"La notte di Halloween" di Leila Mascano

di Leila Mascano
... e se fosse vero?...

"La notte di Halloween" pag.1

Accanto alla casa delle orsette c’era la casa degli orsacchiotti. Tanto la prima era curata,sempre dipinta di fresco, con le tendine alle finestre ed una graziosa veranda piena di fiori quanto la seconda era trascurata, con qualche persiana rotta e il porticato ingombro di cassette di Coca-Cola piene di bottiglie vuote e vecchie bici lasciate ad arrugginire. Del resto le case rispecchiano il carattere di chi ci abita: ordinate e (quasi sempre) sagge le orsette, disordinatissimi e (quasi sempre) un po’ sventatelli gli orsi ; perciò fra gli uni e le altre, benché fossero cugini, era tutto uno scambio di scherzi e dispetti. Se però qualcuno degli orsi si ammalava le cose cambiavano; sollecite e materne le orsette accorrevano con minestrine e frutta cotta, guardavano la gola e la lingua dell’ammalato e gli misuravano la febbre per decidere se chiamare il dottore. Incuranti di un possibile contagio, a turno con un libro di favole gli tenevano compagnia mentre le altre con grande zelo ripulivano le stanze finché tutto brillava come uno specchio. Qualche volta perciò, quando la casa era così sporca e disordinata che non si trovava un solo calzino che non fosse spaiato, gli orsi sorteggiavano chi dovesse mettersi a letto fingendosi malato; ma le orsette non ci cascavano mai.
Gli orsacchiotti conservavano nel ripostiglio uno scafandro che, secondo le cugine, indossavano nelle rare occasioni in cui si facevano il bagno, mentre gli altri intorno alla vasca vigilavano con apprensione che la pericolosa immersione si svolgesse rapidamente e senza incidenti.
Come si vede, anche le virtuose orsette erano ogni tanto un po’ cattivelle! D’altra parte è vero che gli orsi non amavano troppo l’acqua e il sapone!
Comunque non era solo in caso di malattia che le ostilità tra i due gruppi cessavano: ciò accadeva anche in occasione di varie festività, benché naturalmente non rinunciassero a prendersi in giro a vicenda. Insomma pur scambiandosi qualche battutina maliziosa da sempre cugini e cugine passavano le feste insieme.
Per questo motivo quell’anno, in occasione della festa di Halloween, gli orsi rimasero un po’ delusi quando seppero che le orsette sarebbero andate ad una festa in maschera da sole. Si consolarono pensando che, senza l’obbligo di far da cavalieri, avrebbero potuto divertirsi anche di più sfrenandosi u po’. Naturalmente non rinunciarono ad andare, come sempre, in processione dalle sette sorelline a chiedere di rammendare il lenzuolo da fantasma o mettere un bottone alla tuta da folletto: bisognava sentire con quale vocetta compunta ed educata chiedevano questi favori!
Ritornavano da queste spedizioni con i costumi risistemati e le tasche piene di dolcetti, ma con la curiosità insoddisfatta. Sapevano che le cugine avrebbero indossato nuovi travestimenti da loro stesse cuciti (erano ottime sarte!), ma per quanto sbirciassero e gironzolassero non erano riusciti a vedere proprio niente.
La sera d’Ognissanti (Halloween, appunto) gli orsi uscirono tutti allegri, irriconoscibili nei loro vestiti in maschera. Quel pipistrello salterellante era forse Mirtillo, quel fantasma ondeggiante Bao (erano questi i nomi di alcuni degli orsi) ma anche per quelli che li conoscevano bene non era tanto facile capire chi ci fosse sotto la maschera. Forse era riconoscibile Teddy, così grassottello, che si pavoneggiava nella calzamaglia nera sulla quale era dipinto uno scheletro sorridente ed altrettanto riconoscibile era Baby, vestito da Uomo-Ragno, essendo il più piccolo di tutti.
Il viale che conduceva al paese era fiancheggiato da villini. In quasi tutti i giardini c’erano gruppetti di piccoli fantasmi, diavoletti o spiritelli che bussavano alle porte chiedendo: “Dolcetto o scherzetto?” Le zucche vuote brillavano sui balconi ammiccando con le loro buffe faccine mentre altri gruppetti di creature fantastiche si rincorrevano ridendo.
Nella piazza del paese avevano montato un Luna-Park. Anche qui c’era una folla di piccole maschere alle quali si mescolarono subito i nostri orsacchiotti. Con strilli di falso spavento percorsero il tunnel del terrore su un trenino traballante, che correva fischiando nel buio tra strane apparizioni. Non vollero perdesi neppure la Ruota Panoramica con i seggiolini oscillanti che li portarono su su su e ancora su fino alle stelle (e qui gli strilli di spavento furono verissimi anche se poi, tornati giù, tutti negarono di aver gridato sul serio). Divorarono nuvolette di zucchero filato e torroni appiccicosi, fecero tanti giri sulle giostre da uscirne con il mondo che gli girava tutt’intorno. Inoltre spesero un bel po’ di monetine al tirassegno, dove vinsero un sacchetto di caramelle, e si dondolarono come scimmie sulle gabbie oscillanti, sempre facendo molto chiasso.
Baby volle provare la sua forza, come prometteva uno strano marchingegno e scoprì di essere forte come un topo. Era un orso molto molto piccolo, ma la sua fantasia era molto grande e perciò dopo essere stato un po’ rabbuiato e zitto, raccontò che in Alaska esistono topi così grandi e forti che portano le slitte. Teddy gli chiese, con aria fintamente ingenua: “Questi topi dell’Alaska hanno il naso lungo come gli elefanti?” e tutti risero perché nessuno aveva creduto ad una così buffa bugia e alla fine rise anche Teddy (che si toccò subito il naso per essere sicuro che fosse rimasto come prima).

