9 mi rispondono e acettano la mia fiaba.
... forse non ci credo ancora...
un giorno in libreria noto che molti grandi nomi pubblicano con Albatros.
penso: la invio anche a loro, figurati se hanno tempo da perdere...
( purtroppo non sapevo molte cose... ma questa è una riflessione che tralascerei).
24 marzo 2010 mi arriva il libro a casa. bella coincidenza, è di nuovo il mio compleanno!

L'AUTRICE
* Parlaci un poco di te... come hai iniziato a scrivere e perchè?

Ho iniziato prima a raccontare, poi a scrivere.
Ero la "bambina che raccontava le storie" :- )
Mi sedevo sul gradino di casa e raccontavo... raccontavo.
Perchè raccontavo e ora scrivo?
Perchè ho tante cose da "dire" :- )

* Hai avuto difficoltà nel trovare una casa editrice che ti pubblicasse? la consiglieresti ad altri autori?

Trovare la casa editrice...
Un'altra storia... ve la racconto :- D
Natale 2008 Sara, mia figlia, mi "strappa" la promessa "invierò in visione Elvira......".
Mantengo sempre le promesse....il 24 marzo invio a 10 case editrici, in 9 mi rispondono e acettano la mia fiaba.
... forse non ci credo ancora...
Un giorno in libreria noto che molti grandi nomi pubblicano con Albatros.
Penso: la invio anche a loro, figurati se hanno tempo da perdere...
( purtroppo non sapevo molte cose... ma questa è una riflessione che tralascerei).
24 marzo 2010 mi arriva il libro a casa. Bella coincidenza, è di nuovo il mio compleanno!

* Questa è la tua prima esprerienza letteraria, hai altri progetti per il futuro?

Progetti? preferisco chiamarli sogni :- )
La mia scatola blu è piena di storie, poesie e un... romanzo.
Qualcuna l'ho inviata in visione ed è in attesa di risposta, qualcun'altra partecipa a concorsi, gli esiti tra aprile e maggio.
Altre penso di tenerle ancora con me.
Cosa succederà domani? Non lo so. Oggi sorrido e incrocio le dita.

Beatrice Valsecchi - Un sogno di torta fritta e marzapane

Quale metodo migliore di presentare il divertentissimo romanzo d'esordio di Beatrice Valsecchi, una giovane autrice monzese, se non sottoporla ad un'amichevole intervista?

Adesso manca solo la ricetta della torta fritta...

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--> IL LIBRO <--

* Da dove nasce l'idea di “Un sogno di torta fritta e marzapane”?

Il nucleo primario del romanzo viene dalla mia voglia di raccontare il mondo dell’infanzia, la mia e quella dei miei coetanei che negli anni ’80 hanno goduto di un mondo ora scomparso. In particolare ho scelto di raccontare le estati, fatte di noia, di giochi all’aperto, di paesini di campagna dimenticati dal resto del mondo.

* Il titolo, che richiama i romanzi del genere rosa, nasconde in realtà una trama frizzante e intrisa di umorismo: come mai questa scelta?

Dare un titolo al mio romanzo è stato molto più difficile che scriverlo: i toni e il linguaggio sono molto diversi dal genere rosa, ma c’è anche tanto romanticismo; la trama è per metà chick-litt e per metà amarcord di provincia. Ogni titolo che nasceva sembrava dare più spazio ad un aspetto mortificando gli altri, allora, con l’aiuto della editor di Sperling abbiamo trovato i punti di contatto delle due storie: gli alimenti che alimentano i sogni.

* Il collegamento fra le due storie è denotato anche dall'uso di due diversi caratteri di scrittura, scelta stilistica di grande effetto. Ci sono motivazioni particolari che ti hanno spinta a questa decisione?

È venuto naturale: lo stile di scrittura è diverso e di conseguenza anche il font. Poi è anche un modo per aiutare il lettore a non fare confusione.

* Quale personaggio ti sta particolarmente a cuore e quale invece si è particolarmente ribellato alla tua penna?

Li ho amati tutti, anche perché il bello di scrivere è che puoi entrare nella testa dei tuoi personaggi, essere loro per un momento, amarli e farli comportare come davvero loro farebbero e non come fa comodo a te per portare avanti la tua storia. Comunque, credo che si capisca, nel mio cuore Miro ha più spazio di tutti.

* Ci consigli la maniera migliore per leggere il tuo libro e gustarlo appieno?

