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"La nascita del fascismo" di Dino Licci

di Dino Licci

Con la Prima guerra mondiale si abbatterono sul mondo intero avvenimenti nefasti che andavano dalle numerose perdite delle vite umane alla distruzione di molte città, con uno sconvolgimento totale della personalità dei singoli che, ascrivendo al progresso tecnologico i guasti di una guerra così devastante, si rifugiarono dell’esistenzialismo, quasi una contrapposizione al positivismo che aveva suscitato grandi speranze e fiducia nel progresso scientifico. Un comprensibile stato di smarrimento investì la società in tutte le sue espressioni, mentre si andavano concretizzando quei disagi profondi dell’esistenza che già affioravano nelle opere di Kierkegaard, Nietzsche, Kafka o Dostoevskij. Ma non in tutti i campi si verificò questo repentino cambiamento dell’umore. Durante la prima guerra mondiale si erano verificati episodi di eroismo che avevano fortemente gratificato un gruppo di giovani combattenti che proprio nella violenza, nell’uccisione dei nemici della patria, avevano trovato uno scopo per la loro vita e pareva stessero aspettando un momento favorevole per esaltarsi ancora con le loro gesta che, in ultima analisi, consistevano nell’apoteosi della violenza. L’occasione fu loro offerta il 23 marzo del 1919 quando, nei locali messi a disposizione dall’alleanza industriale e commerciale che aveva sede a Milano in piazza San Sepolcro, fu convocata un’assemblea ad opera di un quotidiano: “il Popolo d’Italia”, diretto da Benito Mussolini, che al tempo aveva idee vagamente socialiste. Gli intervenuti, tutti molto giovani, non superavano il centinaio, provenivano da diverse classi sociali e pescavano nelle fila sia degli anarchici che dei repubblicani. Se ci aggiungiamo anche qualche futurista tipico dell’epoca, ci apparirebbero come un agglomerato eterogeneo, se non li avesse accomunati il fatto di essere ex combattenti che magari, come il corpo degli “arditi”, si erano particolarmente distinti in guerra per il coraggio e la determinazione con cui avevano affrontato il nemico. Cosi cominciarono ad organizzarsi scegliendosi dei simboli che diventeranno tipici dell’iconografia fascista: il pugnale, il teschio e il fascio littorio dell’antica Roma.

"La nascita dell'universo" di Dino Licci

di Dino Licci

Vi siete mai chiesti come abbiano fatto gli scienziati a individuare in 13,7 miliardi di anni fa la nascita dell’Universo e come sia avvenuto il Big Bang?

"Voltaire e Rousseau: illuminismo e romanticismo" di Dino Licci

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di Dino Licci

Io ormai da decenni ho il vizio di appuntare, a mio uso e consumo, avvenimenti storici, dottrine filosofiche, teorie scientifiche e quant’altro colpisca la mia attenzione, in brevi saggi, racconti o tele, che riassumano quanto vado ogni giorno apprendendo. Così facendo, posso attingere a questi strani appunti che intasano la mia soffitta e il mio computer, rispolverando saltuariamente la mia memoria e, con essa, le mie antiche emozioni. Oggi, mettendo ordine tra le vecchie tele, ho trovato un quadro di notevoli dimensioni che dovrò pur finire una buona volta. Anzi credo che vi metterò mano proprio in questi giorni. Sulla tela le silhouette di sue notissimi personaggi: Rousseau e Voltaire che si guardano quasi in cagnesco. Eppure essi favorirono entrambi l’ importante evento della rivoluzione francese, che trasform& ograve; il suddito in cittadino, entrando, i due grandi, nel novero di quei filosofi che sono il simbolo dell’illuminismo francese.

Voltaire snello, elegante, sguardo pungete come le sue parole, abituato a frequentare i migliori salotti della nobiltà del tempo, finì col somigliare anche fisicamente ai sovrani cui si accompagnava. Federico II di Prussia, il Salomone del Nord, che lo ospitò per ben tre anni, si beava della sua compagnia ma aveva quasi lo stesso carattere graffiante, la stessa sete di sapere, la stessa maliziosa spregiudicatezza e arguzia tanto che i due finirono per litigare e Voltaire, dopo un ennesimo sgarbo, dovette fuggire dal suo mecenate. Ma nei salotti bene si trovava proprio a suo agio ed è da questi “pulpiti” che lanciava le sue pungenti missive. Mai, mai, si sarebbe trovato bene tra la folla, tra gli straccioni, i derelitti, i diversi.

Tutto il contrario di Rousseau, faccia rubiconda ma untuosa, sensuale, occhi chiari, indefinibili, labbra carnose, l’immagine della lussuria, se così si può dire. E proprio nella folla Rousseau trovava il suo ambiente naturale, tra gli straccioni e gli scontenti e da qui lanciava le sue invettive contro i potenti che lo temevano e lo detestavano. Rousseau non avrebbe mai frequentato i salotti bene:

"L’uomo, la filosofia e Nietzsche"

di Dino Licci

"Leggere nuoce gravemente all'ignoranza" di Dino Licci

di Dino Licci

"La comparsa del linguaggio" di Dino Licci

(tratto da “Lettere ad un’amica” di Dino Licci)

"La psicanalisi" di Dino Licci

la psicanalisi è una scienza?

"Arsenico e vecchi merletti" di Alessio Pracanica


“Perché, buon Dio, mi sono sposata?“
( Gustave Flaubert – Madame Bovary )

Il letto
(Henry de Toulouse-Lautrec)

Marzo 2009 "Splendore a 17 carati" di Alessio Pracanica

Splendore a 17 carati.
(Il mito del secolo d’oro)

di Alessio Pracanica

L'Invencible Armada

Marzo 2009 "Neolatino a chi" di Alessio Pracanica

Neolatino a chi?....andiamoci piano con gli insulti.
(Breve excursus senza pretese nella letteratura spagnola pre-Cervantes)

di Alessio Pracanica

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