"La notte di Halloween" pag.2

Un’ orchestrina suonava una musichetta allegra su una pista illuminata e molti ballavano. Figurarsi la meraviglia degli orsi nel riconoscere tra i ballerini le loro cuginette orsette! Come mai non erano più andate alla festa dei loro amici? Forse perché non avevano fatto in tempo a cucire i loro costumi in maschera! Infatti erano tutte in abiti da sera. Che strana cosa! Erano le uniche a non essere travestite e quella sera erano particolarmente graziose ed eleganti. Non si sa come gli orsi si trovarono a far loro da cavalieri. Erano ballerini impacciati ma quella sera furono bravissimi! Non riuscivano davvero a capire per quale incantesimo le loro gambe si muovessero da sole, come se da sempre avessero conosciuto sambe e valzer, lambade e fox-trot: però fu proprio così. Alla fine gli altri ballerini si fermarono e rimasero in pista con le loro compagne formando un circolo e quando la musica cessò tutti applaudirono freneticamente. Gli orsi erano fierissimi di aver dato una così bella prova di sé, mentre le orsette modestamente si inchinavano indicandoli, come se dicessero: ”Vedete? Sono loro bravi, senza la loro guida non saremmo state capaci di tanto!”. Questo davvero non era nel carattere delle cugine e subito gli orsi si misero in sospetto. Chissà che tiro che c’era sotto! Ma quelle niente, non scoprivano le loro intenzioni; tutte sorridenti facevano le gentili, offrivano dolcetti, li stavano ad ascoltare ammirate come non era mai successo. Alla fine gli orsi si tranquillizzarono e finirono col divertirsi più che mai. Poi l’orchestra si fermò, le prime luci del Luna-Park si spensero e la folla cominciò a disperdersi. Anche per i nostri amici era arrivata l’ora di tornare a casa e tutti insieme risalirono il viale, ormai quasi deserto. “Quante poche luci!“ disse Baby con voce lamentosa “quasi quasi ho un po’ di paura!”.
Le orsette lo presero in giro: “Ma quante luci vorresti?” Infatti improvvisamente il viale splendeva come la torta di compleanno di Mago Merlino, che si diceva avesse mille anni! Non fecero in tempo a meravigliarsene perché Bao esclamò tutt’a un tratto: “Accidenti! Ho paura di aver perso la mia custodia di violino!” Sembrava preoccupato e addolorato, perché da questa custodia non si separava mai, anche se nessuno aveva mai visto il violino, né l’aveva mai sentito suonare. “Credo che tu l’abbia appoggiato a quel cancelletto”. disse Miss Green, la cugina più grande. “Impossibile!” fece Bao, tutto stizzito, ma poi vide che la custodia era proprio lì. Corse a riprendersela tutto sollevato. “Chissà quando ce l’ho messa!” borbottò tra sé e sé. “Anch’io ho perso la mia scimmia!” si ricordò Baby scoppiando a piangere, come sempre quando pensava alla sua scimmiotta: era il suo giocattolo preferito, la sua amica e confidente. Era duro, quasi impossibile, addormentarsi