Lettino stile Rimini, giornata tiepida, ombra di un giardino, occhiali da sole, tavolino a portata di mano con cibo e bevande fresche (perché viene fame subito leggendolo). Ma in mancanza delle circostanze perfette va bene anche in treno, a letto sotto il piumone, sul divano quando fuori piove… A parte gli scherzi, l’unico consiglio che posso dare, per il mio come per tutti gli altri libri, è di non leggere una pagina alla settimana, perché è come mangiare le patatine fritte fredde e moscie: il risultato è pesante e senza sapore. Io, se so di non aver tempo per leggere in un certo periodo, aspetto e riprendo quando sono più libera.

* La caratterizzazione di luoghi e situazioni – nella parte di Miro, soprattutto – ci trasporta in ricordi di altri tempi...quanto c'è di tuo, di autobiografico, nel libro?

C’è tanto di vero. Di propriamente autobiografico c’è il fatto che la bambina va sempre a fare le vacanze in un paesino dell’Appennino Parmense. Poi, non so nemmeno io con che misura, c’è un miscuglio di ricordi, di invenzione, di persone che si incrociano per formare personaggi. Posso dire che le cose che sembrano le più esagerate sono in realtà quelle vere.

--> LA SCRITTRICE <--

* Ci racconti qualcosa di te?

Sono nata e cresciuta a Monza e ho due sorelle come la protagonista del libro (ecco l’autobiografia che ritorna). Ho dato voce alla mia vocazione per la scrittura (chiamiamola così, anche se credo poco nella vocazione religiosa, figuriamoci nelle altre) solo a 30 anni. Ho fatto due corsi molto validi come sceneggiatrice (RAI e Centro Sperimentale di Cinematografia), ma ho trovato il mio spazio prima come scrittrice. Adesso sto finalmente lavorando come sceneggiatrice e ne sono molto contenta. Ho anche iniziato a scrivere un secondo romanzo, ma ho pochissimo tempo per farlo.

* Come hai iniziato a scrivere e cosa ti ha spinto a farlo?

Ho iniziato in prima elementare con aste e cerchiolini. So che sembra una risposta scema, ma è l’unica che riesco a dare. Ci sono cose che tutti facciamo, ma c’è un momento che senti che una la odi e l’altra invece ti viene bene, ti piace farla, ti dà soddisfazione. Carl Lews avrà iniziato a correre sui due anni, come me, solo che io a 3 avevo già capito che correre non faceva per me. Qualcuno a scuola odiava il giorno del tema, per me invece era vacanza, a prescindere poi dai voti scarsini che prendevo. Se posso interpretare la tua domanda: non scrivo per necessità, per un fuoco che mi brucia dentro, per l’arte che si deve esprimere attraverso di me. Scrivo perché mi diverto, mi sento libera e perché se devo scegliere un’attività da fare a tempo pieno per mantenermi questa è sicuramente quella che preferisco.

* Ognuno di noi ha il suo mito letterario a cui si ispira...qual'è il tuo?

Non ho miti, nemmeno letterari. Cerco anche di ispirami poco ad altri, ma è inevitabile che quelli che tu ami poi ti inseguano sulle tue pagine. Attualmente ci sono due scrittori che fremo per leggere. Ho sul comodino gli ultimi libri pubblicati della Kinsella e di Veronesi. Non ho ancora iniziato a leggerli per quello che dicevo prima: è un periodo che faccio le due di notte a scrivere sceneggiature, non avrei modo di gustarmeli, ma è una vera sofferenza. Spero che arrivi presto un week-end libero per mangiarmene uno.

* Il tuo stile è ironico e pungente, ed il libro si legge tutto di un fiato. Hai qualche trucco del mestiere da consigliarci?

Per quanto riguarda lo stile temo sia innato, l’ironia e la comicità sono quelle cose che si possono anche studiare a tavolino, ma poi il risultato è meccanico e, diciamolo, un po’ freddino. Sul ritmo, invece, ci sono molti più modi per intervenire senza farlo notare. Io consiglio a chiunque voglia scrivere un romanzo di leggersi dei manuali per sceneggiatori: la struttura del racconto è fondamentale in un film, ma ha il suo peso anche in un romanzo.

* La tua opera prima è stata pubblicata da una casa editrice importante come la Sperling, quale iter hai seguito per raggiungere questo importante risultato?

Ho seguito l’iter più standard che esista: ho proposto il libro ad un’agente, a lei è piaciuto e nel giro di brevissimo tempo ho firmato il contratto con l’editore. So che sono stata molto fortunata.

* Hai progetti per il futuro?

Sì, ne ho talmente tanti che faccio fatica a chiamarli progetti. Il più concreto è quello del secondo romanzo. L’idea mi piace molto, non sarà facile da scrivere, ma appena avrò più tempo sarà tutto per quello.

Per un assaggio del libro --> http://scrignoletterario.it/node/1126

Piero Boi - Cargo di cloni

Cargo di cloni è un libro di fantascienza, genere difficilissimo perché scontatissimo e abusatissimo.

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