scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Chi è Capitan Bolzan - Racconto fantasy/avventura

Primo capitolo di Maurizio Verduchi

Volare alto sul golfo sopra la nave di capitan Bolzan, sentire le correnti ascendenti sorreggere le mie ali nel solstizio d'estate dell'Anno del Signore 1457 è un ricordo costante della mia giovinezza; la percezione del vento e della salsedine quando sei un gabbiano è del tutto diversa da quella umana e non ci sono parole per spiegarla, perché le parole sono umane.....
“Scotti! Ma che fa, sogna?” “Mi scusi dott. Greco l'odore del mare mi fa sempre uno strano effetto...” “Veda di farlo durare poco l'effetto, altrimenti dovrò cercarmi un altro collaboratore. Prima mi trascina a Trieste convincendomi ad una bislacca trattativa per una partita di caffè, poi mi inizia a sognare.... I destini dell'azienda sono proprio in buone mani!”
L'insopportabile Dott.Greco nonostante i suoi ultimi dieci buoni affari fossero tutti sostanzialmente opera mia continuava coi suoi modi arroganti; per fortuna prima di cena me lo potevo togliere di torno e poi la vista del mare dalla finestra della mia stanza era meravigliosa e mi consentiva di tornare ai miei sogni anzi ai miei ricordi.
Il legno del capitan Bolzan, anche se non è mai uscito dai confini del Mediterraneo è una bella nave, agile, veloce magari non troppo armata ma proprio il mio tipo di nave; cosa importa a un gabbiano di una nave? Beh ai gabbiani importa, le navi sono un comodo appoggio, scartano un sacco di cose buone e spesso caricano pesce, cosa volete di più dagli umani? Però parlo di navi a ragion veduta perché non sono stato sempre un gabbiano....

Anche i Capitani hanno un passato

Come capisco il Gabbiano Maurizio! Gli leggo lo sconforto negli occhi, talvolta. Mi si appollaia sulla spalla (dopo che, per sbaglio, il Nostromo Avvocato Sparrow, ubriaco, è sceso a terra e ha fatto impagliare il Pappagallo) e mi parla della sua vita. Con riservatezza, naturalmente. Sempre con riservatezza, ché questa è la qualità migliore dei Pirati.
Povero Gabbiano. Sento che ha perso qualcosa. Qualcosa che potrebbe anche non tornare.
Allora lo accarezzo sulla testa. E vorrei dirgli: "Lo so. Siamo uguali". Ma non posso, dannazione. Io, che mi lascio andare a sentimentalismi? Andiamo, non scherziamo! La ciurma riderebbe di me..
Eppure, so che sanno. Tutti sanno.
Non sono sempre stata un pirata. Che sciocchezza! Ognuno di noi ha un passato. Il fido Gabbiano lo dimostra. Altalena tra ieri e oggi.
Il passato è una brutta bestia, signori. Anch’io cedo al suo risucchio. E' molto peggio di un gorgo.
Un tempo vivevo altrove –un altrove non poi così distante. Pirati? Non ne avevo mai nemmeno sentito parlare!-, avevo una vita sommariamente felice. Non come se fosse appena uscita da una pubblicità, ma ugualmente mi bastava. Io mi accontento di poco. E, di fatti, mi accontentavo di Robert.
Lui arrivava, poi spariva per lunghi periodi. Quando ormai mi ero rassegnata alla sua assenza, eccolo tornare di nuovo. Principe azzurro? Cavallo bianco? Niente di tutto questo. Non viviamo mica in un universo sentimental-disneyano! Anzi. Ma aveva qualcosa che attirava l’attenzione. Un fascino marinaresco, un sapore di salsedine, quel cerchiolino d’oro all’orecchio. Ed il silenzio. I suoi occhi, due cancelli chiusi. Talvolta. Alle domande sul suo passato, rispondeva a monosillabi. Una cosa che odiavo in chiunque altro. Non in lui.
Mi ero detta che non mi sarei mai innamorata. Non di quell’essere sgarbato che amava le bettole, che andava a donne (credendo che non gli sentissi addosso l’odore del tradimento) e a chissà cos’altro.
Ma io tacevo. Sopportavo. Tradimento dopo tradimento. E spiavo nei suoi bauli. È una cosa che non si dovrebbe mai fare. Oggi la chiamerebbero privacy, ma a quei tempi questa parola non era più di un suono. Quello che vedevo… Oh, mi faceva brillare gli occhi. E mi riempiva di nuove domande senza risposta. Oro, gioielli, carte. Molte carte preziose. Una di queste, tenuta con gran cura sottovetro, riportava una strana dicitura. Commedia, diceva il palinsesto. Sotto, tracciata con un’orribile grafia da illetterato, qualcosa che poteva essere una firma.

Un attimo… Cos’è questo frastuono?
Oh, certo: il presente. Esco dalla mia cabina, senza dimenticare di indossare il mio cappello nuovo (quello rubato a Barbarossa settimana scorsa). Eccolo, sul pennone più alto: il Gabbiano Maurizio, affiliato alle mie due vedette miopi.
“Laggiùùùùùù!!!” grida. “Laggiùùù!!! Valieerooooo!!" E agita le ali, volteggia, agitatissimo "Laggiùùùù!!!"
Se almeno avessi ancora il mio Canocchiale! Se solo non lo avessi impegnato!

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com