senza di lei. “Ma è passato un anno!” esclamarono gli orsi esasperati. Miss Green prese in braccio il cuginetto disperato: ”Ma non è questa la tua scimmia?” disse, tirandola fuori dalla borsetta. “L’ho trovata vicino casa. Mi dispiace di non avertela data subito: me ne sono dimenticata. Uso così poco questa borsetta! Sarà un anno che è qui: mi perdoni?” Baby smise subito di piangere per scappare via felice con la scimmia in braccio (non senza difficoltà visto che la scimmia era grande quasi quanto lui). Non si era mai visto un Uomo-Ragno tanto contento!
Mirtillo si chiese come mai una scimmia tanto grande fosse entrata in una borsa tanto piccola! Intanto erano arrivati a casa, in tempo per vedere un gruppetto di streghe, con tanto di scope, cappellacci e mantelli tentare di introdursi nella casa delle orsette. Che fortuna essere arrivati in tempo! Le ladre, infatti, avevano le chiavi. “Ferme! Ferme! Al ladro!” gridarono gli orsi a gran voce. “Ma che vi prende? Siete impazziti? Volete svegliare tutto il quartiere?” chiesero le presunte ladre indignate, togliendosi la mascherina da streghe e rivelando così di essere le cugine orsette: poi si ammutolirono a bocca aperta, perché alle spalle degli orsi avevano visto sette loro gemelle in abito da sera. Le “gemelle” si misero a ridere, togliendosi a loro volta le maschere e mostrando i visetti capricciosi da streghe-bambine. “Beh” disse una di loro, una rossetta buffa molto carina “questa è una notte speciale. Voi vi vestite da folletti e streghe e fate un po’ di dispetti, noi ci vestiamo da “normali” e facciamo cose carine. Che c’è di strano?” Questo sì che è un bello scherzo!” dissero orsette e orsi insieme, convinti che le ragazzine stessero scherzando. “Entrate ragazze, vi offriamo dei dolci” esclamarono in coro, ma quelle rifiutarono: “E’ tardi, andiamo parecchio lontano, sapete. Sarà per un’altra volta e comunque grazie!” Così dicendo presero alcune scope appoggiate al muro nell’ombra e ci volarono a cavalcioni. “Arrivederci! -gridarono festose- Al prossimo anno!” In un attimo si sollevarono nel blu del cielo in un pulviscolo di stelline e presto furono anch’esse sette piccole stelle che si muovevano velocemente fino a sparire. Sapete, gli orsi hanno dei nasetti neri, simili a grandi olive: beh, in quel momento per lo spavento le olive impallidirono fino a raggiungere un delicato color verde.
“Ragazzi, questo sì che è un Halloween” commentò Bao appena gli tornò un po’ di voce. “Davvero erano streghe? Vere streghe? Io non mi sono accorto di nessuna differenza, rispetto alle nostre cugine: solo che erano tanto più gentili!” esclamò Baby con la sua vocetta infantile stringendosi alla scimmia. Quest’uscita del più piccolo fece ridere tutti, coi nasetti di nuovo neri come grosse olive. Era stata proprio una bellissima festa di Halloween!”.